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Negozi, Lega e M5S ora si dividono anche sulle chiusure domenicali

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rallenta l'iter della legge

Negozi, Lega e M5S ora si dividono anche sulle chiusure domenicali

Per ora non è una retromarcia, ma piuttosto una frenata giustificata dal bisogno di ripartire con un nuovo ciclo di audizioni perché sul testo base - frutto dell'accordo tra Lega e Cinque Stelle - le opposizioni hanno chiesto nuovi approfondimenti. Ma la sostanza è che il progetto giallo-verde delle chiusure domenicali rallenta con le audizioni che partiranno solo da fine febbraio. E nonostante le rassicurazioni da entrambe le sponde sembra profilarsi una nuova divisione nella maggioranza, con la Lega che vuole vedere meglio i possibili effetti negativi sull'economia delle chiusure domenicali e i Cinque Stelle che invece spingono per accelerare.

Nei giorni scorsi la commissione Attività produttive della Camera - che sta esaminando il testo di sintesi su cui si lavora da dopo l'estate - ha deciso di mettere a punto un nuovo ciclo di audizioni, dopo quelle dei mesi scorsi, per riascoltare le associazioni di categoria, alla luce delle modifiche inserite nell'ultima versione, ossia il Ddl depositato il 31 gennaio scorso. Il 25 febbraio è il termine stabilito entro il quale i vari gruppi parlamentari dovranno indicare chi audire. Per le audizioni ci vorranno alcune settimane. Insomma l'esame nel merito non potrà partire prima di primavera inoltrata. Il testo base sui negozi prevede 26 aperture domenicali su 52 e la chiusura degli esercizi commerciali nelle 12 festività nazionali, c'è però una deroga per 4 giorni di apertura da stabilire su scelta delle Regioni. Altra eccezione è quella che riguarda, appunto, i centri storici e i negozi di vicinato che potranno rimanere aperti tutte le domeniche dell'anno, eccetto le festività. Per le zone turistiche poi le 26 domeniche potranno essere concentrate in alta stagione.

A rallentare è in particolare la Lega che vuole capire meglio gli effetti del Ddl. Sul tema, la presidente di commissione Barbara Saltamartini spiega che si è trovato l'accordo su una formula in cui si passa «da tutti i negozi chiusi ad un a con negozi aperti con buon senso, inserendo il tema dei centri storici», che per il suo partito è particolarmente importante per combattere il fenomeno dello spopolamento dei centri abitati e per garantire la sicurezza nelle città. Ma poi è sempre la stessa Saltamartini a spiegare che il testo «non è la Bibbia» e che nei prossimi giorni «ci sarà un nuovo confronto con le realtà associative anche per rivalutare gli effetti sull'occupazione, poi passeremo alla fase emendativa». La preoccupazione della Lega è infatti quella dei possibili effetti (meno posti di lavoro e meno consumi) sull'economia in un momento tra l'altro di pesante rallentamento. Anche il relatore del provvedimento, Andrea Dara (sempre della Lega), ha più volte ribadito che il testo si può cambiare anche se ci tiene a sottolineare che «non si tratta assolutamente di una marcia indietro», ma di una decisione presa a seguito della richiesta di confronto delle opposizioni rimaste «spiazzate perché abbiamo dato una deroga ai centri storici e ai negozi di vicinato che rimarranno aperti come oggi, cosa che negli altri testi non c'era».

I Cinque stelle sul tema delle chiusure domenicali sono però più intransigenti rispetto alla Lega: «Con questa proposta di legge - spiegano in una nota i portavoce dei M5S in commissione Attività produttive - abbiamo raggiunto un compromesso che rappresenta un ottimo punto di partenza per iniziare un percorso che ci consentirà di aiutare tanti lavoratori sfruttati e le loro famiglie, rivitalizzare i centri storici e consentire ai piccoli commercianti di affrontare la concorrenza della grande distribuzione, sempre lasciando ampia libertà a tutti di gestire aperture e chiusure». «Ogni testo è certamente sempre migliorabile e il lavoro parlamentare serve proprio a questo - concludono i deputati del M5S -, ma siamo certi che non si può tornare indietro, perché gli interessi dei cittadini sono più importanti degli interessi di qualsiasi lobby». Le chiusure domenicali, come è noto, sono anche una tema caro anche alla Chiesa, come ha ricordato anche il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, che ha aggiunto di comprendere «anche il problema dei posti di lavoro». E c'è chi già come il vescovo di Campobasso, Giancarlo Bregantini, punta il dito contro i Cinque Stelle: «Il dietrofront del M5S sulle chiusure domenicali è gravissimo, hanno seguito la Lega. I borghi commerciali devono restare chiusi».

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