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Come funziona la Chiesa valdese che ospiterà i migranti della Sea Watch

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ventimila fedeli e 32 milioni dall’otto per mille

Come funziona la Chiesa valdese che ospiterà i migranti della Sea Watch

Alla fine, dopo un braccio di ferro che si è protratto per lunghi, interminabili giorni, a risolvere il caso Sea Watch, sul lato italiano, e a scongiurare una crisi del governo a trazione giallo verde sul nodo migranti sarà la Chiesa valdese.

Accoglierà nelle sue strutture i migranti della Sea Watch sbarcati a Malta dopo 19 giorni di mare e assegnati all’Italia nell’ambito della distribuzione operata dalle autorità europee: saranno ospitati nel centro accoglienza di Scicli (Ragusa), gestito dalla Federazione delle Chiese Evangeliche, organismo di cooperazione tra le Chiese evangeliche italiane (tra cui appunto quella valdese). Saranno verosimilmente in dieci ma ma - spiega il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, l’organo che rappresenta ufficialmente le chiese metodiste e valdesi nei rapporti con lo Stato e con le organizzazioni ecumeniche - ancora non sono giunte indicazioni in merito. Intanto, però, tiene a ringraziare «chi, finalmente, ha contribuito a chiudere una pagina vergognosa e disumana della politica europea».

«I nostri porti rimangono chiusi, gli sbarchi sono a zero e gli Italiani non pagheranno un euro per altri nuovi arrivi», ha twittato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, dopo il raggiungimento dell’intesa con Conte e Di Maio. Va ricordato che, con riferimento ai redditi 2014, ripartiti nel 2018, sono stati 469mila i contribuenti italiani (su un totale di 40 milioni e 700mila) che hanno scelto di assegnare l’otto per mille Irpef a questa confessione religiosa, per un ammontare complessivo di oltre 32 milioni 600mila euro. Sono circa 20mila in Italia gli appartenenti alle Chiese valdesi.

Quante persone ospiterete nelle vostre strutture?
Guardi: siamo in attesa di sapere quando, quanti e chi. Noi, come accaduto in precedenza, ad esempio nel caso della nave Diciotti, abbiamo dato la disponibilità ai nostri contatti presso il ministero degli Esteri. Contatti a cui facciamo riferimento per le iniziative dei corridoi umanitari. In quel caso, come per quest’ultimo, abbiamo detto che siamo a disposizione per facilitare la soluzione dei problemi. Abbiamo saputo che in questo caso siamo stati scelti, invece di una struttura cattolica come nelle volte precedenti.

Quando pensa che le daranno indicazioni più specifiche?
Dipenderà dalle procedura di Malta e da quelle europee. Queste persone devono essere “schedate”, avere un documento di prima entrata all’interno di un paese europeo, in questo caso Malta. E poi bisogna capire quello che succederà. Credo che nel governo la partita su questa questione non sia ancora chiusa. Noi non sappiamo niente di diretto.

Rimane il fatto che grazie a voi la situazione di stallo è stata superata
Sì. Esatto. Crediamo che non sia reale, anzi che sia del tutto fantasiosa l’idea che assistere queste persone determini una riduzione dell’impegno verso gli italiani che versano in condizioni di bisogno e di sofferenza. Nella nostra esperienza non è così.

Salvini ha messo in evidenza che l’intera operazione di accoglienza di queste persone avverrà «senza oneri per lo Stato»...
Non siamo molto contenti di questa considerazione.

Dove accoglierete queste persone?
Abbiamo il sistema della ospitalità diffusa in alloggi familiari, con due o tre famiglie vicine in modo che facilitino l’integrazione e l’apprendimento dell’italiano. Puntiamo a evitare le ghettizzazioni. Le destinazioni vengono scelte anche in base alle esigenze degli ospiti. Se ci sono bambini, dobbiamo pensare alle scuole dove hanno più facilità a integrarsi. Fino a quando non sappiamo chi sono, è difficile dire.

Dovrebbero esserci anche donne e bambini?
Così è stato detto dal nostro governo, però altri dicono che nessuno può scegliere chi accogliere. Insomma, noi siamo in attesa.

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