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Memorandum Cina, il Governo pensa a prestiti con Aiib per superare i dubbi…

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Conte: grande opportunità per l'export

Memorandum Cina, il Governo pensa a prestiti con Aiib per superare i dubbi Usa e Ue

L'Italia starebbe valutando anche l'accensione di prestiti presso la Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib, la banca per lo sviluppo delle infrastrutture in Asia con sede Beijing promosso da Pechino in contrapposizione a Fmi e Banca mondiale) tra le mosse possibili per superare i dubbi di Bruxelles sulla "Nuova via della Seta". E accreditarsi come il primo Paese del G7 ad appoggiare il controverso programma di investimenti globali promosso dalla Cina. È quanto ipotizza oggi il Financial Times on line citando una bozza del Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica popolare cinese sulla collaborazione per lo sviluppo dei collegamenti commerciali della "Belt and Road Initiative" (Bri). Gli approdi in Italia, come noto, potrebbero essere i porti di Genova e Trieste.

Secondo il Ft, il potenziale coinvolgimento dell'Aiib potrebbe essere la conferma degli sforzi italiani per dissipare i timori della Commissione Ue sull'apertura italiana al collegamento commerciale e infrastrutturale con l'Asia e la Cina rendendo il memorandum d'intesa conforme alle norme europee in materia. Questo perché l'Aiib opererebbe in linea con gli standard internazionali, inclusi gli appalti competitivi e gli studi sull'impatto ambientale, che sono richiesti all'interno dell'Ue. Il potenziale coinvolgimento dell'Aiib nella "Belt and Road Initiative" in Italia «è un punto di svolta», riconosce un diplomatico Ue a Bruxelles citato dal Ft: «Senza il coinvolgimento dell'Aiib nel prestito ai progetti, sarebbe difficile» per la "Nuova Via della Seta" approdare «in uno Stato chiave dell'Unione europea». Fino ad oggi, ricorda il quotidiano finanziario, la stragrande maggioranza dei prestiti per le infrastrutture della "Bri" sono stati gestiti dalla China Development Bank e dalla Export-Import Bank of China, «due istituti di credito bilaterali che concedono prestiti in segretezza quasi sempre legati a contratti di costruzione di società cinesi».

Da giorni il memorandum - che dovrebbe essere sottoscritto dal presidente cinese Xi Jinping durante la sua visita in Italia prevista dal 21 al 23 marzo - agita la maggioranza, divisa tra i pentastellati, favorevoli, e la Lega, molto più cauta sulle conseguenze di un'apertura commerciale malvista da Usa e Unione europea. Ieri sera, comunque, dopo le polemiche e le prese di posizione critiche dei due alleati, fonti di Palazzo Chigi hanno messo un freno allo scontro tra atlantisti (Salvini) e filo-cinesi (Di Maio) annunciando che «il memorandum d'intesa tra Italia e Cina non è in discussione». Il Governo - fanno sapere le stesse fonti - «è compatto sulla volontà di firmare questo documento, frutto di una negoziazione durata svariati mesi, che non è giuridicamente vincolante. Si tratta di un memorandum che contiene richiami ai principi e agli standard europei in materia di sostenibilità finanziaria, economica ed ambientale».

La conferma della ritrovata compattezza del Governo sul memorandum italo-cinese si è avuta questa mattina con il vertice tra il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e i ministri dell'Economia e degli Esteri Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi, terminato con un via libera senza modifiche al documento. «Non ci impegnano a nulla con l'intesa programmatica» sulla "Nuova Via della Seta", «se non alla sottoscrizione di volta in volta di accordi che andranno valutati uno per uno», ha dichiarato il premier parlando con i cronisti fuori da Palazzo Chigi. ««Il memorandum è un accordo
quadro non vincolante, non è un accordo internazionale», ha poi aggiunto, sottolineando che l'intesa con Pechino non mette «a repentaglio nessun asset strategico», dell'Italia.

Sul fronte Lega, però, le perplessità restano, in particolare sui dossier strategici. «È fondamentale aiutare le aziende italiane a crescere ed esportare all'estero, per raggiungere i numeri di Francia e Germania», chiariscono fonti del Carroccio al termine del vertice di Governo sulla "Via della seta". «Ovviamente», aggiungono, «la sicurezza nazionale viene prima di tutto e quindi su alcuni settori strategici per noi e per gli alleati (telecomunicazioni, energia, porti e infrastrutture) stiamo facendo tutte le verifiche e le valutazioni necessarie: prima viene la sicurezza degli Italiani, poi l'interesse economico».

Nel corso della giornata sono in programma diversi incontri del premier Giuseppe Conte e i ministri di Maio e Toninelli con Enti locali e parti sociali sul rilancio delle opere pubbliche e decreto sblocca cantieri che la prossima settimana approderà in Consiglio dei ministri. Nel decreto, hanno sottolineato ieri fonti di Palazzo Chigi «saranno inserite alcune norme che rafforzano la Golden power, al fine di tutelare ancor più efficacemente gli interessi strategici del nostro Paese». A dimostrazione che i timori di Salvini hanno portato a rafforzare il quadro normativo sugli interessi nazionali proprio in vista della prossima firma del Memorandum sulla "Nuova Via della Seta".

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