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Di Maio su Carige: «Commistione con la politica, ecco i nomi»

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Di Maio su Carige: «Commistione con la politica, ecco i nomi»

La crisi della Carige è dovuta alla «gestione scellerata non solo per l’incompetenza dei manager ma anche per le commistioni della politica». È quanto ha affermato il vice premier pentastellato Luigi Di Maio che, intervenendo in Aula alla Camera, ha parlato di «segreto di Pulcinella» con «vecchia politica e banche andate a braccetto». Il leader politico Cinque Stelle ha risposto a un’interpellanza urgente M5S sulla crisi dell’istituto ligure. Il ministro dello Sviluppo econmico ha detto chi «c’è dietro la cortina dei nomi» e ha citato Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro, Luca Bonsignore, figlio di un ex eurodeputato, Giovanni Marongiù, sottosegretario di Prodi, e Alberto Repetto, parlamentare dell’Ulivo. «Mi auguro che con la nuova Commissione d’inchiesta sulle banche venga avviata una seria inchiesta sul caso Carige», ha aggiunto.

Di Maio: se Stato aiuta sarà banca dei cittadini
«Non so se interverremo ma se mettiamo dei soldi, la banca diventerà dei cittadini», ha poi aggiunto. «In passato i soldi andavano solamente a coprire chi aveva creato il danno. Noi eviteremo che questo pesi sui lavoratori e i cittadini del territorio». «I risparmiatori non dovranno pagare le colpe dei manager - ha osservato ancora -. Ai responsabili chiederemo di restituire i mega-bonus visto il disastro che hanno creato».

«Mi auguro si modifichi con norme anti-furbetti banche»
«Mi auguro - ha confidato - che venga modificato e migliorato e che si possano mettere un pò di norme anti-furbetti delle banche, per esempio la norma sui bonus dei manager che si sono in questi anni divisi bonus inspiegabilmente visto che la banca è sull'orlo del default».

Consob: Di Maio, prossima settimana decisiva
Il vicepremier ha parlato anche della Consob. «La settimana che sta per iniziare - ha detto - sarà quella decisiva» per la nomina del nuovo vertice. È da settembre che la presidenza dell’istituto deve essere rinnovata: «Avete ragione, dobbiamo chiudere il prima possibile», ha replicato Di Maio.

Venezuela: non riconosciamo Guaidò né Maduro
Di Maio ha affrontato anche la questione venezuelana, spiegando che «visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze in altri Stati non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati». «Per questo non riconosciamo neppure Maduro - ha dichiarato - e per questo l’Italia continua a perseguire la via diplomatica e di mediazione con tutti gli Stati per arrivare ad un processo che porti a nuove elezioni ma senza ultimatum e senza riconoscere soggetti che non sono stati eletti». «Il cambiamento lo decidono i cittadini venezuelani - ha aggiunto - noi siamo dalla parte della pace e della democrazia quindi dobbiamo creare tutti i presupposti per favorire nuove elezioni».

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