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Da Berlusconi a Di Maio, passando per Renzi: torna il totem del milione…

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reddito di cittadinanza

Da Berlusconi a Di Maio, passando per Renzi: torna il totem del milione di posti di lavoro

Il copyright appartiene senz’altro a Silvio Berlusconi che nel lontano 1994 al momento della sua discesa in campo prometteva la creazione di un milione di posti di lavoro. Venticinque anni dopo il Governo giallo-verde torna a fare quella promessa: così è scritto nel decretone che battezza il reddito di cittadinanza fortemente voluto dal vice premier Luigi Di Maio che secondo la relazione tecnica può reinserire nel mercato del lavoro «un milione di individui» degli oltre 3 milioni che oggi hanno rinunciato a cercare un posto.

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La relazione al decreto («Impatto macroeconomico del Rdc sul mercato del lavoro) spiega infatti che «l’attuazione del reddito di cittadinanza associata al potenziamento dei centri per l’impiego costituisce una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro, nella misura in cui può aiutare a reimpiegare parte di quegli oltre 3 milioni di scoraggiati che da anni non cercano più attivamente lavoro». Da qui la stima «non irrealistica» del reinserimento di un milione di persone nel mercato del lavoro. È lo stesso consigliere economico del vicepremier Luigi Di Maio, Pasquale Tridico, intervenuto ad un videoforum organizzato dal Sole 24 ore a confermare la stima: «Nell'arco dei prossimi 2-3 anni, ci attendiamo la creazione di 1 milione di posti di lavoro dall'attuazione del Reddito di cittadinanza, in condizioni economiche normali. Ovviamente in un quadro non di stagnazione o di recessione». La stima insomma si basa sul presupposto che nella platea di 1,7 milioni di nuclei familiari beneficiari potenziali del nuovo sussidio (in teoria oltre 4,9 milioni di persone), ci sia almeno un milione di soggetti occupabili tra la fine del primo ciclo (18 mesi) e l'attivazione del secondo. Anche per effetto dei robusti incentivi (da 5 a 18 mensilità) per le imprese che assumono e del meccanismo di penalizzazione che scatta in caso di rifiuto di un’offerta di lavoro.

In attesa di osservare nella pratica quale sarà l’effetto reale del reddito di cittadinanza si può tentare di verificare come è andata la promessa fatta da Berlusconi che nella campagna elettorale del 2001 rilanciò, portando l’asticella da un milione a un milione e mezzo di posti di lavoro. Una verifica arriva da uno studio della voce.it che dopo aver premesso che la «variazione degli occupati non è mai solo merito o demerito del governo», fa emergere che l'impatto dei suoi quattro governi sul mercato del lavoro è stato nel complesso quasi nullo (la crescita è stata di soli 71mila posti in più). Il numero di occupati è infatti aumentato solamente nel quinquennio 2001-2006, ossia durante i governi Berlusconi II e III. Durante gli altri due, il primo e l'ultimo, gli occupati sono diminuiti. Quindi, il saldo netto delle variazioni del numero degli occupati, nel corso dei suoi quattro incarichi da presidente del Consiglio, è stato di + 71 mila.

Dal totem del milione di posti di lavoro non è esente l’ex premier Matteo Renzi che ha difeso il suo Jobs Act che avrebbe dato «un milione di posti di lavoro». In effetti più che per il Jobs act (che ha cambiato l’articolo 18 rendendo più flessibili i contratti) il vero effetto leva secondo gli esperti sarebbe arrivato dalle forti decontribuzioni sul costo del lavoro sulle assunzioni. E così da febbraio 2014 - data dell'insediamento del governo Renzi - alla primavera del 2018 il numero totale degli occupati è aumentato di 891 mila unità.

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