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Così la Lega tiene aperta la strada della crisi

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Servizio |politica 2.0

Così la Lega tiene aperta la strada della crisi

Ansa
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Si può dire che ieri Salvini ha colpito tutti i possibili bersagli contro i 5 Stelle. Quasi in fila, senza mancarne uno, arrivando pure a contestare Virginia Raggi su immondizia, vigili urbani, trasporto pubblico e perfino i gabbiani. Poi ha fatto parlare il sottosegretario leghista Dario Galli contro la decisione di fermare le trivelle, ha lanciato qualche avvertimento sulla legittima difesa, è tornato sul caso dei 49 migranti ribadendo la linea dura nonostante abbia dovuto subire la decisione di Conte. E soprattutto ha spalancato le porte a un conflitto sulla Tav, “mandando” i suoi fedelissimi a rappresentarlo in piazza a Torino alla manifestazione di sabato e lanciando il referendum come gli oppositori del Governo.

Per approfondire: Pronta una norma “blocca trivelle”

Tutta colpa della campagna elettorale per le Europee? In parte. Il grosso di questa strategia, però, sembra dipendere da un’altra motivazione: lasciarsi aperta una porta per la crisi. Non è detto che Salvini la farà - nemmeno lui è in grado di prevedere quale piega prenderanno i fatti - ma di certo ha bisogno di tenersi le mani libere ed essere pronto anche a staccare la spina.

Quello che si sente dire in casa leghista è che sono due i fronti che creano più problemi con il loro elettorato tradizionale: Tav e reddito di cittadinanza. Ecco, quello che dai territori raccontano a Salvini, è che il Nord non li regge. Non può reggere il blocco sull’Alta velocità visto che contrasta con la logica del mondo produttivo settentrionale di cui sono espressione i Governatori leghisti. E pure la misura di contrasto alla povertà, da quelle parti viene tradotta come un mero ritorno all’assistenzialismo meridionale. Pure se Salvini conferma che andrà avanti 5 anni, in questi ultimi giorni sembra tutto concentrato a mostrare le differenze di governo con i 5 Stelle. «O un no ben motivato o la parola ai cittadini», ha detto parlando da Vespa sulla Tav. Ma chi stabilisce quale sia una motivazione buona se non, appunto, un’impostazione politica? E sulle trivelle ha fatto un identico slalom: «No vicino alle coste ma in mezzo al mare», una frase che vuol dire poco se non distinguersi dallo stop grillino.

L’altro dubbio è che Salvini si tenga questi argomenti contro i 5 Stelle anche per coprire le difficoltà crescenti sul tema immigrazione, suo cavallo di battaglia. La vicenda dei 49 migranti ha mostrato come la sua posizione in Europa stia diventando sempre più scomoda giacché i suoi potenziali alleati - tutti i Paesi di Visegrad - non vogliono nemmeno sentir parlare di ricollocamenti che invece sono stati la soluzione di Conte su cui il ministro dell’Interno ha dovuto abbozzare.

Inoltre, nei prossimi mesi, se gli arrivi continueranno a essere limitati, si vedrà sempre più come la vera emergenza sia la gestione degli immigrati e clandestini già presenti sul territorio e su cui non ci sono soluzioni pronte. Né sui rimpatri né sull’integrazione. Infine, ma non ultimo, sarà il test dell’economia. Anche lì, in caso di risultati deludenti, toccherà scaricare la responsabilità su qualcuno. Magari su chi blocca le grandi opere e mette i soldi per i sussidi?

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