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Mattarella alla commemorazione di Guido Rossa: «I terroristi in…

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fu ucciso 40 anni fa

Mattarella alla commemorazione di Guido Rossa: «I terroristi in fuga scontino la pena»

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La foto di Guido Rossa nell'officina meccanica dove lavorava (Ansa)
La foto di Guido Rossa nell'officina meccanica dove lavorava (Ansa)

Erano le 6.35 del 24 gennaio 1979 quando Guido Rossa esce dalla sua casa in via Ischia 4 a Genova per andare al lavoro. Sta per salire sulla sua Fiat 850 ma ad eapettarlo c’è un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi. I brigatisti gli sparano uccidendolo. Aveva 44 anni, era comunista e sindacalista della Cgil, eletto nel consiglio di fabbrica all'Italsider di Genova Cornigliano, quella che diventerà l'Ilva, la grande acciaieria italiana luogo di importanti lotte dei lavoratori. Ed è la prima che le Brigate Rosse decidono di colpire un sindacalista organico alla sinistra italiana. «Un tragico errore» , diranno anni dopo. Il punto di non ritorno nella storia delle Br, per molti analisti sarà questo l’inizio della fine.

La reazione all’omicidio da parte dei partiti, dei sindacati, ma soprattutto della società civile sarà infatti fortissima, al suo funerale parteciperanno 250mila persone, tra cui l’allora presidente della Repubblica , Sandro Pertini.

Quel giorno è ricordato oggi con una cerimonia commemorativa presso capannone di ArcelorMittal, presente il presidente, Sergio Mattarella che prima aveva deposto una corona al cippo, nello stabilimento, in memoria di Rossa.

Guido Rossa «ha pagato con la sua famiglia il prezzo supremo di chi ha voluto tener fede al valore della Repubblica che in Genova e nelle sue fabbriche ha trovato la Resistenza - ha detto Mattarella-.La democrazia si difende se resta se stessa e non rinuncia ai propri valori scolpiti nella Costituzione. L'impegno delle istituzioni non può dirsi del tutto concluso, non può fermarsi l'azione delle istituzioni finché non sia compiuta giustizia. Coloro che si sono sottratti con la fuga all'esecuzione della pena devono scontare la pena comminata. Perché la democrazia è condizione delicata la cui cura è affidata alle istituzioni ma non in misura minore ai cittadini in tutti i luoghi».

Un momento questo preceduto stamane da ritrovamento in Salita Santa Brigida a Genova di due scritte: “Guido Rossa infame” e “Marta Cagol, Tino Viel, Gianfranco Zoia vivono”. La scelta del luogo non è casuale: l'8 giugno 1976 le Brigate Rosse uccisero proprio in Salita Santa Brigida Francesco Coco, Procuratore generale di Genova, e i due uomini della scorta, Giovanni Saponara e Antioco Deiana. Quell'omicidio è stato il primo di un magistrato compiuto dalle Br in Italia.

Ma perché le Br uccisero Rossa? Il 25 ottobre 1978 vicino alla macchinetta distributrice di caffè dell'Italsider viene trovata la copia dell'ultima risoluzione strategica delle Br. Rossa nota un rigonfiamento sotto la giacca di un operaio addetto alla parte amministrativa dell'Italsider che spesso indugiava vicino alla macchina e segnala il fatto alla vigilanza aziendale. All'uscita, una nuova copia della risoluzione brigatista viene ritrovata su una finestra. Si scopre che nell'armadietto di Francesco Berardi ci sono documenti brigatisti, volantini di rivendicazione e fogli con appunti e targhe d'auto. Guido Rossa decide di denunciarlo. Berardi cerca di fuggire ma viene fermato dalla vigilanza della fabbrica e si dichiara prigioniero politico, viene consegnato ai carabinieri e arrestato. Guido Rossa testimonia al processo e Berardi viene condannato a quattro anni e mezzo di reclusione. Morirà in carcere. Rossa rinuncia alla scorta decisa proprio dalla vigilanza della Italsider.

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