Italia

Censis: il 53,3% dei consiglieri regionali del Sud favorevole…

  • Abbonati
  • Accedi
federalismo

Censis: il 53,3% dei consiglieri regionali del Sud favorevole a un nuovo regionalismo

(Agf)
(Agf)

Il 53,3% dei consiglieri regionali del Sud ritiene che sarebbe opportuno introdurre un regionalismo differenziato. Un dato sorprendente che emerge dallo studio del Censis commissionato dalla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali. Così la pensano i consiglieri sentiti dai ricercatori dell'istituto presieduto da Giuseppe De Rita (il 15% del totale). Sostengono che  il regionalismo avrebbe ragione di esistere poiché «l’Italia è la patria delle diversità territoriali».

Il 56,3% dei consiglieri italiani è favorevole
In Italia, in generale il 56,3% dei consiglieri regionali è favorevole al regionalismo (nel Nord-Est il dato sale al 68%). Solo il 23% ritiene che le Regioni debbano esercitare ovunque le stesse funzioni. «Della questione si dibatte dal 2001 e nel frattempo si è delineato un regionalismo differenziato di fatto _ si legge nello studio _  Basta osservare gli esiti dell'attività delle Regioni nelle competenze loro attribuite: in materia di sanità la quota di popolazione che si ritiene soddisfatta in alcune regioni supera il 60%, in altre è inferiore al 20%».

Nel mirino il rapporto Stato-Regioni
È  prioritaria, per i consiglieri regionali e per il Censis, la ridefinizione dei rapporti tra le Regioni e lo Stato centrale. Il 61,2% dei consiglieri regionali (il dato arriva al 76,9% nel Nord-Est) auspica un riordino complessivo del regionalismo italiano. Secondo il 68,3% l'assetto attuale, che prevede una competenza concorrente su alcune materie, è sensato, purché il riparto dei poteri veda lo Stato realmente impegnato solo nella definizione dei principi generali. Si richiede che quando il Governo interviene in materie di sua competenza esclusiva, ma con impatti significativi sulla dimensione regionale, attivi forme di consultazione preventiva e di cooperazione con le Regioni (90,5%).

I territori chiedono più rappresentanza
Ma quale regionalismo immaginano i consiglieri regionali del Sud e del Centro Nord? Il Censis indaga sulle ragioni del sentiment autonomistico. La mappa del Paese evidenzia, secondo i ricercatori, che le specificità dei territori italiani rimangono elevate. Solo il 28,6% dei consiglieri regionali interpellati dal Censis ritiene che vada perseguito il disegno di macro-regioni. In altre parole, la ricerca, «Il ruolo della dimensione regionale nell'evoluzione del mosaico territoriale italiano. Una nuova constituency per il prossimo ciclo politico-istituzionale» mette in evidenza una complessità territoriale che non ha trovato adeguata rappresentanza. Tanto da allontanare i cittadini dal voto, e seguita anche alla cancellazione di alcune province, comunità montane e altri enti. «Le proposte di autonomia avanzate dalle regioni del Centro Nord e la propensione anche al Sud a valutare nuove forme di regionalismo _ precisa Giuseppe De Rita _ evidenziano una volontà di ritrovare nelle Regioni un ente che rappresenti i diversi interessi dei diversi territori in esse racchiusi». E infatti manifesta un forte bisogno di rappresentanza dei territori l’89,6% dei consiglieri regionali intervistati. Mentre il 48,4% è convinto che le assemblee regionali siano diventate luoghi sterili, simulacro di un'antica cultura istituzionale, dove al più si ratificano le decisioni degli esecutivi.

Il caso Campania, quarta regione mobilitata per l’autonomia
«Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato un ordine del giorno per aprire anche in Campania un procedimento per la maggiore autonomia _ ha chiarito la presidente del Consiglio Regionale della Campania e coordinatrice della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali, Rosa D'Amelio _ Ma pensiamo a una autonomia che si esprima nel pieno rispetto dei principi costituzionali di uguaglianza dei cittadini italiani e della solidarietà tra le Regioni nell'Italia unita». «La questione fondamentale è il livello essenziale delle prestazioni, che va garantito a tutti i cittadini italiani», per l’assessore al Bilancio della Giunta campana, Ettore Cinque.

Un Patto sociale tra Nord, Centro e Sud
L’Italia intera è in forte declino _ sostiene Adriano Giannola, economista e presidente della Svimez, una delle prime voci fortemente critiche sulle proposte avanzate dalle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna _ basta osservare che le regioni italiane nella graduatoria europea del Pil negli ultimi anni hanno tutte perso posizioni. «Il regionalismo differenziato può essere attuato _ per Giannola _ a patto che si definiscano prima i livelli essenziali di prestazione, sulla base dei quali individuare fabbisogni standard e costi standard». In altre parole, andrebbe applicata la legge 42 del 2009, la legge Calderoli, rimasta inattuata. «Infine – conclude il presidente della Svimez – venga definito un meccanismo di perequazione senza obbligo di destinazione».

© Riproduzione riservata