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Di Maio e i 10 anni di residenza per gli stranieri già bocciati dalla…

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Servizio |reddito di cittadinanza

Di Maio e i 10 anni di residenza per gli stranieri già bocciati dalla Consulta

Il reddito di cittadinanza «si rivolge agli italiani» quindi sulla misura della residenza in Italia per 10 anni per gli stranieri «non arretriamo». Così nei giorni scorsi il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito che su questo requisito non si torna indietro, nonostante i rilievi dei tecnici parlamentari che hanno sollevato il rischio di incostituzionalità dello sbarramento a 10 anni di residenza . Priorità agli italiani e a chi risiede da tanti anni in Italia, dunque, ha spiegato Di Maio aggiungendo che «con tutto il rispetto la costituzionalità non la decidono i tecnici ma la Corte costituzionale». Peccato che proprio la Consulta appena 6 mesi fa abbia bocciato in una sentenza il requisito dei 10 anni di residenza per ottenere aiuti economici.

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Spulciando le sentenze degli ultimi anni si scopre che proprio la Consulta ha “bocciato” più volte requisiti simili. La Corte, va ricordato, decide caso per caso ma almeno in una quindicina di sentenze negli ultimi dieci anni ha ritenuto «arbitrario» e «irragionevole» se non addirittura in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo l’individuazione di requisiti di residenza protratta o legata a un numero di anni per i cittadini extracomunitari residenti in Italia che vogliono accedere a benefici economici legati al reddito. E proprio recentemente, poco più di 6 mesi fa, la Consulta ha bocciato proprio il tetto di 10 anni nel caso di accesso al cosiddetto «bonus affitti», un contributo per il pagamento del canone di locazione concesso agli indigenti.

La Corte costituzionale, con sentenza n. 166 del 20 luglio 2018, ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata sull’articolo 11, comma 13, del decreto legge n. 112/2008 per contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, nella parte in cui vengono fissati i requisiti necessari per l’accesso al Fondo per il sostegno a cittadini in grave disagio economico. Dopo 10 anni dalla costituzione del fondo sono stati introdotti infatti nuovi requisiti per i soli cittadini extra-comunitari e in particolare la richiesta di certificazione della residenza di 10 anni in Italia (o quinquennale sul territorio regionale). Un requisito considerato dai giudici costituzionali «come una irragionevole discriminazione a danno dei cittadini non appartenenti all’Unione europea»

E proprio il requisito di 10 anni di residenza in Italia (di cui gli ultimi due continuativi) è previsto dal decreto che farà decollare il reddito di cittadinanza dalla prossima primavera (le domande dal 5 marzo e i primi assegni da fine aprile). Un requisito che significa anche uno sbarramento per gli stranieri che secondo la relazione tecnica allegata al decreto esclude diverse migliaia di nuclei famigliari. Su una platea complessiva di 1,248 milioni nuclei familiari potenzialmente idonei a ricevere il reddito di cittadinanza (per un totale di circa 3,5 milioni di italiani) si prevedono 154 mila nuclei familiari composti di soli stranieri con almeno 10 anni di residenza in Italia. Ma se dovesse saltare il requisito il numero di famiglie di soli stranieri salirebbe a 241mila.

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