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Zingaretti mobilita anche 16enni e studenti: obiettivo un milione ai gazebo

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Zingaretti mobilita anche 16enni e studenti: obiettivo un milione ai gazebo

Forte del fresco endorsement del “padre” dell'Ulivo Romano Prodi («Al Pd serve un padre e Zingaretti può diventarlo: decisivo andare a votare alle primarie», è il suo messaggio in un'intervista a Repubblica), Nicola Zingaretti si appresta a vincere le primarie del 3 marzo. Ma con qualche preoccupazione: per prima cosa è necessario superare il 50% per avere la conclamazione ai gazebo, altrimenti – come da statuto – l'elezione avverrà in assemblea nazionale e dovrà essere frutto di accordo con il secondo e\o terzo arrivato, ossia Maurizio Martina e\o Roberto Giachetti. Ma il 50% non basterebbe comunque ad avere una maggioranza sicura negli organi deliberativi del partito, l'assemblea e la direzione: per una piena autonomia politica la percentuale si deve avvicinare al 55%.

La seconda preoccupazione, legata alla prima, riguarda l'affluenza ai gazebo: nel 2013 quasi tre milioni, nel 2017 quasi due milioni, ora si punta ad almeno un milione. D'altra parte l'esperienza statunitense insegna che l'affluenza alle primarie è direttamente proporzionale alla percentuale di voti alle elezioni vere, e il Pd è passato in pochi anni da 12 milioni di elettori a 6. Quindi un milione di elettori ai gazebo sarebbe un buon segnale per la salute del partito e per lo stesso Zingaretti, che potrebbe rivendicare una partecipazione dignitosa. «Più persone vanno a votare alle primarie più voti prenderà Zingaretti», è il ragionamento che fanno i suoi collaboratori, nella convinzione che la base del partito è cambiata nei sette anni di Matteo Renzi e che se andassero a votare solo i militanti e gli elettori più convinti potrebbero premiare i candidati più vicini all'ex leader, ossia Martina e soprattutto Giachetti, invece del candidato della discontinuità.

Da qui l’esigenza di allargare, di richiamare il famoso popolo del centrosinistra che alle ultime elezioni di era allontanato dal Pd scegliendo Leu o il M5s o rifugiandosi nell'astensione. Da qui la scelta di lanciare il manifesto on line senza il simbolo del Pd, con la sola immagine di Zingaretti e il richiamo a “Piazza grande”, la manifestazione che ha lanciato la sua candidatura a ottobre scorso. Una scelta subito contestata dai suo avversari, come è naturale, con Giachetti che accusa: «Se pensi a qualcosa di diverso dal Pd, forse per far rientrare chi se ne è andato, è bene che i nostri elettori lo sappiano». Ma in fondo anche Renzi fece lo stesso nelle due primarie di partito da lui vinte, nel 2013 e nel 2017: senza simbolo del Pd, proprio per allargare il campo oltre il Pd.

L'obiettivo è dunque coinvolgere più persone possibile. Per questo Zingaretti ci ha tenuto a far approvare due delibere nell'assemblea di domenica scorsa che ha dato il via alla corsa a tre per le primarie: per far votare i ragazzi dai 16 anni e gli studenti fuori sede. E come già accaduto in passato potranno votare anche gli stranieri con regolare permesso di soggiorno purché, dal momento che non hanno la tessera elettorale, si registrino nei giorni precedenti e votino in seggi speciali presenti in ogni municipio. La linea Maginot è segnata: abbondantemente oltre il 50% e almeno un milione di partecipanti.

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