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Allarme Fmi: guai ad abbassare la guardia sul debito

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L'Analisi|L’ARTICLE IV SULL’ITALIA

Allarme Fmi: guai ad abbassare la guardia sul debito

Nel confermare le stime su un probabile aumento del +0,6 per cento del Pil per quest'anno, il Rapporto sull'Italia degli esperti del Fondo monetario internazionale non nasconde le preoccupazioni per le implicazioni dell'attuale politica di bilancio del paese (foto Epa)
Nel confermare le stime su un probabile aumento del +0,6 per cento del Pil per quest'anno, il Rapporto sull'Italia degli esperti del Fondo monetario internazionale non nasconde le preoccupazioni per le implicazioni dell'attuale politica di bilancio del paese (foto Epa)

L’economia italiana ha rallentato e i rischi di recessione sono cresciuti. Per la frenata dell’Eurozona, ma anche per la maggiore incertezza sulla politica di bilancio interna, che si è tradotta, lo scorso anno, nell’incremento dei rendimenti sui titoli del debito pubblico. Così, nel confermare le stime su un probabile aumento del +0,6 per cento del Pil per quest’anno, il Rapporto sull’Italia degli esperti del Fondo monetario internazionale, discusso il 25 gennaio scorso dal board dei direttori dell’organismo di Washington, non nasconde le preoccupazioni per le implicazioni dell’attuale politica di bilancio del nostro paese. Comprese quelle di un rischio di contagio globale in caso di una crisi italiana.

I timori dei mercati potrebbero attenuarsi nel breve termine se terrà il potenziale accordo fra la Ue e l’Italia (e del resto è proprio l’intesa sul 2 per cento di deficit che ha fatto scendere lo spread di 80 punti base dallo scorso mese di novembre). Tuttavia lo staff Fmi si dice preoccupato perché le politiche messe in atto dal governo italiano potrebbero lasciare il paese vulnerabile ed esposto a una nuova perdita di fiducia dei mercati «anche in assenza di ulteriori shock esterni».

Se poi si materializzasse qualche nuovo “cigno nero”, il debito pubblico potrebbe subire un incremento prima e più velocemente del previsto e l’Italia potrebbe essere costretta ad adottare una forte stretta di bilancio, che spingerebbe un’economia già indebolita in recessione. Ma a quel punto il peso della crisi ricadrebbe in modo sproporzionato sui più deboli.

Tanto più importante, dunque, secondo l’organismo diretto da Christine Lagarde, puntare su riforme strutturali in grado di aumentare il potenziale della crescita economica: dal decentramento della contrattazione salariale, alla liberalizzazione dei mercati, alla riforma della Pubblica amministrazione alla modernizzazione delle procedure fallimentari. Ma altrettanto necessaria è una politica fiscale favorevole all’impresa, che tagli la spesa corrente e accresca gli investimenti pubblici, allarghi la base tributaria e abbassi le tasse sul lavoro; essenziale, inoltre, è il rafforzamento dei bilanci bancari. Il tutto, sempre seguendo la bussola del raggiungimento di un aggiustamento di bilancio graduale e moderato che assicuri un piccolo surplus nel medio termine.

La discussione del rapporto Fmi sull’Italia arriva alla vigilia delle previsioni invernali della Commissione europea, in procinto di tagliare drasticamente le previsioni di crescita per quest’anno. E contiene anche un piccolo assist per il Governo italiano, rappresentato da una stima dell’output gap del nostro paese, nettamente più ampio di quello calcolato a Bruxelles: nel 2018 secondo il Fmi la distanza con il Pil potenziale è stata pari, per l’economia italiana, a meno 1 per cento mentre per l’Unione europea è stata pari a –0,3 per cento. Ciò significa che c’è più spazio per imputare alla cattiva congiuntura un eventuale peggioramento del deficit.

Tuttavia, gli esperti di Washington nell’aggiornare le loro valutazioni, riservano un paio di stoccate ai provvedimenti appena varati dal governo giallo-verde. Sulla previdenza il Fondo teme che le nuove norme finiscano con l’accrescere il numero dei pensionati, aumentare un conto previdenziale già elevato e abbassare la partecipazione al mercato del lavoro nonché la crescita potenziale. Quanto al nuovo programma sul reddito di cittadinanza, per il Fondo è certamente positiva la finalità di stendere una rete contro la povertà. Ma gli economisti sono preoccupati del fatto che il livello dei benefici sia molto più alto di quanto previsto nelle best practices internazionali. Con la conseguenza di scoraggiare l’occupazione regolarmente registrata e aumentare la dipendenza dall’assistenza pubblica.

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