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Referendum propositivo: allarme su leggi di spesa e conflitto…

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Referendum propositivo: allarme su leggi di spesa e conflitto elettori-Camere

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

La democrazia diretta sognata dal M5s, anche se riveduta e corretta rispetto alle proposte originarie, è sbarcata in Aula alla Camera tra le perplessità di molti costituzionalisti e naturalmente delle opposizioni, dal Pd a Forza Italia a Fratelli d’Italia. Il Ddl Fraccaro che mira a introdurre nel nostro ordinamento il referendum propositivo prevede che la proposta di legge può essere sottoposta al giudizio degli elettori previa raccolta di 500mila firme, e se nel frattempo il Parlamento legifera nella stessa direzione la scelta se rinunciare al referendum è lasciata al comitato referendario. Nel caso in cui si decida di andare avanti saranno gli elettori stessi a scegliere tra i due testi, quello del comitato referendario e la legge approvata dal Parlamento.

PER SAPERNE DI PIÙ: «I limiti al referendum propositivo? Sono scritti nella Costituzione»

È la previsione di questo “ballottaggio” a lasciare più perplessi costituzionalisti e opposizioni, che vi vedono una contrapposizione pericolosa tra corpo elettorale e Camere. Un altro aspetto critico emerso dalla audizioni e dal dibattito parlamentare di queste ore è la limitazione delle materie, per i critici troppo generica. Nel mirino soprattutto il fatto che siano ammessi referendum sulle leggi di spesa, purché siano indicate le coperture, e sulle leggi penali.

Ne abbiamo parlato con la relatrice pentastellata della riforma Fabiana Dadone e con il costituzionalista e deputato del Pd Stefano Ceccanti, autore dell’emendamento sul quorum che ha messo d’accordo tutti e che è stato approvato in Commissione.

FABIANA DADONE (M5S)

«Dialogo elettori-Parlamento, non ci sarà conflitto»

Onorevole Dadone, è soddisfatta della soluzione trovata sul quorum - ossia che la proposta referendaria passa se i sì superano i no e al contempo superano il 25% dell’elettorato - o avrebbe preferito lasciare assenza di quorum come prevedeva il testo iniziale?

La nostra posizione sul quorum è sempre stata quella di ritenere preferibile la sua totale abolizione, tuttavia abbiamo ritenuto importante accogliere le istanze espresse da minoranze ed esperti auditi in Commissione perché le modifiche costituzionali devono basarsi il più possibile su una larga condivisione. Siamo molto soddisfatti della soluzione adottata, perché da un lato il quorum strutturale pari a zero impedisce che vi siano manovre astensionistiche e, dall'altro, il quorum deliberativo al 25% è garanzia dell'approvazione di proposte che godono di un ampio consenso.

Tra le critiche di costituzionalisti e opposizioni al Ddl Fraccaro c'è quella dei pochi limiti per materia. Non pensa ad esempio che prevedere il referendum propositivo su leggi di spesa possa impattare sulla programmazione economica del governo ossia sulla legge di bilancio?

I limiti di materia in realtà ci sono e il requisito di omogeneità della proposta presuppone interventi specifici e mirati. Non è possibile impattare sulla legge di bilancio perché essa è di pertinenza del Governo e le leggi ad iniziativa riservata sono escluse dal referendum. Inoltre, si potranno presentare leggi che prevedono spese purché si trovino anche adeguate coperture che, comunque, dovranno essere vagliate dalla Corte costituzionale. Come si vede la proposta è ragionevole ed equilibrata, spesso le critiche sono strumentali.

Un altro aspetto che crea perplessità è il previsto “ballottaggio” tra testo referendario e legge approvata dal Parlamento. Con il rischio di una “sfiducia”, sostengono i critici, del Parlamento e dunque indirettamente anche del governo.

Il referendum si tiene su un tema specifico e circoscritto, quindi di per sé non riguarda il governo ma la proposta in quanto tale. In ogni caso non c'è una gara che vede vincitori e sconfitti, il referendum è il più alto esercizio di democrazia con il quale si afferma semplicemente la volontà popolare. Ai cittadini deve essere data la possibilità di proporre delle leggi con uno spirito di dialogo con il Parlamento, il referendum non va vissuto in modo conflittuale ma al contrario come occasione di confronto tra istituzioni e società.

La maggioranza sta pensando a qualche modifica in Aula rispetto al testo approvato dalla Commissione?

Ho avuto modo di sottolineare la nostra sincera disponibilità, già dimostrata durante l'iter di approvazione in Commissione, ad accogliere le sollecitazioni che sono venute dall’opposizione. Come ho ribadito anche in Aula il nostro non è un testo blindato, al contrario è aperto alle proposte migliorative perché il nostro obiettivo non è quello di imporre una riforma ma di rinnovare con il massimo consenso possibile il paradigma della rappresentanza, che deve integrare la democrazia diretta per ottenere più efficienza, legittimazione e capacità di attuare le istanze dei cittadini.

STEFANO CECCANTI (PD)

«Attenzione alle leggi di spesa: così si smonta il bilancio»

Onorevole Ceccati, la soluzione sul quorum trovata in Commissione è stata proposta da lei. La ritiene una riduzione del danno o è soddisfatto?

Il quorum di approvazione, secondo il quale deve votare Sì almeno un quarto degli elettori, a me sembra ragionevole, visto che la preoccupazione iniziale era che non decidessero piccole minoranze. In fondo già oggi, con le regole attuali, se votasse poco più del 50% più uno e se la contesa tra Sì e No fosse equilibrata, i Sì passerebbero con un quarto dei consensi dell'intero elettorato. Tutto è sempre discutibile, però è una delle soluzioni ragionevoli, proposta anche da vari esperti auditi.

Tra le vostre critiche più forti c’è quella dei pochi limiti per materia. Con leggi popolari di spesa, ad esempio, non c’è il rischio di smontare la legge di bilancio?

Se il voto sulla legge di bilancio è l’atto politico più importante che fa il Parlamento sulla base del principio “Niente tassazione senza rappresentanza”, non si può accettare che con due-tre proposte (ad esempio flat tax, reddito di cittadinanza e quota 100) essa possa essere riscritta coi referendum. Si passerebbe a “niente tassazione senza referendum” svuotando il Parlamento. Ma anche la materia penale è a forte rischio di demagogia populista e quindi da limitare.

Voi siete contrari al previsto “ballottaggio” tra testo referendario e legge approvata dal Parlamento. Che soluzione alternative proponete?

L’impostazione per cui una volta che una proposta popolare è presentata essa debba essere votata nel referendum, a meno che i promotori non rinunzino o che il Parlamento faccia una legge fotopia, è ideologica. Se il Parlamento va nella stessa direzione ma realizza un equilibrio diverso è ragionevole che ciò sia valutato da un giudice terzo e se davvero è così, cioè se davvero la direzione è la medesima, il referendum non si faccia.

Nel mirino anche il meccanismo di voto previsto per il “ballottaggio”: tre schede di cui l’ultima, ossia la scelta tra uno dei due testi nel caso in cui entrambi superino il quorum, riservata solo a chi ha votato Sì alle due precedenti. Ritiene che sia troppo complicato?

Certo. Se poi, sbagliando, si vuole fare anche un referendum barocco addirittura con tre quesiti, facendo scegliere tra testo popolare, testo parlamentare e status quo, cerchiamo almeno di ridurre l’errore e di far votare tutti i cittadini in tutti e tre quesiti. Chi vota no a tutte e due le proposte innovative perché preferisce lo status quo nel caso in cui tutte e due raggiungano il quorum deve aver diritto a scegliere quello che per lui è il male minore.

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