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Salvini-Di Maio, i duellanti e lo spettro di una manovra-bis

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DOPO IL DECRETO

Salvini-Di Maio, i duellanti e lo spettro di una manovra-bis

Un decreto, due slide diverse: reddito di cittadinanza e «quota 100» per Luigi Di Maio, solo «quota 100» per Matteo Salvini. Il segretario della Lega, al termine del Consiglio dei ministri di ieri che ha varato il «decretone», ha evitato di farsi fotografare con il cartello che riportava la misura-bandiera dei Cinque stelle. Al suo fianco, l’altro vicepremier, sorridente e un poco imbarazzato, mostrava invece un foglio con entrambi gli interventi, quello sul sostegno al reddito e sulle pensioni. Una mossa di comunicazione che dice molto di quello che si vedrà nei prossimi mesi, fino al voto europeo di maggio.

Il reddito di cittadinanza è una misura complessa che potrebbe trovare difficoltà nella fase di attuazione. L’obiettivo dei pentastellati è quello erogare i primi assegni (fino a 780 euro mensili) ad aprile, quindi in tempo utile per il voto. Ritardi e slittamenti finirebbero per avvantaggiare l’avversario-alleato Salvini che si è rifiutato ieri di posare davanti ai fotografi con il cartello sul reddito che Rocco Casalino (portavoce del premier) aveva provato a passargli. Un modo per non associare la sua immagine a un intervento comunque presente nel programma di governo giallo-verde. Nessuno, così, potrà addebitargli un eventuale “fiasco”.

I due soci-nemici continueranno a marcarsi vicendevolmente nelle loro trovate comunicative. Oggi Salvini ha fatto una diretta Facebook dall’auto mentre andava a Rigopiano, quasi una fotocopia del viaggio Di Maio-Di Battista verso Strasburgo. Ma, oltre alle divergenze su temi come la Tav, le trivelle e l’autonomia delle regione del Nord (Lombardia, Veneto ma anche Emilia Romagna) e a temi spinosi come le banche partendo dal caso Carige, il governo potrebbe ritrovarsi ad affrontare una variabile di peso: i conti pubblici. «Vediamo anche noi che si profila una congiuntura non favorevolissima - ha ammesso ieri il premier Giuseppe Conte - ma dateci tempo». È lo spettro di una manovra-correttiva. Non certo il massimo per chi vuole riscuotere i frutti elettorali di un primo anno al governo.

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