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Tav, il governo punta a rivedere il trattato Italia-Francia

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Tav, il governo punta a rivedere il trattato Italia-Francia

Niente accordo nel governo su Tav e senza accordo è scontato che lunedì prossimo il consiglio di Telt approverà i bandi di gara da 2,3 miliardi per l'appalto di costruzione del lato francese del tunnel. La società ha ricevuto quindici giorni fa, dopo l'ultima riunione del cda, una lettera di diffida dalla commissione Ue che avvertiva che senza la pubblicazione dei bandi avrebbe avviato la procedura per revocare i primi 300 milioni di finanziamento dell'opera sugli 813 complessivi. A questo punto i consiglieri italiani di Telt, se dovessero bloccare la pubblicazione, rischierebbero un'accusa per danno erariale, come ha confermato il parere dell'Avvocatura chiesto dal ministero delle Infrastrutture.

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Si cerca una via d’uscita
Il governo cerca una via di uscita, il premier Conte ha convocato il dg di Telt, Mario Virano. Ma cosa serve al governo per bloccare la pubblicazione dei bandi di gara? Non basta una direttiva del ministro Toninelli, come era successo a gennaio. Ormai il termine è perentorio e non si può aggirare. Né sarebbe sufficiente una analoga direttiva del presidente del Consiglio. Dalle analisi fatte anche dalla società, quel che serve per rinviare o sospendere i bandi è un atto approvato dal Consiglio dei ministri con cui lo Stato italiano dichiara di voler disdettare o ridiscutere con la Francia il trattato internazionale sulla realizzazione dell'opera. In assenza di questo atto, che il governo potrebbe decidere di varare stasera al Cdm o anche domani, l'orientamento della Telt è di approvare comunque i bandi di gara con la “clausola di dissolvenza”, che consente di sospendere la loro efficacia fino alla firma del vero e proprio contratto di appalto.

Le incognite
Ore contate, quindi, per il governo per decidere. E poi la solita domanda: troveranno un'intesa Lega e M5s. E' disposta la Lega a seguire questa strada – che non è ancora la rinuncia all'opera ma la espressione di una volontà di ridiscuterla radicalmente, anche in termini di quote di finanziamento fra Italia, Francia e Ue - pur di salvare il governo? E che sponda potranno fare la Francia e Bruxelles?

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