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Pwc: fiducia dei ceo italiani ai minimi dal 2012

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il sondaggio

Pwc: fiducia dei ceo italiani ai minimi dal 2012

La fiducia dei capi-azienda italiani è scesa ai minimi dal 2012: risultano tra i meno ottimisti nel contesto di un calo drastico della fiducia nella crescita dell’economia globale che di recente si è manifestato tra i Ceo di tutto il mondo.
L'ultimo Annual Global Ceo Survey di PwC tra quasi 1.400 Chief executive (di cui un centinaio italiani) indica che è salita al 30% degli interpellati – rispetto al 5%, di un anno fa – la percentuale di chi prevede una diminuzione della crescita mondiale, mentre solo il 42% si attende una espansione (contro il precedente 57%). Per il presidente di PwC, Bob Moritz, «è ovvio che la fiducia stia calando»: i pareri degli ad «rispecchiano le principali prospettive economiche, con previsioni al ribasso nel 2019» legate anche all’aumento delle tensioni commerciali e del protezionismo.

Secondo Nicola Anzivino, partner PwC che si è occupato della parte italiana, desta preoccupazione il fatto che tra i ceo italiani cali la fiducia nella crescita delle proprie imprese nel 2019 (il 70% è ottimista, contro il 90% di un anno fa) e a tre anni (84% rispetto a 94%). Percentuali più basse anche di quelle degli imprenditori britannici (rispettivamente 82% e 90%), che non sembrano più di tanto spaventati dal caos sulla Brexit. «L’atteggiamento più difensivo dei Ceo italiani – sottolinea Anzivino – la fiducia è ai minimi dal 2012 - ha già un impatto sulla propensione verso nuovi investimenti industriali». Per quanto riguarda il 2018, Anzivino stima che mediamente i bilanci delle aziende saranno in linea o anche leggermente migliori del 2017, grazie a un buon primo semestre.

Il 2019 ha più incognite, ma dal suo osservatorio PwC resta abbastanza ottimista, specie per le aziende medie e medio-grandi (oltre 150 milioni di ricavi di cui il 50% all'estero): la divaricazione tra chi è molto bravo e chi meno aumenterà. Il sondaggio è stato effettuato nell’ottobre scorso, ai tempi del braccio di ferro Roma-Bruxelles. «Se lo rifacessimo oggi, il “mood” generale dei ceo italiani credo non risulterebbe migliorato. A parte i fattori internazionali, non vedono una chiara politica per il rilancio di manifattura e occupazione. Preoccupa la possibilità di una stagnazione, anche per via della frenata tedesca che ci riguarda molto da vicino».

Tra le tendenze emergenti, su cui PwC consiglia di puntare, spiccano tre elementi. Anzitutto, una maggiore valorizzazione delle ricerca delle migliori risorse umane: la concorrenza non si gioca solo sul vincere clientela, ma sull’attrarre talenti. In secondo luogo, un tema-chiave è quello della raccolta e analisi dati: i Ceo lamentano come “inadeguati” il sistema di reporting e controllo interno e desidererebbero avere informazioni più complete e affidabili, specie su vantaggi e svantaggi delle nuove tendenze tecnologiche. Infine, «il game changer dei prossimi 5 anni sarà l’Intelligenza Artificiale», sottolinea Anzivino: l'84% dei Ceo mondiali (73% italiani) ritiene che rivoluzionerà il modo di gestire il business. Manca però una “roadmap” per l’attuazione e valorizzazione delle tecnologie più avanzate: il 77% dei Ceo italiani non ha ancora implementato alcuna soluzione che impieghi l’AI e il 68% spera in incentivi per accelerarne l’utilizzo.

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