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Quota 100, reddito e Tav: l’impatto del voto in Abruzzo sulla tenuta governo Lega-M5S

Anche se Salvini assicura che nulla cambierà nell’equilibrio del governo e che non vuole un rimpasto, l’ampia vittoria del centrodestra in Abruzzo e, soprattutto, la forte affermazione della Lega, prima forza politica della regione, che fa il paio con la sconfitta dei Cinque Stelle, è destinata ad avere delle ripercussioni sul sottile equilibrio che caratterizza i rapporti tra il Carroccio e M5s, azionisti di maggioranza dell’esecutivo giallo verde.

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Da una parte, infatti, c’è la marcia di avvicinamento al 26 maggio, quando si andrà alle urne per le elezioni Europee; dall’altra si profilano all’orizzonte dell’agenda dell’esecutivo Conte dossier “caldi”: dalla Tav Torino-Lione, con annesso il rapporto ultimamente non facile con la Francia, alla richiesta di autorizzazione a procedere per Salvini in merito al caso Diciotti, dalle modifiche al decretone reddito di cittadinanza - quota 100, al nodo autonomie, dalla posizione sul Venezuela al rapporto con i sindacati, dopo la manifestazione della Cgil, Cisl e Uil di sabato.

Il responso Tav e la distanza delle posizioni tra Lega e M5s
Il nodo Tav e quello del caso Diciotti avranno un primo “incrocio” questa settimana, che pertanto si preannuncia complessa per gli equilibri di governo. Nella prima parte della settimana, è attesa la pubblicazione dell’analisi costi-benefici sull’infrastruttura. È probabile che il responso sia negativo, quindi a sostegno della posizione pentastellata, contraria alla realizzazione dell’opera. La Lega è invece a favore. Il dossier verrà consegnato a Salvini prima di essere pubblicato. A rendere il dossier ulteriormente scivoloso è lo stato di salute, attualmente non buono, dei rapporti diplomatici con il principale interlocutore dell’Italia sull’opera, la Francia. Nei giorni scorsi Salvini ha chiarito che, «se l'analisi dei tecnici sulla Tav fosse negativa, nessuno di noi vorrebbe né potrebbe fermare una richiesta di referendum». Alla fine le due forze politiche potrebbero valutare più opportuno rinviare la decisione a dopo le Europee, vero spartiacque per gli equilibri giallo-verdi.

Le incognite legate al voto in Giunta su Salvini
Mercoledì tornerà a riunirsi la Giunta delle Immunità del Senato sul caso Diciotti. «Non ci sarà nessun baratto», ha assicurato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il pentastellato Stefano Buffagni. Voto che, negli ultimi giorni, soprattutto dopo il risultato in Abruzzo potrebbe virare verso il “no” all’autorizzazione, ma con il rischio di una spaccatura nei 5 Stelle in Aula. La sconfitta M5s potrebbe essere interpretata dall’ala ortodossa del Movimento, che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico, come la naturale conseguenza di una linea politica, promossa dal leader politico Luigi Di Maio, troppo appiattita sulla Lega. Salvini ha messo in evidenza che le scelte effettuate in occasione del caso Diciotti sono state del governo nella sua interezza, e non sono nate dalla volontà politica di un singolo ministro. Il verdetto dell’Abruzzo potrebbe rafforzare la posizione del Carroccio, e i margini di manovra dei pentastellati, anche se su un tema particolarmente sensibile per i suoi elettori, potrebbero essere dopo domenica molto più sottili.

Le modifiche in corsa al decretone reddito di cittadinanza - quota 100
Domani mattina scadrà il termine per presentare gli emendamenti al decretone reddito di cittadinanza - quota 100. Da quel momento, la commissione Lavoro di Palazzo Madama avrà una settimana di tempo per selezionare le proposte di modifiche che pioveranno probabilmente a pioggia da tutti i gruppi parlamentari. Tra i nodi ancora da sciogliere, e che probabilmente saranno oggetto delle proposte di modifica, le famiglie numerose penalizzate rispetto a single e pensionati, i disoccupati in Naspi svantaggiati rispetto ai beneficiari del reddito di cittadinanza, poveri senza fissa dimora esclusi da ogni sussidio, esodati ancora in cerca di tutela, regioni alla ricerca di una direzione su navigator e centri per l’impiego. Poiché la gestazione del provvedimento sulle due misure chiave di Cinque Stelle e Lega è stata lunga e difficile, anche la partita sulle correzioni in corsa si preannuncia tutta in salita. E il Carroccio, dopo l’ultimo successo elettorale, potrebbbe avere una carta in più da giocarsi.

Il nodo autonomie
Un altro nodo che potrebbe influire sugli equilibri della maggioranza è quello dell’attuazione dell’Autonomia differenziata per dare più competenze alle Regioni, che vede in prima fila Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Un cantiere che è aperto da più di un anno. La Lega punta ad accelerare e garantisce che la proposta dell’esecutivo arriverà entro questa settimana. L’obiettivo è arrivare al consiglio dei ministri di venerdì 15 con una bozza di intesa che abbia il via libera delle Regioni interessate. Rimangono tuttavia dei nodi da sciogliere, che riguardano: infrastrutture e sanità. Considerato che da una parte fanno riferimento a materie sensibili per le due regioni a trazione leghista, Lombardia e Veneto, dall’altra i ministeri competenti sono a guida M5s, dopo le elezioni in Abruzzo il Carroccio potrebbe esercitare il suo peso, e convincere la componente pentastellata a limare la sua posizione, aprendo così la strada a un’intesa. Il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, non ha dubbi: la firma «della sottoscrizione dell’autonomia, è necessaria prima delle elezioni europee. Qualche Ministero ha un po’ di ritrosie, ma li convinceremo».

La posizione sul Venezuela, tra non ingerenza e opposizione a Maduro
I pontieri di Lega e M5s lavorano in queste ore per accorciare le distanze sulla crisi in Venezuela. L’obiettivo è quello di giungere a una mozione di maggioranza, da presentare domani quando, dopo la relazione al Senato del ministro degli Affari esteri Moavero sul quanto emerso a Montevideo, in occasione della riunione del gruppo di contatto, è previsto il voto sulle risoluzioni che verranno presentate in aula dalle opposizioni. E qui potrebbero sorgere delle difficoltà. Se M5s sostiene il principio di non ingerenza, il Carroccio ha più volte chiarito di essere contro Maduro. Le mozioni delle opposizioni, che chiedono al governo di impegnarsi a riconoscere Guaidó come presidente a interim, al fine di convocare in tempi brevi nuove elezioni libere, sfidano di fatto Salvini ad abbandonare le timidezze della linea pentastellata. A Palazzo Madama il governo può contare su quattro voti di scarto.

I sindacati in piazza contro la politica economica dell’esecutivo
Infine, un’altra sfida alla maggioranza arriverà dai sindacati. A sei anni dall’ultima manifestazione unitaria in piazza San Giovanni (era il 22 giugno 2013 quando scesero in piazza, sempre di sabato, con lo slogan “Lavoro è democrazia?), Cgil, Cisl e Uil sono tornate insieme per chiedere al governo di cambiare rotta sulla politica economica. Qui, più che il voto in Abruzzo, peserà la recessione tecnica. E la necessità, più volte messa in evidenza dalla Lega, di rilanciare gli investimenti pubblici.

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