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Venezuela, gli incontri del governo con Guaidó e i rischi del voto al…

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LA CRISI in venezuela

Venezuela, gli incontri del governo con Guaidó e i rischi del voto al Senato di martedì

Per la crisi in Venezuela, e in particolare per le ripercussioni che potrebbe avere sugli equilibri all'interno del governo giallo verde, martedì 12 potrebbe essere una di quelle date da segnarsi in agenda: quel giorno, infatti, il ministro degli Affari esteri Moavero Milanesi riferirà in Senato sulla riunione del Gruppo di contatto a Montevideo. Dopo le comunicazioni del reponsabile della Farnesina, è previsto il voto sulle risoluzioni che verranno presentate in aula. E qui potrebbero sorgere delle difficoltà (foto Epa)
Per la crisi in Venezuela, e in particolare per le ripercussioni che potrebbe avere sugli equilibri all'interno del governo giallo verde, martedì 12 potrebbe essere una di quelle date da segnarsi in agenda: quel giorno, infatti, il ministro degli Affari esteri Moavero Milanesi riferirà in Senato sulla riunione del Gruppo di contatto a Montevideo. Dopo le comunicazioni del reponsabile della Farnesina, è previsto il voto sulle risoluzioni che verranno presentate in aula. E qui potrebbero sorgere delle difficoltà (foto Epa)

Per la crisi in Venezuela, e in particolare per le ripercussioni che potrebbe avere sugli equilibri all’interno del governo giallo verde, martedì 12 potrebbe essere una di quelle date da segnarsi in agenda: quel giorno, infatti, il ministro degli Affari esteri Moavero Milanesi riferirà in Senato sulla riunione del Gruppo di contatto (Regno Unito, Germania, Spagna, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Francia e Svezia), che si è riunito oggi a Montevideo.

Dopo le comunicazioni del reponsabile della Farnesina, è previsto il voto sulle risoluzioni che verranno presentate in aula. E qui potrebbero sorgere delle difficoltà. L’esecutivo italiano è l’unico che sul fronte europeo non ha ancora riconosciuto la legittimità della leadership del leader del parlamento venezuelano Juan Guaidó . Il governo ha bloccato per due volte in pochi giorni il tentativo europeo di arrivare a una dichiarazione comune dei 28 a favore di Guaidò.

Dopo Maduro, anche Guaidò si appella al Papa
Intanto, dopo la richiesta avanzata da Maduro al Papa affinchè promuova un’operazione di mediazione tra le parti, anche il presidente autoproclamato ha fatto appello al Pontefice «affinché tutti quelli che possono aiutarci, come il Santo Padre, possano collaborare per la fine dell’usurpazione, per un governo di transizione, e a portare a elezioni veramente libere in Venezuela, al più presto» ha affermato in un’intervista esclusiva a Sky Tg24 (come aveva fatto lo stesso Maduro).

L’esecutivo punta a una mozione unitaria ma le posizioni sono distanti
Nell’attesa, e nell’auspicio, che la crisi perda di intensità, e che le parti trovino un accordo anche grazie la mediazione della Santa Sede, l’esecutivo giallo verde lavora a una mozione unitaria. Allo stato attuale, tuttavia, le posizioni dei due azionisti di maggioranza, M5s e Lega, stentano a convergere. I Cinque Stelle sono contrari a “ingerenze esterne” e propongono una posizione neutrale; la Lega tramite il suo leader Matteo Salvini ha attaccato Maduro. Lunedì, alla vigilia della partita sulle mozioni, Salvini incontrerà al Viminale una delegazione venezuelana, così come chiesto da Guaidó con una lettera ufficiale.

Il compromesso Conte
La linea ufficiale del governo giallo verde è quella di mediazione espressa nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Conte, che lunedì con una nota ha chiarito che «l’Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione».

Le opposizioni hanno depositato mozioni a favore di Guaidó
Le opposizioni hanno già intrapreso la strada delle mozioni. Il Pd ne ha depositata a Palazzo Madama una con cui chiede al governo di impegnarsi a riconoscere Guaidó come presidente a interim, al fine di convocare in tempi brevi nuove elezioni libere. Una posizione, quella delineata dai Dem, che si allinea a quella già assunta da Francia, Spagna, Austria, Regno Unito e Svezia. Un’altra mozione è stata presentata da Forza Italia: gli Azzurri chiedono che il Parlamento faccia una scelta chiara. Due mozioni che puntano entrambe a stanare il Carroccio, che è di fatto sfidato a votarle e ad abbandonare le timidezze pentastellate. Il governo a Palazzo Madama può contare su appena quattro voti di scarto.

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