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La «tassa» sul debito che scava un fossato tra Italia ed Europa

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Servizio |GLI INTERESSI SUI titoli di stato

La «tassa» sul debito che scava un fossato tra Italia ed Europa

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria (Ansa)
Il ministro dell’Economia Giovanni Tria (Ansa)

Una tassa tutta italiana, un primato che nessuno ci invidia, un fossato che si allarga e ci allontana dal resto d'Europa. Risorse sottratte a scuola, sanità, infrastrutture. Semplicemente soldi spesi per rimborsare i creditori e garantire che continuino a comprare la nostra crescente montagna di debito anche negli anni a venire.

Se il 132% di rapporto tra debito e Pil può sembrare un numero astratto, molto più concreti sono i circa 65 miliardi di euro di interessi che lo Stato italiano ha versato lo scorso anno agli investitori di tutto il mondo. L'equivalente di due corpose manovre di bilancio.

Mettiamoci per un attimo nei panni del ministro Tria nei giorni in cui riunisce i collaboratori per tratteggiare la legge di bilancio per l'anno seguente. Tra i tanti numeri che i tecnici gli metteranno sul tavolo ne spicca uno che proprio non si può toccare, pena la dichiarazione di insolvenza: l'ammontare degli interessi da pagare sul debito pubblico. Quell’assegno miliardario che deve staccare ogni anno per mantenere la fiducia sulla solvibilità dello Stato italiano.

LA DISCESA DEI COSTI NELL'ERA DELL'EURO
Spesa per interessi sul debito pubblico italiano in percentuale del Pil nel ventennio dell'euro
(Fonte: Commissione europea)

Costo degli interessi ai minimi dagli anni Settanta
Il 2018 ci ha ha lasciato con una buona e una cattiva notizia. Quella buona è che grazie all'euro e al Quantitative easing - il massiccio piano di acquisti di titoli di Stato da parte della Bce che si è concluso a fine anno - quell’assegno si è ridotto drasticamente. Nel 1995, pochi anni dopo la crisi della lira e l'espulsione dallo SME, il costo degli interessi era salito fino all’11% del Pil e a un astronomico 22% della spesa pubblica. Ogni 5 euro spesi dallo stato, più di uno finiva nelle tasche dei creditori. Nel 2018 invece gli interessi hanno sottratto “solo” il 3,7% del Pil e circa il 7,5% della spesa pubblica: è dagli anni Settanta che l’Italia non spendeva cosi poco in interessi sul debito.

«La spesa per interessi – osserva Paolo Manasse, professore ordinario Dipartimento di Scienze Economiche dell'Università di Bologna – è scesa nell'era dell'euro grazie all'eliminazione del rischio di svalutazione e di insolvenza, anche se non c'è un’evidenza diretta di un effetto causale perché si è ridotta anche in paesi europei che non sono entrati nella moneta unica».

PER SAPERNE DI PIÙ / Come è esploso il debito pubblico italiano

Italia fanalino di coda nella Ue
La cattiva notizia è però che l'Italia resta il Paese che spende di più in Europa per questa voce. Paga infatti il doppio della Francia e della media dell'area euro e il quadruplo della Germania. Torniamo un momento al 1999, l'anno di debutto dell'euro come mezzo di pagamento (escluso il contante, che partirà nel 2002). Ai nastri di partenza l'Italia ha sì un onere pesante (6,4% del Pil) ma non è la peggiore, Belgio e Grecia pagano più interessi in rapporto al Pil (rispettivamente 6,9% e 7,6%). Il Belgio però, grazie a una virtuosa strategia di riduzione del debito, già nel 2005 inizia a pagare meno dell'Italia. La Grecia ci supera nel 2012, favorita però dalla moratoria su gran parte degli interessi legata al piano di salvataggio.

Il contro-sorpasso del Portogallo
Per 4 anni, dal 2013 al 2016, solo il Portogallo, alle prese con una pesante crisi debitoria e anch'esso salvato dall'Unione Europea, ha pagato più dell'Italia in rapporto al Pil. Ma nel 2018 è avvenuto il contro-sorpasso. Anche in questo caso, un saggio mix di politiche di contenimento della spesa pubblica e di stimoli alla crescita ha fatto scendere il debito di Lisbona e quindi gli interessi.

IL DIVARIO TRA ITALIA E RESTO D'EUROPA
Spesa per interessi sul debito pubblico in percentuale del Pil nel 2018
(Fonte: Commissione europea)

Sanità e scuola: Germania e Francia spendono di più
Così, l’Italia è tornata fanalino di coda. E deve rinunciare a dirottare preziose risorse verso impieghi più utili per la crescita economica e la coesione sociale. Qualche esempio: la Germania può permettersi di dedicare oltre il 16% della sua spesa pubblica alla sanità, contro il 14% dell'Italia. E sia Francia che Germania riservano quasi il 10% della spesa alla scuola, contro il 7,5% dell'Italia. Da noi la spesa per interessi contende addirittura a quella per la scuola il terzo posto nelle uscite dello Stato, dopo pensioni e sanità. E non è certo un caso se l’Italia si collochi agli ultimi posti in Europa nella classifica della spesa per l’istruzione.

La Francia ha un budget di spesa ben più alto dell'Italia, pari a oltre 1.200 miliardi (contro circa 850 miliardi), cioè il 53,7% del Pil: gli interessi ne sottraggono solo una quarantina di miliardi. La Germania spende meno in proporzione del Pil (43,7%) ma date le dimensioni della sua economia (3.400 miliardi di euro) ha un bilancio ben più consistente: 1.450 miliardi. Nella manovra 2019 inviata a Bruxelles, il governo tedesco stima per il 2019 e per i 3 anni successivi una spesa per interessi dello 0,75% del Pil, pari a poco più di 20 miliardi di euro. Una voce di spesa ormai residuale.

Quello italiano, invece, complici le tensioni sullo spread, ha rivisto al rialzo questa voce nell'ultimo aggiornamento alla manovra fino al 4% nel 2021, pari a ben 76 miliardi di euro. Il divario insomma, continua a crescere.

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