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DISEGNO DI LEGGE

Revenge porn, proposta M5S: reclusione per chi diffonde video senza il consenso della persona coinvolta

La proposta di legge dei Cinque Stelle sul revenge porn, ossia la diffusione pubblica di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone coinvolte, è stata pubblicata sulla piattaforma Rousseau per la condivisione con gli iscritti e per i loro suggerimenti
La proposta di legge dei Cinque Stelle sul revenge porn, ossia la diffusione pubblica di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone coinvolte, è stata pubblicata sulla piattaforma Rousseau per la condivisione con gli iscritti e per i loro suggerimenti

Un disegno di legge di tre articoli che mette nel mirino il “revenge porn”. Si tratta della diffusione pubblica di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone coinvolte. È una pratica sempre più diffusa in Rete. L’iniziativa è stata promossa da una senatrice pentastellata, Elvira Lucia Evangelista.

La proposta di legge (dal titolo “Introduzione dell’articolo 612-ter del codice penale in materia di pubblicazione e diffusione di immagini o video privati sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate”) è stata posta sulla piattaforma Rousseau, lex Parlamento, per la condivisione con gli iscritti e per i loro suggerimenti (fino al 21 aprile). Nel Ddl ci sono anche misure per ottenere la cancellazione delle immagini dalla rete e per rafforzare la consapevolezza e l’educazione civica sul tema.

In Italia non esiste una legge specifica
«Il revenge porn - si legge nel documento - è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli Usa. In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica sul revenge porn. L’unica possibilità riconosciuta alle vittime è fare riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali, che non recepisce, però, la gravità e la peculiarità del fenomeno».

Cosa prevede la proposta
È prevista la pena della reclusione da sei mesi a tre anni a chiunque pubblichi attraverso strumenti informatici o telematici immagini o video privati aventi un esplicito contenuto sessuale senza l’espresso consenso delle persone ivi rappresentate al fine di provocare nella vittima gravi stati di ansia, di timore e di isolamento. È punito anche chi contribuisce alla diffusione di immagini o video privati sessualmente espliciti: in questo caso si rischia una multa da 75 a 250 euro.

L’aggravante del revenge porn commesso dal coniuge
La proposta pentastellata prevede la reclusione da uno a quattro anni nell’ipotesi in cui il fatto venga commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una delle parti tra coloro che hanno contratto un’unione civile, o da chi al momento della commissione del fatto è legato alla persona offesa da una relazione affettiva, o lo è stato nel passato.

Introducendo l’articolo 612-ter del codice penale, la proposta M5S regolamenta anche l’ipotesi in cui la pubblicazione di immagini o video privati sessualmente espliciti abbia quale conseguenza - non voluta dal reo - la morte della persona offesa prevedendo la pena della reclusione da cinque a dieci anni. Nei casi di evento morte quale conseguenza non voluta del reato si specifica che, «nel bilanciamento delle circostanze del reato, non vi è prevalenza delle attenuanti - ad eccezione di quelle previste agli articoli 94 e 114 del codice penale - e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena determinata ai sensi della predetta circostanza aggravante. Come condizione di procedibilità dell'azione penale - si legge ancora nel documento -, l’articolo in commento prevede la querela irrevocabile della persona offesa entro il termine di sei mesi, mentre per le ipotesi più gravi si procede d’ufficio».

Viene infine riconosciuta la facoltà «in capo al soggetto offeso o, nell’ipotesi questo sia un minore, a ciascun genitore o alla persona esercente la responsabilità genitoriale, di inoltrare al titolare del sito internet o del social media la richiesta di oscurare, rimuovere o bloccare le immagini o i video privati sessualmente espliciti pubblicati e diffusi in rete senza il consenso dei soggetti coinvolti, previa conservazione dei dati originali».

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