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«Diventi leader», progetto da 2 milioni per 100 giovani…

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Confindustria e Federmanager

«Diventi leader», progetto da 2 milioni per 100 giovani imprenditori

Un progetto da 2 milioni di euro per dare la possibilità a 100 giovani, dai venti ai ventinove anni, di seguire un corso di sei mesi, con un periodo di formazione all’estero, che consenta loro di diventare leader in Italia, in controtendenza, insomma, con la fuga di cervelli, che costa al nostro Paese, secondo uno studio di Confindustria, 14 miliardi di euro l'anno. Il progetto, promosso da Fondirigenti, il fondo interprofessionale di Confindustria e Federmanager, si chiama “Diventi leader” (anzi, “D20 Leader”) e sarà presentato il 7 e 8 febbraio a Milano,

“D20 leader” ai nastri di partenza
Sul progetto, il cui bando sarà pronto in primavera, viene chiesto in questi giorni il patrocinio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «È una grande occasione - afferma Carlo Poledrini, presidente di Fondirigenti, che lo presenterà nell'ambito di Connext, l'evento di partenariato industriale internazionale – per questi 100 giovani che, da leader, potranno imprimere innovazione e crescita sia nelle imprese che nelle comunità territoriali dove si troveranno ad operare». «D20 leader – continua il presidente di Fondirigenti - è un progetto nato per celebrare il Ventennale della Fondazione per guardare al futuro del nostro Paese anziché al passato; è uno scambio di energie, simbolicamente, riservato a 100 ventenni di valore a cui forniremo le migliori opportunità e prospettive di crescita culturale, professionale e umana; vi investiamo 2 milioni di euro e contiamo di ripetere l'esperienza in futuro».

Il candidato ideale
I criteri di scelta dei giovani, assicura Fondirigenti, saranno trasparenti e meritocratici, improntati a saggiare la preparazione di base, le caratteristiche personali e le motivazioni. I candidati dovranno possedere un'idea di leadership aperta e condivisa, da realizzare nel mondo dell'impresa, del non profit, della pubblica amministrazione, dei beni culturali. Il 20 per cento dei posti sarà riservato a giovani non laureati provenienti dagli Istituti tecnici superiori, mentre fra le lauree, almeno triennali, saranno valutate le facoltà economiche, giuridiche, umanistiche, ingegneristiche, di scienza e ricerca. I giovani selezionati durante la loro esperienza di project work saranno inoltre ospitati da aziende, associazioni e istituzioni con caratteristiche di innovatività e attività internazionale.

Le fasi del progetto
L'inizio dei corsi è già previsto per il mese di maggio, si partirà con l'insegnamento, sia attraverso lezioni frontali che via web, dei fondamenti della professione manageriale e l'analisi dei “nuovi lavori” e con uno “Study tour” all'estero della durata di due mesi, ospiti delle citate organizzazioni internazionali. Seguirà una fase di controllo e di verifica sull'idoneità dei profili e un altro ciclo di tre mesi, chiamato “Project work”, in cui i partecipanti, suddivisi in gruppi, saranno impegnati nello sviluppo delle proprie idee di innovazione negli organismi che saranno parte del progetto. Infine, un mese di valutazione e condivisione dei risultati.

Le qualità necessarie
«Cerchiamo ragazzi – tiene a precisare il presidente Poledrini - che ritengano la libertà, il rispetto, l'autonomia e la responsabilità, aspetti prioritari del proprio futuro e che siano disposti ad investire alcuni mesi della loro vita. Il Paese e le imprese hanno grande bisogno di giovani leader». Nel mercato del lavoro del 2020 più di un terzo delle competenze attuali saranno obsolete e occorre avviare un processo di rinnovamento e di ricambio nelle imprese familiari, che rappresentano più dell'85 per cento del totale e circa il 70 per cento dell'occupazione, e per un quarto sono guidate da manager che hanno più di 70 anni. Su cento imprese con meno di 10 milioni di fatturato soltanto 15 si avvalgono di dirigenti esterni alla proprietà.

Destinazione Italia
Fra gli obiettivi del progetto, quello di trattenere i nostri giovani talenti. La cosiddetta fuga dei cervelli all'estero arreca un danno gravissimo al nostro Paese. Secondo l'Aire, l'anagrafe degli italiani all'estero, sono ben 243 mila gli italiani che nel 2017 hanno registrato la loro residenza all'estero, un dato che ricorda le emigrazioni degli anni '50. E un buon 30 per cento degli espatriati è provvisto di laurea. Questa perdita di capitale intellettuale ci costa, secondo una stima del Centro studi Confindustria, un punto di Pil all'anno, ovvero 14 miliardi di euro.

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