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Carige, sintonia M5s-Lega: «Sul mercato ora può farcela, altrimenti sì alla nazionalizzazione»

Mentre nel Governo l’ipotesi nazionalizzazione di Carige da “extrema ratio” diventa via via una soluzione più che concreta all’orizzonte, in Parlamento la maggioranza M5S-Lega sembra per una volta marciare in sintonia. Si confida nella capacità della banca di rimettersi in piedi sul mercato ma si chiarisce: se si fallisse, allora nazionalizzare sarebbe la strada migliore.

È chiaro che il cuore dei pentastellati batte più di quello dei leghisti per questa soluzione. Prova ne sia che il genovese Edoardo Rixi, sottosegretario alle Infrastrutture, tiene a rimarcare come nazionalizzare - strada duramente criticata dal governatore ligure Giovanni Toti - sia «l’ultima arma da sfoderare», soltanto per «scongiurare l’eventuale acquisizione da parte di un soggetto estero: non si può esporre Carige al rischio di un trasferimento delle sedi direzionali di raccolta fuori dalla Liguria».

«È sicuramente una delle ipotesi che sono nel futuro delle possibilità, come prevede il decreto», sottolinea Claudio Borghi, presidente leghista della commissione Bilancio della Camera. «Se non c’è bisogno perché la garanzia statale sulle obbligazioni è sufficiente per mandare in porto gli aumenti di capitali necessari, bene. Altrimenti, se lo Stato mette dei soldi, è opportuno che metta anche la proprietà. Non è una cosa incredibile: in Europa sono tantissime le banche di proprietà pubblica. In tanti casi l’intervento di nazionalizzazione, risanamento e ricollocamento ha portato addirittura dei profitti per lo Stato».

A legislazione europea vigente, infatti, la nazionalizzazione è temporanea. «Ma - aggiunge Borghi - se le regole si volessero cambiare, si potrebbero favorire banche di Stato a supporto degli investimenti, così come è per esempio il sistema delle casse di risparmio tedesche che sostengono le attività locali con garanzie pubbliche e non sono sottoposte alla vigilanza europea». È l’idea di Banca pubblica di investimento evocata ieri per l’avvenire di Carige dal leader M5S Luigi Di Maio. «Non capisco perché non potremmo seguire il modello tedesco», dice il deputato leghista. «Il punto in Europa è sempre lo stesso, lo strabismo: gli altri fanno un po’ come vogliono, per noi le regole sono rigidissime». In ogni caso, per Borghi, il Governo sta facendo per Carige tutto quello che è possibile a legislazione vigente, ma «il cambiamento della gestione delle banche dovrà essere messo al primo posto nell’agenda della legislazione europea».

Dal M5S Steni Di Piazza, vicepresidente della commissione Finanze del Senato, tiene a rimarcare che «il primo obiettivo è quello di permettere a Carige di tornare saldamente in pista sul mercato: il tentativo in corso è di far sì che ci sia una ricapitalizzazione da parte di privati, l’individuazione di una banca partner che la riporti a fare la banca a tutti gli effetti». «La garanzia statale sulle obbligazioni - spiega - è un fatto molto positivo: significa assicurare ai risparmiatori, che tanto hanno patito negli ultimi anni, che sono sicure, che c’è la certezza che saranno pagate, che sono forme di investimento diverse dai Bot ma sicure quanto i Bot. Se ben collocate, anche grazie a un’adeguata operazione di comunicazione, possono assicurare una grossa ripresa, una grande opportunità per dare ossigeno».

E la nazionalizzazione? «In ultima istanza - afferma il senatore pentastellato, un passato di direttore di banca - non la vedo assolutamente come una cosa grave. Da buon cittadino mi domando: che cosa deve fare lo Stato? Se una banca si può salvare, è dovere dello Stato accompagnarla all’uscita dalla crisi. Tanto più che si tratta di un territorio che ha bisogno come non mai di una banca forte». Quanto alla suggestione di farla diventare banca pubblica degli investimenti, Di Piazza plaude: «Se lo Stato decidesse di farne un’opportunità, un trampolino di lancio, perché no? Ma io sono convinto che alla fine non si nazionalizzerà, che Carige farà un buon piano industriale e riuscirà a riemergere da questo momento di difficoltà».

Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Buompane, vicepresidente M5S della commissione Bilancio di Montecitorio. «Il primo obiettivo è che Carige rimanga sul mercato con le proprie forze, cercando di sostenere la fiducia dei risparmiatori» osserva. «Ma se dovesse sorgere l’esigenza di nazionalizzare si interverrà per salvaguardare un istituto di credito dal grande radicamento territoriale. Un default sarebbe l’ultima cosa di cui Genova ha bisogno in questo momento».

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