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La nostra costituzione, dai padri costituenti ai nipoti populisti

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L'Analisi|SOLO MISURE SPARSE

La nostra costituzione, dai padri costituenti ai nipoti populisti

(fotogramma)
(fotogramma)

Ed ecco la Costituzione a Cinque stelle, da approvarsi con il supporto remissivo e indolente dei voti della Lega, il partito del pragmatismo amministrativo e del disinteresse istituzionale. Nessun disegno, solo misure sparse. Spicca l’infiltrazione espansiva nel nostro sistema della sovranità legislativa popolare, addirittura prevalente, in caso di contrasto, sulle prerogative delle Camere.

Una democrazia inedita, sperimentale, figlia di una contraddizione vivente: un ministero, ed un ministro, ad un tempo per i rapporti con il parlamento e per la democrazia diretta. Per il parlamento, ma contro il parlamento. Una contraddizione vivente, ma non casuale. Lo strumento, l’apparentemente banale sforbiciata al numero di deputati e senatori; il fine, lo specchietto per le allodole di una democrazia che non costa.

Povere istituzioni, quelle che devono soprattutto costare poco. Si svela, gradualmente, la “repubblica del popolo”, la terza. La rappresentanza politica diventa un orpello, un megafono: deputati e senatori ridotti nel numero, privi di ruolo e di funzione, e quindi di prestigio sociale; senza lo spreco di qualità culturali e di formazione democratica, nessuna autonomia dei singoli, l’inesperienza è un requisito. Un buon serbatoio per alimentare il reddito di cittadinanza, prima e dopo il mandato.

I Cinque Stelle: è un errore considerarli sprovveduti e pasticcioni, sanno quello che vogliono; è un errore immaginarli innocui, i danni saranno definitivi. Viene proposta come una sublimazione della democrazia, ed è una deriva oligarchica: a decidere tutto non saranno gli elettori, ma pochissimi, con il supporto di qualche lobby. Necessari, gli e le altre, per indirizzare e organizzare la legislazione referendaria, che via via sostituirà quella delle camere; e per ogni altra decisione, da intestare comunque al popolo.

Il tutto assomiglia maledettamente all’oggi, ma verrà formalizzato. Sarà, se ce la fanno, il nostro sistema istituzionale. Il coronamento sarà farlo decidere ai cittadini, nel referendum che segue le riforme costituzionali prive della richiesta maggioranza parlamentare: avrà successo se gli elettori si faranno convincere che la riduzione dei parlamentari è un beneficio economico redistributivo, allettare dai costi della politica che diminuiscono, eccitare dalla giusta punizione per la casta.

Di contro, gli elettori non sono stati teneri con le riforme costituzionali dei partiti, almeno fino ad oggi, e sono sembrati avere le idee chiare. Il fascino, la suggestione di istituzioni “gratis” (come il Senato della riforma bocciata nel dicembre 2016 ), fino ad oggi non ha attecchito. Anche in questo caso, la base su cui l’intera operazione poggia è un generoso omaggio della miopia dei partiti; tutti quelli che hanno governato negli ultimi decenni.

Oggi, per salvare un sistema di cui profittavano ma che non volevano distruggere, dovrebbero trovare l’onestà disinteressata di una poderosa autocritica. Autocritica, per cominciare, per lo svuotamento delle funzioni del parlamento; non a fini strategici, come sarà per i Cinque Stelle, ma per convenienze di breve respiro, per superficialità. I testi delle leggi, spesso della lunghezza di un romanzo, da decenni trasmessi alle camere direttamente da palazzo Chigi, per un semplice voto a favore o contro il governo (il merito non si vota più); testi inintelleggibili, di cui faranno le spese i cittadini nella quotidianità.

Leggi elettorali fatte per trasferire la rappresentanza dei parlamentari dai cittadini a minuscole, prepotenti piccole oligarchie politiche, con il duplice risultato di spogliare di ogni residua sovranità gli elettori, e ridurre in schiavitù politica deputati e senatori; partiti senza più un barlume di democrazia interna , parlamentari senza un barlume di autonomia. Altri pezzi di Costituzione nel cestino, gli artt. 49 e 67, la democrazia dentro i partiti e la rappresentanza generale dei parlamentari. Per comodità, fino ad oggi; per strategia costituzionale per i Cinque Stelle.

Una classe politica decorosa, seria, non si divide in maggioranza ed opposizione rispetto alla Costituzione. E, se si dispone a riformarla, lo fa senza escludere nessuno. Oggi, il dibattito dovrebbe partire dalla funzione della classe parlamentare, nel nostro caso addirittura dalla sua utilità. Se è ridotta al ruolo di passaparola, è sufficiente una consistenza simbolica, minima. Se ha di fronte a sé la grande responsabilità di guidare un popolo ed un intero paese in tempi di inedita complessità, le esigenze indirizzano verso la riqualificazione urgente e sostanziale della condizione e della qualità parlamentare. Di questo spessore sono i temi sui quali il parlamento prima, gli elettori poi , si troveranno ad interrogarsi.

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