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Siae, Mogol sta con la radio sovranista. Quando traduceva Dylan e Bowie

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L'Analisi |quote per le canzoni italiane

Siae, Mogol sta con la radio sovranista. Quando traduceva Dylan e Bowie

Sembrava finito in un cassetto, dopo le fatidiche parole pronunciate una settimana fa dal Capitano. «Il governo non può imporre che musica va in onda», aveva detto il vicepremier Matteo Salvini. Eppure, a ritirare fuori il progetto di Legge lanciato dal deputato della Lega Alessandro Morelli sulle quote minime di canzoni italiane da trasmettere alla radio, ci ha pensato Giulio Rapetti in arte Mogol, presidente in carica della Siae. Che, dopo aver rilasciato interviste a favore della misura, ha scritto una mail agli associati. Con l’esortazione a «contribuire a questa battaglia per la valorizzazione della nostra musica».

GUARDA IL VIDEO. «Un’avventura» di Battisti e Mogol

L’endorsement per la proposta Morelli
Pure Siae sta con la «radio sovranista». E cerca di riunire attorno a sé la propria base. L’iniziativa «avrebbe un impatto positivo sul mercato radiofonico italiano, generando maggiori introiti in diritti d’autore e in diritti connessi e contribuendo ad aumentare la quantità di musica prodotta in Italia», scrive il paroliere di Lucio Battisti. Secondo Mogol, «l’onorevole Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera che ne è il primo firmatario, chiede “che le emittenti radiofoniche, nazionali e private debbano riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione”, e inoltre che una quota “pari almeno al 10 per cento della programmazione giornaliera della produzione musicale italiana sia riservata alle produzioni degli artisti emergenti”».

I precedenti di Francia e la posizione di Fimi
Per la lettera, «la proposta di legge richiama altri esempi in Europa, come il sistema delle quote, utilizzato da molto tempo in Francia, dove dal 1994 le radio sono obbligate a trasmettere musica francese per una percentuale pari almeno al 40% della programmazione giornaliera. L’argomento - prosegue la lettera del presidente Siae - è ampio e complesso ed è stato già affrontato in passato con diverse proposte, tra cui quella avanzata dalla Fimi nel febbraio 2016 che chiedeva di garantire il 20% della programmazione radiofonica alle opere prime e seconde di artisti italiani e con l’intervento nel novembre 2017 dell’allora Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini che in apertura della Milano Music Week parlò della possibilità di prevedere quote di obbligatorietà di trasmissione della musica italiana grazie ad alcune norme introdotte nella nuova Legge dello spettacolo».

Solo quattro radio sarebbero in regola
E quindi si entra nel merito del quadro attuale: «In base ai nostri dati medi di ripartizione dei diritti d’autore, relativi al periodo 2010-2017», scrive Mogol, «su dieci stazioni radiofoniche, soltanto quattro rispetterebbero la soglia del 33% della proposta di legge dell’onorevole Morelli». Le radio in questione sarebbero Radio Italia Solo Musica Italiana (95,4% ), Radiouno e Radiodue (43,5%), nonché Rtl 102.5 (38,8%). «Tale iniziativa - secondo Siae - avrebbe dunque un impatto positivo sul mercato radiofonico italiano, generando maggiori introiti in diritti d’autore e in diritti connessi e contribuendo ad aumentare la quantità di musica prodotta in Italia. Come sapete, promuovere la musica italiana significa infatti sostenere l’industria culturale del nostro Paese e quindi le tante persone che ci lavorano». Alla mail è allegato un volantino che spiega i punti essenziali del progetto di Legge Morelli, con tanto di bandiera bianca rossa e verde per schematizzare i punti «promuovere la cultura italiana», «valorizzare i giovani talenti» e «sostenere industria musicale».

La disputa punteggi/passaggi
Il tema diventa anche la metodologia di conteggio della presenza in radio delle canzoni. Lo standard di EarOne incrocia il numero di passaggi all’audience delle radio che trasmetto il brano, sulla base dei bacini individuati dal Tavolo editori radio. E proprio il metodo di EarOne, per il 2018, censiva una presenza pari al 45% di brani italiani sulle nostre radio. L’alternativa sarebbe quella di contare i singoli passaggi. Vero è che di questi tempi «uno vale uno», ma avrebbe senso pesare un passaggio su un grande network nazionale quanto quello su una piccola radio di provincia? Il rischio è diventare più realisti del re.

Quando Mogol traduceva Dylan e Bowie
Ma diamo per scontata, almeno per un attimo, l’approvazione del progetto di Legge Morelli. Capitano permettendo, ovviamente. Che ne sarà di brani come La risposta è caduta nel vento, Tutta mia la città o Ragazzo solo, ragazza sola, traduzioni in italiano di Blowin’ in the Wind, Blackberry Way e Space Oddity? Saranno considerate canzoni straniere, dal momento che si tratta di cover di Bob Dylan, The Move e David Bowie, o verranno comunque conteggiate come canzoni del grande repertorio nazionale? Eggià, perché la versione nella lingua di Dante porta la firma di un paroliere nato al di qua delle Alpi. Tale Giulio Rapetti, in arte Mogol.

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