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Reddito di cittadinanza: ogni addetto dovrà trovare lavoro a 500…

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le stime dei consulenti del lavoro

Reddito di cittadinanza: ogni addetto dovrà trovare lavoro a 500 persone (oltre 800 al Sud)

Nei 501 centri per l’impiego sparsi in tutta Italia lavorano oggi circa 8mila operatori. Di questi, solo 4.981 (1.835 al Nord, 1.143 nel Centro Italia e 2.003 al Sud) sono specializzati e qualificati per gestire la “presa in carico” dei circa 2,5 milioni italiani e stranieri in età lavorativa e sotto la soglia di povertà che potrebbero beneficiare del reddito di cittadinanza. In pratica, a partire dal 6 marzo, ogni operatore del centro per l’impiego dovrebbe quindi occuparsi mediamente di oltre 500 potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza, che salgono addirittura a 815 unità se si considera solo il Sud, mentre il Nord Ovest la quota è di 729 unità.

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La mappa del “carico di lavoro” potenziale degli operatori (basata sull'ipotesi che solo il 75% del totale dei percettori del reddito debba sottoscrivere il Patto per il lavoro e quindi rivolgersi ai centri per l’impiego) è contenuta nel documento presentato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del lavoro alla commissione Lavoro del Senato, impegnata in un intenso ciclo di audizioni sul cosiddetto “Decretone” (Dl 4/2019) con le norme su Quota 100 e reddito di cittadinanza.

Tempi lunghi per i nuovi operatori
Certo, a regime, gli operatori dei servizi per l'impiego sono destinati a crescere: la legge di Bilancio 2019 prevede l'arrivo di 4mila nuovi addetti per i Cpi (con uno stanziamento di 280 milioni di euro nel biennio 2019-2020), cui dovrebbero aggiungersi altri 1.600 dipendenti già previsti dal precedente Governo e 6mila “navigator” che saranno selezionare tra marzo e aprile per affiancare i fruitori RdC nella ricerca attiva di un impiego. Ma i tempi per vedere in azione questo esercito di operatori si preannunciano molto lunghi. Da qui l'allarme dei consulenti del lavoro, che in audizione hanno chiesto procedure snelle, suggerendo di «obbligare soltanto il richiedente a recarsi presso il Centro per l'impiego al primo appuntamento, e stipulare il Patto di servizio valido per tutti i componenti della sua famiglia». Da chiarire anche il modello organizzativo e le strutture in cui dovrebbero operare i “navigator”. Un ruolo nuovo, per il quale si candidano gli stessi consulenti del lavoro, giacché «le caratteristiche professionali ed i titoli di studio richiesti» sono «parte delle più ampie competenze professionali» della categoria.

Upb: rischio di «comportamenti opportunistici»
In audizione, come già Confindustria, anche l'Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) ha evidenziato tra gli aspetti critici del Reddito di cittadinanza il rischio di «comportamenti opportunistici» dei beneficiari. I costi della nuova misura antipovertà, ha spiegato il presidente Giuseppe Pisauro, dipendono infatti da «quanto i meccanismi di controllo e sanzioni riusciranno a garantire che i soggetti oggi occupati non modifichino le loro scelte lavorative». «Visto che per chi ha un reddito da lavoro inferiore il sussidio può rappresentare un disincentivo al lavoro», se i «400mila» potenziali percettori che oggi risultano occupati «si facessero tutti licenziare la spesa crescerebbe di 2 miliardi a regime».

Famiglie numerose svantaggiate
Ma «l'aspetto critico principale» del RdC secondo l'Upb è «la scala di equivalenza implicita nel provvedimento». «La volontà di assicurare ai monocomponenti una soglia di 780 euro mensili, di garantire un aumento dei sussidi per i pensionati in condizioni di disagio e di fissare un importo minimo del trattamento» - ha spiegato Pisauro - «ha portato a definire una scala di equivalenza che svantaggia relativamente i nuclei più numerosi rispetto al Reddito di inclusione e rispetto a quanto fatto in altri Paesi». E questo «sia per la presenza del tetto del 2,1 (che irrigidisce i requisiti, ad esempio, per una coppia con quattro o più figli), sia per la crescita limitata del parametro all'aumento del numero di componenti». Eppure - ha concluso - «è noto che oggi la povertà è diffusa soprattutto tra le famiglie numerose e con molti figli, mentre i pensionati sono relativamente meno a rischio di povertà».

Pesco (M5S): da Upb valutazioni oltre il suo mandato
L’analisi dell’Upb non è però piaciuta a Daniele Pesco (M5S), presidente della commissione Bilancio di palazzo Madama, che attacca le «valutazioni che vanno oltre il suo mandato».L’”effetto spiazzamento” denunciato dall’Upb, «con lavoratori che oggi hanno stipendi talmente bassi da creare un disincentivo a proseguire il lavoro pur di avere il beneficio», non tiene conto, secondo Pesco, «che questi lavoratori prendono stipendi da fame». Da bocciare anche la critica Upb ai vincoli imposti sui nuovi occupati, come la non licenziabilità, che condizionerebbero l'efficacia degli incentivi alle imprese. «Considerazioni - rileva Pesco in una nota - che sembrano aderire a quelle espresse da Confindustria, che vorrebbe più soldi e meno vincoli. Ma si tratta di osservazioni che non competono a un organismo che la legge vuole rigorosamente indipendente».

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