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Sardegna domenica al voto tra vertenze aperte e seggi super protetti

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sette candidati per la presidenza

Sardegna domenica al voto tra vertenze aperte e seggi super protetti

Al voto, tra vertenze aperte e seggi super protetti. Chiusa la campagna elettorale la Sardegna si appresta ad affrontare le consultazioni che eleggeranno, tra sette aspiranti presidenti e 1.800 aspiranti consiglieri, il nuovo governatore e il Consiglio regionale.
Il tutto in un clima particolarmente teso e con i seggi super attenzionati dalle forze dell’ordine. La fumata grigia di giovedì, ossia il mancato accordo sul prezzo del latte (80 centesimi come base di partenza poi un euro a litro) che i pastori chiedono sia corrisposto dai trasformatori, non ha stemperato gli animi. Anzi. La tensione si è percepita subito dopo l'incontro romano e durante il ritorno nell'isola.

Quello che in tanti speravano non accadesse, soprattutto dopo giorni di proteste in strada e circa tre milioni di litri di latte versati in strada o regalati. Un rinvio giunto proprio a pochi giorni dal voto e con il mondo delle campagne pronto a nuove azioni di protesta. Non è certo un caso che, dopo il ritrovamento di un ordigno a Torpé, nell'edificio che ospiterà il seggio elettorale e le scritte in strada che sollecitavano di non andare a votare, i quattro questori della Sardegna si siano incontrati per una riunione operativa ad Abbasanta. Incontro preparatorio per affrontare la vertenza in corso e fronteggiare eventuali questioni di ordine pubblico. Previsto in Sardegna, infatti, l'arrivo di reparti della celere dalla penisola.

Legata alla vertenza pastori c'è anche quell'annuncio, fatto domenica 18 febbraio, in cui si annunciava il blocco dei seggi elettorali. Tra il mondo degli allevatori c’è chi, seppure deluso ha ancora fiducia che la vertenza possa sbloccarsi, qualche altro, invece, si schiera per il non voto. Ossia far mettere a verbale dal presidente di seggio che non voterà.

C’è poi un altro aspetto: sei imprenditori caseari hanno presentato un esposto all’autorità giudiziaria per gli episodi violenti dei giorni scorsi. Non sarà solo la questione pastori a pesare sulle elezioni di domenica 25 febbraio.

Anche le vertenze industriali (soprattutto quelle legate alla filiera dell'alluminio alle prese con procedure autorizzative e percorsi di riavvio).

La battaglia tra i sette candidati, Massimo Zedda che guida una coalizione di centrosinistra, Christian Solinas alla guida di una coalizione di centrodestra, Francesco Desogus dei Cinque stelle, Paolo Maninchedda del Partito dei Sardi, Mauro Pili di Sardi e Liberi, Vindice Lecis di Sinistra Sarda e Andrea Murgia di Autodeterminazione, è stata caratterizzata anche da scelte di campo differenti. A sostenere Solinas sono arrivati i big nazionali: Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Big anche per il candidato dei Cinque stelle Desogus che ha chiuso la sua campagna elettorale con Di Maio.

Scelta opposta per gli altri candidati. Massimo Zedda ha scelto di portare avanti la sua campagna elettorale senza rappresentanti nazionali, optando per un “di piazza in piazza”. Stesso discorso per gli altri candidati che hanno scelto di correre, alla luce di una connotazione tutta regionale, senza ospiti.

Tra le novità delle elezioni anche la doppia preferenza di genere: due voti, uno a un candidato e uno a una candidata ma della stessa lista. Sulla sfida di domenica, peserà poi anche la questione voto disgiunto. Perché la legge elettorale prevede che si possa votare un candidato presidente e un consigliere sia del proprio schieramento sia dello schieramento avversario. Una novità, che potrebbe sparigliare il tavolo, lasciando spazio a trasversalismi. Particolare che potrebbe fare la differenza ed essere determinante perché a vincere sarà il candidato presidente che prenderà un voto in più degli altri.

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