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Bonafede: «La cattura di Battisti miglior risposta per le vittime…

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intervista al ministro della giustizia

Bonafede: «La cattura di Battisti miglior risposta per le vittime degli anni di piombo»

«È il miglior risultato possibile e la miglior risposta per le vittime degli anni di piombo: Cesare Battisti rientra dalla Bolivia direttamente in Italia. E qui sconterà la sua pena, ossia l’ergastolo. Non trent'anni».

Guarda il video / Arrestato Battista, terrorista pluriomicida

Quando ormai era chiaro che da Santa Cruz l’aereo italiano, con a bordo il terrorista dei Pac, sarebbe decollato direttamente verso Roma, senza una tappa in Brasile, il Guardasigilli Alfonso Bonafede con “Storiacce di Radio24” plaude alla «vittoria della tenacia. Mandiamo un messaggio importante: l’Italia non è un Paese che rinuncia alla verità».

Bonafede a Radio24: «Battisti in Italia sconterà l’ergastolo»

Ministro, cos’ha portato a questa soluzione, senza il passaggio prima in Brasile, paese da cui Battisti è scappato?
Semplicemente la collaborazione con la Bolivia e il Brasile. La Bolivia non accogliendo Battisti, non concedendogli l’asilo, avrebbe provveduto alla sua espulsione. Ci siamo posti il dubbio della necessità di un passaggio prima in Brasile, l’abbiamo approfondito. Questa è la strada migliore, per evitare cavilli burocratici.

Il rientro direttamente dalla Bolivia fa saltare l’accordo che l’Italia, col precedente Governo, aveva raggiunto col Brasile, per ottenere il via libera alla sua estradizione?
Cesare Battisti sconterà in Italia la pena che è stata comminata dai Tribunali, ossia l'ergastolo. Rientrando direttamente dalla Bolivia viene infatti a cadere l'accordo fatto col Brasile, per trasformare in una condanna a 30 anni la pena dell'ergastolo. L'intesa viene superata col rientro: quell'accordo era stato raggiunto in questo modo, perché in Brasile non esiste l’ergastolo e il governo dell’epoca si rifiutava di accettare la richiesta di estradizione. Battisti aveva anche fatto un ricorso in Brasile, ma il ministro della Giustizia attraverso il suo dipartimento ha fatto valere le nostre ragioni. E le nostre richieste sono state accolte. Quello è stato il primo passo importante, poi la strada è stata in discesa, non priva di rischi, ma la grande professionalità degli agenti, la collaborazione con l'Interpol e la compattezza del governo compatto ci ha portato al miglior risultato possibile.

A questo punto, una volta atterrato, non ci saranno altri passaggi da affrontare?
Solo la strada dall'aeroporto al carcere di Rebibbia.

Vista anche la storia criminale di Cesare Battisti, la sua lunga latitanza e anche il suo atteggiamento verso l’Italia, sia mentre stava in Francia che poi in Brasile, cosa rappresenta ora questa cattura?
Un successo importante. È sbagliata l'idea che il tempo possa lenire le ferite di un popolo, lo Stato deve essere sempre concentrato a cercare di ottenere giustizia. E stavolta, anche se dopo troppo tempo, la nostra giustizia è riuscita ad arrivare fuori dai confini. Per molto tempo, Battisti è stato protetto da vari governi, a cominciare da quelli francesi. Nel momento in cui metterà piede in carcere, anche se in modo tardivo, la giustizia sarà comunque finalmente arrivata. Un popolo non deve mai smettere di cercarla.

Quella di Battisti è forse tra le più emblematiche, ma non è l'unica latitanza di terroristi degli anni di piombo...
Essendo a capo del ministero che si occupa di estradizioni, posso dire che non si perde nemmeno un istante nella ricerca di coloro che non hanno ancora pagato per i loro crimini. Il ministero è concentrato per far pagare a tutti per quello che hanno commesso. Si è parlato di autorità italiane distratte, che si erano fatte scappare Battisti, in realtà c'è stata sempre grande attenzione. Già da un po' sapevo che il risultato stava per essere raggiunto, ingoiavo il boccone, restavo il silenzio, che in queste circostante è la condizione migliore, ma tutto il governo è stato in trepidante attesa che arrivassero le telefonate come quella che mi ha svegliato domenica mattina.

Stesso impegno ora per far rientrare anche gli altri, ancora in giro per il mondo, nonostante le pesanti condanne?
Non diminuisce l'impegno, su ogni vicenda, riteniamo sia fondamentale far sapere che l'Italia non è un Paese che rinuncia alla verità. Se è accertata in un Tribunale, chi ha sbagliato deve pagare. È la miglior risposta che si possa dare ad un popolo e alle famiglie che hanno subito per le atroci azioni del terrorismo.

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