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Tav, via libera di Telt a bandi di gara da 2,3 miliardi. Identikit…

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la società italo-francese

Tav, via libera di Telt a bandi di gara da 2,3 miliardi. Identikit della spa italo-francese

Il cda di Telt, la società mista Italia-Francia, ha deciso all'unanimità di procedere nei prossimi giorni con la pubblicazione dei bandi di gara (avis de marchés in francese) per la realizzazione dei lavori principali del tunnel della Torino-Lione (lato Francia), articolati in tre lotti per un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro. Inoltre, le imprese avranno tempo fino a metà giugno per presentare le loro candidature.

Gli avvisi di avvio delle gare relative ai lavori in Francia per il tunnel di base della Torino-Lione «contengono l’esplicitazione della facoltà di interrompere senza obblighi e oneri la procedura in ogni sua fase». La clausola era presente anche nei precedenti bandi, la novità è l’impegno di Telt a chiedere un eseplicito via libera ai due governi per la fase due delle gare: l’invito alle imprese con l’invio del capitolato (prevista per luglio-agosto). Lo precisa in una nota Telt, confermando con la norma dissolvente «l’impegno a verificare le volontà dei due Governi al termine della selezione delle candidature, prima di procedere
all’invio dei capitolati di gara alle imprese».

Il presidente del Conslgio Giuseppe Conte, intanto, si rivolge a una giornalista del Messaggero dicendo: «Lei e altri siete ossessionati dalla Tav. Io ho un problema più grande: la ripresa dell’Italia, lanciare il sistema delle infrastrutture. Magari con la Tav avessimo risolto il problema». A distanza arriva la replica polemica del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino: «L’obiettivo del Governo era scavallare le elezioni europee. Ci fanno credere di aver messo al sicuro i fondi europei, ma non è così: la Ue è stata chiara, in caso di ritardi nell’iter l’Italia li perderà».

Nata il 23 febbraio del 2015, Telt è una società di diritto francese partecipata al 50% da Francia e Italia. Dieci i membri del Cda, 4 italiani e 4 francesi, oltre al presidente Hubert du Mesnil, scelto dalla Francia, e al direttore, Mario Virano, in capo all’Italia. Sono dunque 10 i membri con diritto di voto, con i 4 amministratori designati da ciascuno degli Stati e confermati dai Soci per una durata in carica, poi rinnovabile, di sei anni.

I quattro membri designati dalla Francia sono Vincent Lidsky, Marie-Line Meaux, Laurent Pichard e Bruno Dicianni mentre l’Italia è rappresentata nel Cda da Oliviero Baccelli, docente dell’Università Bocconi di Milano, Roberto Mannozzi (FS), Stefano Scalera (ministero dell’Economia e delle Finanze) e Paolo Emilio Signorini, già Capo Dipartimento per le Infrastrutture, i Sistemi Informativi e Statistici presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attualmente presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure.

Telt ha all’attivo 163 addetti ed è, da statuto, il Promotore pubblico della Torino-Lione, una società per azioni semplificata disciplinata dall’Accordo del 30 gennaio 2012 tra Italia e Francia finalizzato alla realizzazione e all’esercizio della nuova linea ferroviaria Torino-Lione e dalle leggi e i regolamenti francesi in vigore. La sede legale è a Le Bourget du Lac, in Savoia, dove si trova almeno la
metà del personale della società mentre la direzione operativa si trova a Torino.

Sono nel Consiglio di amministrazione, ma non hanno diritto di voto, i tre osservatori, rappresentanti rispettivamente della Regione Piemonte (presente con l’assessore ai Trasporti Francesco Balocco), della Auvergne-Rhone-Alpes e della Commissione Europea. Il nuovo promotore Telt ha preso il posto di LTF, la Lyon Turin Ferroviaire, che da ottobre 2001 a febbraio 2015 ha curato gli studi e i lavori preliminari per il collegamento tra Torino e Lione e in particolare per la tratta internazionale rappresentata dal tunnel di base.

La seduta odierna, che si svolge in videoconferenza tra Roma e Parigi, di fatto rappresenta la riapertura di una sessione aperta il 19 febbraio. All’ordine del giorno ci sono i bandi, del valore complessivo di 2,3 miliardi, riguardanti lo scavo del tunnel di base, sul versante francese. Come preannunciato nella lettera inviata sabato scorso dal presidente e dal direttore generale alla presidenza del Consiglio italiano, il Cda avvierà la prima fase di candidatura con un invito alle imprese che vorranno presentarsi per concorrere all’assegnazione futura dei lavori. Formalmente entro il 31 marzo saranno pubblicati gli “Avis de
marchés” per gli interventi relativi ai lotti francesi della galleria.

L’apertura formale della procedura garantisce il fatto che Telt non perda la tranche da 300 milioni - su un totale di 813 milioni - messi a disposizione dall’Unione europea per il perido 2014-2020. Ed evita ai membri del Cda di incorrere in eventuali procedure su danno erariale e responsabilità, civili e amministrative. La stessa commissione europea, attraverso il suo rappresentante, aveva comunicato all’Italia la necessità di procedere con la procedura di gara entro il 31 marzo, pena la perdita di una prima tranche delle risorse.

Il secondo nodo della procedura, come comunicato dalla lettera di sabato scorso, è relativo alla parte economica delle gare, che di fatto è rimandata di circa sei mesi. A tal proposito, la richiesta del Governo italiano a Telt era chiara: «Vi invito ad astenervi, con effetti immediati, da ogni ulteriore azione che possa produrre, a carico dello Stato italiano, vincoli giuridici di sorta. I particolare, vi invito a soprassedere dalla comunicazione dei capitolati di gara, al fine di evitare che soggetti terzi possano formulare offerte per la realizzazione dell’opera, condizionando, per tale via, le libere definitive determinazioni che il mio Governo si riserva di assumere nel prossimo futuro», aveva scritto il premier Giuseppe Conte.

E così Telt ha assicurato che «la successiva fase di trasmissione dei capitolati per la presentazione delle offerte» avrà bisogno di un nuovo nulla osta da parte dei Governi e che gli inviti che saranno pubblicati conterranno come riferimento esplicito la possibilità che la stazione appaltante possa in qualsiasi momento non dare seguito alla procedura senza che ciò generi oneri, né per gli Stati né per Telt. La cosiddetta «clausola di dissolvenza» prevista dalla normativa francese.

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