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Manovra, Conte: su Ires e terzo settore si torna a vecchio regime

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il premier: ammetto l’errore

Manovra, Conte: su Ires e terzo settore si torna a vecchio regime

(Reuters)
(Reuters)

Terzo settore, stop ai tagli Ires, si torna al “vecchio” regime. Lo ha assicurato il premier Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo le polemiche dei mesi scorsi per l’abrogazione della mini Ires per enti non commerciali contenuta nella manovra di bilancio. Una misura che aveva di fatto raddoppiato l’aliquota per le organizzazioni non profit, comprese le associazioni attive nelle beneficenza e nell’assistenza ai più deboli. La soluzione dovrebbe arrivare con un emendamento al decreto semplificazioni ora all’esame del Senato.

Interrogato dai cronisti, Conte ha poi escluso ogni ipotesi di rimpasto di governo: «Non c‘è all’ordine del giorno nessun rimpasto - ha detto - non lo abbiamo né valutato né concretamente preso in esame, neppure teoricamente, in prospettiva, valutato. Prospettiva che escludiamo, assolutamente».

Ires, ammetto l’errore
«Sull’Ires ho incontrato il terzo settore - ha detto Conte - e ho acquisito nuovi elementi. Quando si sbaglia si ammette l'errore e mi assumo le responsabilità dell’errore». «Purtroppo abbiamo dovuto chiudere in zona Cesarini e questa è stata tra le ultime misure, senza adeguata meditazione» ha continuato il premier parlando della manovra, «non abbiamo tassato oltre misura il terzo Settore, ma abbiamo eliminato agevolazioni. Torniamo al regime precedente. La prospettiva è accelerare sull'Albo Unico del terzo settore, avremo nuovo censimento».

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Sul tema migranti Ue rischia di crollare
Nel corso della conferenza Conte ha affrontato anche il tema migranti: «Se si continua a tergiversare senza una via condivisa rischiamo di fare cadere l'edificio europeo» ha detto parlando dell’incontro con il commissario Ue Avramopoulos. «È chiaro che in un sistema del genere, in cui non si regolano i flussi e si gestiscono in un contesto europeo, questo sistema è inaccettabile» ha continuato Conte, spiegando che «l’accoglienza indiscriminata diventa finta, è mancata integrazione. Il Paese non se lo può permettere più». «Se il problema è lasciare l’Italia da sola, o avere solo 4 o 5 Paesi disponibili, noi non lo possiamo accettare. Continuiamo con la linea di assoluto rigore», ha aggiunto.

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