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no alla riorganizzazione

Il Consiglio di Stato boccia il passaggio del Turismo al ministero dell’Agricoltura

Tutto sbagliato il trasferimento delle competenze sul settore turistico dal ministero dei Beni culturali a quello dell'Agricoltura, una delle novità introdotte dal Governo giallo-verde. L'ultima tegola per la maggioranza arriva dal parere del Consiglio di Stato che oggi ha bocciato il Regolamento attuuativo del decreto che ha “ristretto” le competenze del Mibact assegnando il Turismo al dicastero guidato dal leghista Gian Marco Centinaio. Il provvedimento - scrivono i giudici di Palazzo Spada - sembra «una mera sommatoria di competenze spostate tra direzioni generali quasi con la tecnica del “copia incolla”, priva di una «visione strategica di insieme», e caratterizzato «da una funzione servente del turismo a favore dello sviluppo delle attività agricole, alimentari e forestali». Mancano poi la bollinatura della Ragioneria dello Stato e gli atti di concerto.

Parere Cds «non può non essere perplesso»
Anche per questo, il parere dei giudici amministrativi «non può non essere perplesso». Dal Regolamento di riorganizzazione del ministero delle Politiche agricole (previsto dal decreto legge 12 luglio 2018, n. 86/2018 “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri”, convertito in legge 97/2018), emerge infatti , secondo il Consiglio di Stato, «la commistione in un unico dipartimento di funzioni proprie della materia turismo e funzioni proprie di politica agricola, alimentare e forestale, sembra andare esattamente nella direzione opposta a quella indicata dalla giurisprudenza costituzionale, quasi vincolando il turismo all'offerta correlata alla sola attività agricola, alimentare e forestale».

Palazzo Chigi valuti «rivisitazione» del testo bocciato
Il parere era stato richiesto ai giudici amministrativi lo scorso 18 dicembre dal Dipartimento per gli affari giuridici della Presidenza del Consiglio. Spetta adesso a Palazzo Chigi, conclude il parere, «valutare nella sua responsabile discrezionalità l'opportunità di una rivisitazione del testo nel senso indicato, nonché l'opportunità dell'ulteriore corso del provvedimento con gli attuali contenuti».

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