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Ponte di Genova: a terra la seconda trave. Dinamite per abbattere la…

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giù la trave fra la pila 6 e la 7

Ponte di Genova: a terra la seconda trave. Dinamite per abbattere la pila 8

Questa mattina è iniziata la discesa della trave tra la pila 6 e la pila 7 di ponte Morandi a Genova. Come già avvenuto il 9 febbraio per il primo impalcato, la complessa operazione è iniziata ieri sera con il taglio della trave ed è durata tutta la notte. La seconda trave ha toccato terra alle 18,45, nei tempi previsti dai tecnici delle aziende impegnate nella demolizione dell'ex viadotto Morandi. L'operazione ha così 'liberato' la pila 7. Al termine della messa in sicurezza partiranno subito i lavori sulla trave tampone tra la pila 5 e la pila 6, quelle più vicine alla collina. La complessa operazione è documentata da un video realizzato con un drone, diffuso dall’ufficio del commissario alla ricostruzione. Il pezzo pesa 916 tonnellate, ha 36 metri di lunghezza e 18 di larghezza. «Ogni settimana smonteremo una trave», aveva annunciato ieri il commissario Bucci annunciando l'operazione.

GUARDA IL VIDEO - Ponte di Genova: dal drone lo smontaggio del tratto fra la pila 6 e la 7

La pila 8 sarà abbattuta con la dinamite
Saranno delle microcariche di dinamite innescate elettricamente e collocate
lungo l'intera struttura della pila 8 del Morandi ad abbattere il pilone sulla sponda ovest dell'ex viadotto. La decisione è stata presa nel corso della Commissione esplosivi che si è tenuta in prefettura a Genova, per decidere sul piano di demolizione con esplosivo del ponte. La riunione è stata poi aggiornata al 4 marzo. Servono infatti altre specifiche alla Siag di Parma, l'azienda specialista in esplosivi cui è stata affidata una parte della demolizione dell'ex viadotto. Una delle specifiche richieste riguarda la propagazione dell’onda d’urto determinata dalle esplosioni al suolo. La commissione - alla quale partecipano oltre agli esperti esplosivisti della Siag di Parma, la struttura commissariale e le forze dell'ordine anche Arpal e Ireti) - dovrà decidere sull'ampiezza della zona rossa che si estenderà anche in una no fly zone e su tutte le misure di sicurezza che vanno dalla dispersione di polveri alle vibrazioni al suolo determinate dall'esplosione. Le cariche di dinamite verranno collocate in fori praticati ad hoc sui bracci e sul piede del pilone. I detonatori saranno collegati per provocare un’implosione della struttura e il conseguente collasso.

Presentato un esposto per bloccare l’uso di esplosivi
Intanto il Comitato 'Liberi Cittadini di Certosa' ha presentato in Procura a Genova un esposto-denuncia sul potenziale rischio amianto e presenza di polveri nocive legato al crollo del Ponte Morandi e chiesto «la valutazione del rischio e procedure rigorose per i lavori di abbattimento dei tronconi rimasti e delle abitazioni sottostanti per evitare altre aerodispersioni e dunque l'aggravio di una situazione già di per sé drammatica, dovuta anche all'utilizzo del minerale nelle aree portuali e industriali nella città di Genova». «Appena lo vedrò, valuteremo il da farsi», ha sottolineato il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, ricordando che «non spetta però a noi valutare le procedure di demolizione se non per quel che riguarda la conservazione delle prove. Tutte le altre valutazioni spettano alla struttura commissariale».

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