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Vaccini, fuori chi non è in regola ma le sanzioni restano sulla carta

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scadenza rinviata a oggi

Vaccini, fuori chi non è in regola ma le sanzioni restano sulla carta

Scattano da oggi le misure previste dalla legge Lorenzin (n. 119/2017) per le famiglie dei bambini e ragazzi da 0 a 16 anni non in regola con gli obblighi vaccinali. Ieri era l'ultimo giorno per consegnare i certificati di avvenuta vaccinazione. Che accadrà? Le scuole si limiteranno ad applicare la legge: nei nidi e nelle scuole per l’infanzia, comprese quelle private non paritarie, il minore non in regola - ovvero i cui genitori/tutori/affidatari non abbiano presentato la documentazione comprovante ’'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste dalla legge in base all’età - non potrà accedere ai servizi scolastici. Il bambino non in regola resterà comunque iscritto ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole per l’infanzia e sarà nuovamente ammesso successivamente alla presentazione della documentazione richiesta. Non si sa quanti saranno, ma dovrebbero essere pochi: le coperture vaccinali sono in aumento e quindi i non vaccinati dovrebbero limitarsi a pochi punti percentuali.

Dopo i sei anni nessuna esclusione
Dopo i 6 anni, ovvero nella scuola dell’obbligo, la mancata presentazione della documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione «non costituisce requisito di accesso alla scuola, al centro di formazione o agli esami». Quindi in questo caso la scuola non è tenuta a far scattare alcuna misura. La legge prevederebbe per i genitori inadempienti di tutti i minori da zero a 16 anni sanzioni da parte delle Asl, da 100 a 500 euro, che in realtà restano sulla carta e in pochissimi casi sono state realmente comminate, per difficoltà burocratiche, incertezze applicative e conseguente timore di contenziosi.

Il rischio contenziosi tiene le multe in ghiacciaia
Per provare a fissare una griglia, lo scorso maggio, le Regioni avevano proposto al ministero della Salute una procedura condivisa. Indicazioni non cogenti per le Regioni e per le Aziende sanitarie che avrebbero comunque potuto adattare procedure e modulistica nell’alveo di una cornice. Ma tale procedura operativa non è mai stata in alcun modo avallata dal ministero. Una zona grigia, quindi, che il ministero della Salute ha lasciato volutamente nel limbo, anche in attesa di una definizione normativa della materia, finalizzata al superamento dell’obbligo introdotto dalla precedente legislatura, che la ministra della Salute Giulia Grillo ha sempre detto di voler affidare al Parlamento.

Demicheli (Nitag): «L’obbligo ha scatenato una guerra»
A confermarlo è Vittorio Demicheli, responsabile del Nitag , Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni: «Sui vaccini si è scatenata una guerra tra Stato e Regioni - spiega - e sulle multe, lo Stato ha lasciato mano libera ai governi locali. Che tranne in rarissimi casi non hanno elevato contravvenzioni».
Ma la scadenza del 10 marzo – va ribadito - riguarda solo la presentazione della documentazione alla scuola e non il percorso, che procede parallelo e in capo alle Asl, di verifica degli adempimenti vaccinali, dei tentativi di recupero previsti attraverso un dialogo con le famiglie e tanto meno delle multe. «La Asl lo sa già che un minore non si è vaccinato. E tutte le verifiche dovrebbero essere state già fatte. Dubito quindi - ribadisce l’esperto - che chi non ha un certificato valido a oggi si convinca a tornare sui suoi passi. Chi ha ancora una documentazione discutibile, è perché non ha intenzione di vaccinare il figlio. Con l’autocertificazione si è trovato un espediente per ritardare il momento dell’allontanamento dalla scuola. Ma a oggi, tutti quelli che dovevano e volevano vaccinarsi lo hanno già fatto».
Sulle multe è tutto in stallo: «Le Regioni in questo caso possono decidere da sole - ribadisce Demicheli - e non hanno bisogno di un orientamento del ministero. Ma le modalità sono incerte. Per esempio non si sa quante volte andrebbe comminata la sanzione, dal momento che i cicli vaccinali prevedono più dosi». L’orientamento delle Regioni sarebbe stato di applicare una sola sanzione, a prescindere dal numero dei componenti di vaccino omessi, per esempio per la mancata vaccinazione anti-epatite B o anti-Haemophilus influenzae di tipo b, somministrate generalmente con il vaccino esavalente. Ma è tutto da chiarire.
«Un altro motivo per cui le Regioni non hanno avviato le sanzioni - spiega Demicheli - è che diventerebbe un nuovo motivo di contrasto e polemiche con le famiglie e di probabili contenziosi. Già richiamare centinaia di migliaia di bambini è stato un lavoro non indifferente, ora fare anche le sanzioni diventerebbe un lavoro enorme e inutile. Perché quello che pensiamo tutti è che queste multe non faranno cambiare idea a nessuno e comunque molte associazioni ne approfitterebbero per aprire contenziosi. Da tecnico, penso che la vera urgenza non sia penalizzare le famiglie, ma far partire subito il Piano sul morbillo (appena trasmesso in conferenza Stato Regioni ndr)». Con la legge che ha reintrodotto l’obbligo a scuola, in Italia le coperture sul morbillo sono salite dall’87,2% del 2016 al 90%, recuperando un +4,42% per la prima dose di vaccino Mpr (morbillo, parotite e rosolia) e un +3,57% per la seconda dose. Ma non basta.

Priorità informazione e servizi vaccinali efficienti
Il futuro della politica vaccinale, in ogni caso, sarà riscritto. «Io la penso così: introdurre l'obbligo vaccinale - sottolinea il presidente del Gruppo nazionale vaccini - è stata una grossa ingenuità, che ha creato contrasti e polemiche e ha rivitalizzato movimenti anti-scientifici che hanno avuto un'eco mai vista prima. L'errore è stato puntare tutto su questo strumento pensando di risolvere il problema delle coperture. Ora la realtà ci restituisce un quadro molto più variegato. Perché è aumentata un po' la copertura del ciclo primario, quello dell'esavalente, mentre il morbillo è migliorato un po’ ma non ha raggiunto - neanche nei nuovi nati, per i quali la profilassi è obbligatoria - il livello auspicato. Quindi se anche fossimo partiti 40 anni fa con l’obbligo, non avremmo comunque raggiunto il risultato. E abbiamo avuto un recupero molto basso dai sei anni in su. Quindi, per ottenere dei risultati bisogna informare, comunicare e soprattutto organizzare bene i servizi vaccinali. È all’esame del Senato la proposta di legge governativa. Se sarà approvata così come è, l'obbligo per il morbillo verrà mantenuto, perché si mantiene in uno stato di endemia. Non c’è nessun obbligo flessibile: l’obbligo nazionale scatterà quando ci sarà pericolo reale. Ma le Regioni vengono impegnate a garantire standard di vaccinazione elevati e ci sono fondi ad hoc. Ricordiamo però che il problema del morbillo è un problema sanitario relativamente piccolo. Abbiamo problemi molto più gravi in sanità, sugli stili di vita, come fumo e alcol. E tutta questa distrazione di massa dovrebbe far riflettere. L’obiettivo è di spingere verso una maggiore consapevolezza. La vaccinazione va proposta e accettata, perché è una scelta intelligente e serve a proteggere le persone. E non perché c’è una multa».

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