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Addio a Marella Agnelli, regina silenziosa e senza corona. Con lei se…

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morta a 92 anni la vedona di gianni agnelli

Addio a Marella Agnelli, regina silenziosa e senza corona. Con lei se ne va un pezzo del ’900

La tranquillità e l’inquietudine. L’ombra della riservatezza dell’ultima borghesia europea e l’amore – anche pubblico – per la cultura, in particolare per l’arte.
Donna Marella era prima di tutto Marella Caracciolo di Castagneto. Poi è diventata la compagna di vita di una delle icone del potere e della società italiana, Gianni Agnelli. Ma, soprattutto, nel corso di tutta la sua esistenza è apparsa una donna del suo tempo: in lei si sono fuse le linee della nobiltà aristocratica napoletana (era figlia del diplomatico Filippo Caracciolo di Castagneto e sorella dell’editore Carlo Caracciolo) e la natura delle nuove élite economiche e finanziarie create dall’industrializzazione del Novecento.

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Il processo di ibridazione fra il denaro e il sangue – un metodo classico di generazione e di autorigenerazione delle classi dirigenti – ha assunto in lei e con lei – nel matrimonio celebrato con Gianni Agnelli nel 1953 nel castello di Osthoffen a Strasburgo – un caso esemplare di declinazione insieme italiana ed europea. Nella coppia, Donna Marella non è apparsa una evanescente comprimaria. Ha vissuto in un perimetro di riservatezza, ma non è stata annichilita – nella rappresentazione pubblica italiana e internazionale e nella dimensione di Torino, corte prima che città – dal marito.

La foto di Richard Avedon, a cui si deve il soprannome “Il Cigno”coniato per il suo lungo e affilato collo, ha fissato per sempre la cifra della sua personale autonomia. E i ritratti di Andy Warhol – lei e il marito – ne hanno riprodotto la presenza – non da comprimaria - nel jet set della cultura internazionale, frequentato soprattutto a New York, la New York di Truman Capote, lo scrittore a cui era molto vicina. Le foto di lei, del marito, di John Fitzgerald Kennedy e di Jacqueline Kennedy hanno fatto lo stesso sul piano del potere puro.
Fra dimensione pubblica e privata, nella Famiglia italiana per antonomasia – gli Agnelli – la famiglia in sé – come intrecciarsi concreto di storie e di destini - l’ha segnata non poco. È stata madre di Edoardo e di Margherita, che le ha dato otto nipoti: John, Lapo, Ginevra, Pietro, Sofia, Maria, Anna e Tatiana. Oltre al dolore per la morte del figlio Edoardo, che si è tolto la vita nel 2000, la sua esistenza è stata anche turbata dal conflitto legale innescatosi con la figlia Margherita per questioni ereditarie, all’indomani della scomparsa del marito, avvenuta nel 2003.

Donna Marella ha avuto – oltre alle tragedie e ai dolori che caratterizzano la vita di tutti – un profilo preciso, che si è concentrato in particolare sull’estetica e sulla cultura. Le passioni minime: il giardinaggio praticato a Villa Frescot a Torino, nella casa di Villar Perosa e in quella di Marrakech e raccontato in diversi libri (fra gli altri “Giardino Segreto” per Rizzoli nel 1998 e “Ho coltivato il mio giardino”, con la nipote Marella Caracciolo Chia per Adelphi nel 2014). Le passioni massime: l’arte. Una dedizione all’arte che l’ha portata ad essere membro dell’International Council del Moma di New York e del Tate International Council di Londra. Un amore coltivato insieme al marito, secondo il classico canone novecentesco della collezione privata costituita con un novero di opere di Canaletto, Canova, Manet, Renoir, Picasso, Matisse e Modigliani. Un amore che, poi, è sfociato nella donazione di questa collezione alla Fondazione Giovanni e Marella Agnelli, ospitata dentro la struttura progettata da Renzo Piano – detta “Lo scrigno” – e collocata sul tetto del Lingotto, sede storica della Fiat a Torino.
Con lei se ne va Il Cigno. Con lei se ne va una regina silenziosa e senza corona. Con lei se ne va un pezzo del Novecento.

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