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Grillo: Via i manager che non centrano l'obiettivo

Liste d’attesa, il nuovo Piano nazionale su accessi, intramoenia e cronicità

Obbligo per le Regioni di indicare i tempi massimi per tutte le prestazioni. Gestione in capo ai Centri unici prenotazione (Cup) - e conseguente monitoraggio - di tutte le agende di prenotazione. Sviluppo di un Cup on-line aggiornato in tempo reale che permetta la consultazione dei tempi d'attesa secondo l'iter standard o con libera professione intramuraria. Percorsi di tutela - per il cittadino residente che non possa ricevere la prestazione nei tempi - che consentano il ricorso al privato accreditato (pagando il solo ticket) nei casi di prime prestazioni. Inserimento nel monitoraggio di Pdta (percorsi diagnostico terapeutici assistenziali) cardiovascolari e oncologici. Utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per almeno l'80% della loro capacità produttiva. Monitoraggio delle cure ambulatoriali che sono erogate in libera professione intramuraria per conto e a carico dell'utente. In ogni caso, ricorso alla libera professione solo in casi eccezionali. Pubblicazione sui siti web di Regioni e aziende sanitarie di sezioni dedicate a tempi e liste d'attesa.

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Sono queste le principali novità previste dal nuovo Piano nazionale di governo delle liste d'attesa (2019-2021) approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e che da luglio manderà in soffitta l'attuale (edizione 2010-2012), rimasta parzialmente lettera morta. «Il Piano – spiega la ministra della Salute Giulia Grillo - mancava da 10 anni e non è stato mai monitorato e applicato. Questo ha compromesso l'intero sistema delle prestazioni e, nel tempo, consolidato le storture che sono sotto gli occhi di tutti. Ora è il momento di cambiare, creando un nuovo modello più efficiente a aggiornato». Non solo: il Piano rafforza l'impegno di Regioni, aziende e manager nel contrasto alle “liste”. «I direttori generali delle aziende sanitarie – avvisa la ministra Grillo - saranno valutati anche in base al raggiungimento degli obiettivi di salute connessi agli adempimenti dei Lea: chi non mette l'efficienza delle liste d'attesa al primo posto del suo mandato, potrà essere rimosso dall'incarico».

Medici ospedalieri sul piede di guerra
Scarsa trasparenza, sotto-utilizzo dei macchinari, gestione inadeguata delle agende Cup ed eccessivo ricorso all'intramoenia erano da mesi sotto la lente del dicastero. Inevitabile: le liste sono la “bestia nera” dei cittadini e riguardano poco meno del 40% delle segnalazioni riportate dal Tdm-Cttadinanzattiva. Il rompicapo del corretto bilanciamento tra domanda e offerta di cure va però affrontato a 360 gradi. L'ultima legge di Bilancio ha stanziato per l'adeguamento di tecnologie e sistemi informativi dedicati 350 milioni di euro, ma i medici rilanciano sui grandi problemi irrisolti: personale ridotto all'osso dai tagli, blocco del turnover e inadeguata programmazione dei fabbisogni di camici bianchi e infermieri, macchinari in costante riparazione. Temi caldissimi, su cui a caldo i sindacati degli ospedalieri Anaao Assomed e Cimo danno battaglia. «Regioni e Governo si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale del mantenimento e dell'allungamento delle attese, sempre più lunghe, per le prestazioni sanitarie indicando, di comune accordo, nei medici dipendenti il capro espiatorio ideale e nella loro attività libero professionale intramoenia la causa da rimuovere nel caso, non improbabile, che non si rispetti il piano delle illusioni che hanno stilato, pretendendo di definire il fabbisogno di prestazioni a prescindere dalle risorse disponibili», attacca Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed. «Quella sul Piano è un'Intesa meritoria – ammette il presidente dei governatori Stefano Bonaccini – ma servono più risorse e più personale».

Le classi di priorità
A differenza del precedente, che limitava a 58 prestazioni il “pacchetto” su cui Asl e ospedali dovevano garantire tempi massimi, il nuovo Piano estende l'obbligo di indicare i tempi a tutte le prestazioni. Quattro le classi di priorità per l'ambulatorio: Urgente (entro 72 ore); Breve (entro 10 giorni); Differibile (entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per le analisi); Programmata (entro 120 giorni e non più entro 180 come è oggi). Mentre per i ricoveri sono queste le classi e i tempi indicati: A (casi gravi) entro 30 giorni; B (casi clinici complessi) entro 60 giorni; C (casi meno complessi) entro 180 giorni; D (casi non gravi) entro 12 mesi. Sia in area cardiovascolare che oncologica – dove si concentrano le malattie killer – le Regioni individueranno Pdta con gruppi specifici di prestazioni ambulatoriali, di ricovero o territoriali. Entro 60 giorni dall'adozione del Piano regionale di governo delle liste d'attesa – che a sua volta andrà approvato entro 60 giorni dal via al nuovo Piano nazionale - le aziende sanitarie adotteranno un Programma attuativo o aggiorneranno quello in uso e a renderlo disponibile e costantemente aggiornato sul proprio portale. Mentre per controllare la piena attuazione del Piano nazionale, entro 120 giorni dall'Intesa nascerà un “Osservatorio nazionale sulle liste d'attesa” composto da rappresentanti del ministero, dell'Agenas, delle Regioni e Province autonome, dell'Istituto superiore di Sanità e delle organizzazioni civiche di tutela del diritto alla salute.

Percorsi ah hoc per i pazienti cronici
Il nuovo Piano prevede un percorso unico secondo cui il malato cronico è inserito su un binario a parte, rispetto a quello su cui viaggiano i “primi accessi” e gli utenti non cronici, che lo accompagna nei vari step di cura, anche per le malattie per cui non sia previsto un Pdta. I cronici non dovranno più andare dallo specialista al medico di famiglia per ottenere una ricetta: spetterà direttamente al cardiologo o all'urologo o all'oculista, ad esempio, prenotare la visita di controllo.

La gestione dell’intramoenia
Il medico che eroga prestazioni in regime di libera professione su richiesta e per scelta dell'utente, deve sempre attenersi ai volumi libero-professionali di attività fissati per legge (la 120 del 2007), che non possono superare quelli istituzionali né prevedere un impegno orario superiore a quello contrattualmente dovuto sia per le attività ambulatoriali che per quelle di ricovero. Non solo: le aziende sono tenute ad assicurare adeguate modalità di rilevazione del tempo che ogni professionista dedica all'attività istituzionale, nonché alla libera professione intramoenia. I camici bianchi che erogano prestazioni in regime di libera professione su richiesta e per scelta dell'utente non possono prescrivere prestazioni per proseguire l'iter con oneri a carico del Ssr. In ogni caso, le cure erogate in libera professione a favore dell'azienda sono «uno strumento eccezionale e temporaneo per il governo delle liste e il contenimento dei tempi d'attesa»: cioè possono contribuire a integrare l'offerta istituzionale nel caso in cui «una ridotta disponibilità temporanea di prestazioni in regime istituzionale metta a rischio l'accesso del cittadino entro i tempi massimi regionali. Questa “libera professione aziendale” - si legge ancora nel testo - è concordata con i professionisti e sostenuta economicamente dall'azienda, riservando al cittadino solo la eventuale partecipazione al costo».

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