Norme & Tributi

Dossier Reddito di cittadinanza, Confindustria: «Troppo alto,…

  • Abbonati
  • Accedi
Dossier | N. 31 articoliIl reddito di cittadinanza: la guida completa 2019

Reddito di cittadinanza, Confindustria: «Troppo alto, scoraggia il lavoro»

Invece di incentivare l'offerta, il reddito di cittadinanza - “cuore”, insieme a quota 100, del decreto legge 4/2019 - rischia di avere «un effetto scoraggiamento» sulla ricerca del lavoro da parte dei disoccupati anche alla luce del «livello troppo elevato del beneficio economico», fino a 780 euro al mese per un single, «considerando che lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese». Altro «elemento di freno» è quello del «meccanismo scelto per disciplinare il cumulo tra il beneficio che percepisce il nucleo nel suo insieme e redditi da lavoro» che potrebbe avere un singolo componente. A dare voce ai timori delle imprese è Pierangelo Albini, direttore dell'Area Lavoro e Welfare di Confindustria, nel corso dell’audizione sul cosiddetto “Decretone” in Commissione Lavoro del Senato.

Albini si è detto preoccupato anche per il passaggio dal Reddito di inclusione (Rei) al nuovo reddito di cittadinanza e per il nuovo impegnativo ruolo affidato ai Centri per l'impiego. «Nel momento in cui superiamo il Rei che faticosamente era impiantato e introduciamo il reddito di cittadinanza - ha spiegato - la preoccupazione è che ci si trovi a non avere uno strumento che avevamo e contemporaneamente non avere ancora il nuovo». «Arrivare a realizzare il reddito di cittadinanza è molto delicato, l'operazione è abbastanza complicata: servono tre decreti attuativi del ministero del Lavoro, due piattaforme digitali, l'accordo Stato-Regioni, l'emissione di provvedimenti Inps e Anpal», ha ricordato Albini. In più «l'incontro tra domanda e offerta è stato affidato ai centri per l'impiego, ma la situazione di difficoltà dei centri per l'impiego è abbastanza evidente».

PER SAPERNE DI PIÙ / Il dossier sul reddito di cittadinanza

Di “rischio assistenzialismo” ha parlato invece Rete Imprese Italia, rappresentata da Giorgio Merletti di Confartigianato Imprese, schierati per «il lavoro di cittadinanza, mentre il reddito di cittadinanza difficilmente potrà contribuire al rilancio dell'occupazione in Italia». Nel tempo, sottolinea una nota depositata in commissione Lavoro, potrebbe prevalere «la componente assistenziale», soprattutto se il provvedimento «non verrà accompagnato da subito da tutti i provvedimenti amministrativi e dagli investimenti in risorse umane e tecnologia per la realizzazione della finalità primaria». Rete imprese Italia prevede problemi anche per gli incentivi riconosciuti ai datori di lavoro in camio dell’assunzione dei beneficiari Rdc, giudicati «di difficile gestione e con una serie di limitazioni che ne scoraggiano l'utilizzo». Sarebbe necessario, spiega la nota, «rafforzare il meccanismo delle condizioni per ottenere il reddito di cittadinanza, attuare la riforma strutturale dei Centri per l'impiego e garantire efficaci controlli per evitare abusi nella fruizione del beneficio».

Sentiti in audizione anche Assolavoro e Assosomm (due associazioni delle Agenzie private per il lavoro) e Ance, che riunisce i costruttori edili. La prima ha sollecitato il Parlamento a fare «chiarezza sulle responsabilità e sui tempi di realizzazione» del RdC se «si vuole evitare il boomerang dell'insoddisfazione per il governo di una macchina che si preannuncia complessa e numericamente consistente». Alessandro Ramazza, presidente Assolavoro, ha ricordato che la «condizione necessaria per il funzionamento del RdC è la «corretta distinzione, sia sotto il profilo delle attività che dei soggetti coinvolti, delle misure volte al superamento della condizione di povertà rispetto a quelle di inclusione lavorativa e di avvicinamento formativo al mercato del lavoro». L’Ance ha invece bocciato i requisiti contributivi per quota 100 che rendono la nuova modalità di pensione anticpata «assolutamente impraticabile» per gli operai edili, «con il perdurare della presenza di lavoratori ”anziani” occupati in attività faticose, senza peraltro la possibilità di effettuare l'auspicato ricambio generazionale». Difficile per i lavoratori del comparto anche accedere all'Ape social. Per questo l'Ance ha chiesto «un intervento normativo specifico» per il settore edile e l'apertura «di un tavolo di confronto con ministero del Lavoro e Inps per agevolare un percorso di prepensionamento degli operai del settore».

A partire da oggi il provvedimento è al centro di un intenso ciclo di tre giorni di audizioni: dalle associazioni datoriali ai vescovi e alla Caritas, seguiti dagli assessori al Lavoro delle Regioni, Inps, Istat e Corte dei Conti. In calendario, tra gli interlocutori istituzionali, anche l'Upb.

© Riproduzione riservata