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Referendum propositivo, alla Camera 270 emendamenti. Nessuno della Lega

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riforma costituzionale

Referendum propositivo, alla Camera 270 emendamenti. Nessuno della Lega

Ssono circa 270 gli emendamenti presentati in prima commissione alla Camera al ddl della maggioranza per la riforma costituzionale che introduce il referendum propositivo senza quorum. Un cavallo di battaglia del M5S, ma anche uno dei tanti temi divisivi dell'alleanza di governo, dalla gestione dei migranti alle autorizzazioni per le trivelle. Nonostante i dubbi espressi dal vicepremier Matteo Salvini sul “quorum zero” («un minimo bisogna metterlo altrimenti qui si alzano in dieci la mattina e decidono cosa fare») la Lega non ha presentato alcuna modifica.

Ddl in Aula dal 16 gennaio
Un segno, secondo il presidente pentastellato della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia, «della compattezza di questa maggioranza: del resto non contenevano quorum né il testo base già votato un mese fa in commissione dalla Lega, né la proposta di legge M5S-Lega». La commissione inizierà i lavori mercoledì 9 gennaio, in vista dell’approdo in Aula del Ddl mercoledì 16 gennaio.

Il quorum “mobile” proposto dal Pd
In attesa di capire le intenzioni della Lega, a condurre la battaglia sul quorum propositivo in cantiere (oggi il nostro ordinamento prevede solo il referendum abrogativo) è il Pd, che ha presentato 67 emendamenti sui tre principali nodi della riforma. Oltre al numero minimo di elettori necessario per dare validità a una referendum su una proposta frutto di iniziativa legislativa popolare, le materie oggetto del referendum e l'eventuale contrasto tra la legge approvata dal Parlamento e quella proposta dal Comitato promotore. Per quanto riguarda il quorum, il Pd ne propone uno mobile, pari alla metà del numero degli elettori che hanno partecipato alle ultime elezioni politiche, come prevedeva anche la riforma Renzi-Boschi bocciata dal referendum. In subordine ne propongono uno al 25% degli aventi diritto.

Più firme per le proposte di iniziativa popolare
I dem chiedono poi di escludere dalle materie oggetto di referendum propositivo i diritti fondamentali indicati nella prima parte della Costituzione, le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, nonché «le scelte fondamentali stabilite con legge di bilancio» e le leggi di spesa «a carico della finanza pubblica». Sul terzo ed ultimo “nodo” il Pd chiede che sia la Consulta e non il Comitato promotore a stabilire l’eventuale difformità tra testo di legge proposto e testo approvato. In questo caso, il referendum dovrebbe quindi essere richiesto da almeno un milione di firme. Il pacchetto di emendamenti Pd propone poi di di alzare il numero minimo delle firme (da 500mila a 700mila o un milione) necessari al Comitato promotore per presentare una legge di iniziativa popolare, e di allungare i tempi (da 18 a 24 o 30 mesi) entro cui il Parlamento deve deliberare su di essa. Altri emendamenti riguardano la legge attuativa della riforma che, per il Pd, deve essere di rango costituzionale e non ordinaria, e quindi deve essere approvata dalla maggioranza assoluta delle due Camere.

Gli altri emendamenti dell’opposizione
La richiesta di prevedere un quorum è anche il tema di alcuni emendamenti depositati in commissione da Fratelli d’Italia, Forza Italia, LeU e Svp. Le proposte di modifica FdI chiedono in particolare il quorum al 30% o al 50% degli aventi diritto (al pari dell’emendamento Svp), mentre altre richieste di modifica (19 in tutto) prevedono di incrementare il numero di firme necessarie, e che il Parlamento non sia obbligato ad approvare la proposta di legge di iniziativa popolare ma a vagliarla. Roberto Speranza, capogruppo in commissione, conferma che LeU è «favorevole nel principio di rafforzare l'iniziativa legislativa popolare, ma il testo della maggioranza per come è fatto squilibra il sistema pericolosamente». Gli emendamenti di Leu (20 in tutto) propongono innanzitutto il quorum al 40 o al 45%, oppure un quorum mobile pari al 50% dei votanti alle ultime elezioni politiche. Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia in I commissione, sottolinea al Gr Rai che la riforma dell'articolo 71 della Costituzione prevista dal Ddl della maggioranza «è un attacco frontale alla democrazia rappresentativa» e il tentativo «chiarissimo» di «scardinare i principi delle democrazie occidentali seguendo un disegno pericoloso, che non deve fare meno paura solo perché a metterlo in atto sono persone poco credibili».

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