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Dossier Le imprese chiedono quote garantite nelle vendite di camion elettrici

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Dossier | N. 338 articoliDossier circolazione stradale

Le imprese chiedono quote garantite nelle vendite di camion elettrici

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Il lungo negoziato sui tagli alle emissioni di CO2 per i mezzi pesanti entra nella sua fase decisiva e le grandi aziende tornano a sollecitare la Ue perché fissi «un obiettivo ambizioso di vendite obbligatorie per gli esemplari a zero emissioni». Lo chiede una lettera inviata ieri da sei operatori industriali, commerciali e della logistica: Carrefour, Nestlé, Db Schenker, Spar, Alstom e Geodis.

I destinatari sono i rappresentanti di Parlamento, Consiglio e Commissione europei, che tra una settimana (il 12 febbraio) si riuniranno per la trattativa congiunta finale (trilogo). Domani il Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti del Consiglio) conferirà il mandato negoziale alla presidenza di turno (rumena). A ottobre il Parlamento europeo aveva votato un taglio del 35% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e l’introduzione di una soglia minima del 5% per i mezzi a emissioni zero (praticamente, gli elettrici) già dal 2025. Rispetto a quest’ultimo obiettivo, la Commissione si è sempre opposta, stando più vicina ai costruttori, che lo hanno dichiarato irraggiungibile e troppo costoso. Il Consiglio non si è ancor schierato: sosterrà una quota minima di elettrici solo se risulterà opportuna in sede di revisione della legislazione (nel 2022).

Con la lettera di ieri, le grandi aziende cercano di spostare l’ago della bilancia in Consiglio, dove l’ultima riunione dei ministri dell’Ambiente ha visto alcuni Stati (tra cui Regno Unito, Olanda, Irlanda e Lussemburgo) esprimersi a favore della soglia del 5 per cento. Le grandi aziende tornano a farsi sentire dopo che una quarantina di loro era uscita allo scoperto per la prima volta chiedendo forti tagli alle emissioni medie di CO2 (si veda «Il Sole 24 Ore» dell’8 maggio 2018).

Ora chiedono certezze sull’elettrico, definendolo «vitale per il settore dei trasporti allo scopo di ridurre emissioni e costi dei combustibili». Torna quindi in primo piano l’interesse a risparmiare sui costi d’esercizio.

Ma, forse per prevenire le obiezioni dei costruttori, le aziende parlano di tagli che tengano conto della lunghezza dei percorsi e del carico trasportato. In sostanza, paiono accontentarsi di cominciare dai mezzi adibiti alle consegne dai depositi ai commercianti e da questi ai clienti finali.

Un obiettivo sostanzialmente condiviso da Gianandrea Ferrajoli, presidente del Cecra (la federazione europea delle associazioni nazionali dei concessionari) e dell’italiana Federauto, che fa notare come percorrenze più lunghe siano molto difficili da raggiungere in modalità elettrica: rispetto alle auto, i costruttori di mezzi pesanti sono ancora indietro sulle batterie. Inoltre, mancano le infrastrutture, sia di ricarica, sia di alimentazione (le linee analoghe a quelle dei filobus, che in Italia sono in sperimentazione solo per sei chilometri sull’autostrada Brebemi, in collaborazione con Scania). L’unica soluzione oggi praticabile, secondo Ferrajoli, resta l’alimentazione a metano liquido.

Secondo Transport & Environment, l’organizzazione ecologista più attiva sulla materia in ambito europeo, non bisogna comunque trascurare di fissare obiettivi - pur meno stringenti - anche per i mezzi destinati a percorrenze maggiori.

LE PROPOSTE IN GIOCO

35%
Media nel 2030
Taglio di emissioni medie di CO2 nei mezzi pesanti rispetto a oggi, secondo il testo approvato a ottobre dal Parlamento europeo.

7%
La posizione dei costruttori
Taglio inizialmente ritenuto possibile dai costruttori. Alcuni esperti ritengono realistico il 15%.

7.700 euro
Risparmio annuo
Taglio costi di esercizio di un camion stimato dalle aziende in caso di riduzione del 24% delle emissioni di CO2.

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