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Caso Ruby, Berlusconi: «Mai conosciuto Imane Fadil»

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era testimone al processo ruby

Caso Ruby, Berlusconi: «Mai conosciuto Imane Fadil»

Imane Fadil a Palazzo di Giustizia a Milano per l'udienza del processo Ruby nel 2012 (Ansa)
Imane Fadil a Palazzo di Giustizia a Milano per l'udienza del processo Ruby nel 2012 (Ansa)

«Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato. Quello che ho letto delle sue dichiarazioni mi ha fatto sempre pensare che fossero tutte cose inventate e assurde». Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, rispondendo oggi a Melfi (Potenza) a chi gli chiedeva un commento sulla morte di Imane Fadil, testimone chiave nel processo cosiddetto Ruby. La modella , teste chiave del processo Ruby, è morta all’ospedale Humanitas di Rozzano dopo un mese di agonia. Stando agli esami tossicologici la ragazza di 34 anni sarebbe morta a seguito di un mix di sostanze radioattive che le ha provocato il disfacimento degli organi interni. La procura di Milano, che indaga per omicidio volontario, ha sentito diversi testimoni in questi giorni. Moltissime le dichiarazioni in aula al processo Ruby rese negli anni da Imane Fadil. Lei, indicata come una delle ospiti alle serate a Villa San Martino, divenne una delle tre 'grandi accusatrici' dell'ex premier.

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Fadil rivelò avvelenamento 10 giorni prima morte
Solo una decina di giorni prima di morire Imane Fadil avrebbe rivelato ai medici dell'Humanitas, dove era ricoverata in gravi condizioni, di temere di essere stata
avvelenata. La procura ha sequestrato il 1° marzo la cartella clinica. La modella marocchina nel 2013 chiese un risarcimento di due milioni di euro, con una provvisionale di un milione, a Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora, nel processo Ruby bis per averla indotta a partecipare alle cene ad Arcore approfittando del suo stato di bisogno. L’anno prima, nel 2012, al processo Ruby Imane aveva parlato di «foto compromettenti di Berlusconi».

Fu ricoverata per una grave disfunzione del midollo osseo
Imane Fadil fu stata ricoverata all'Humanitas di Rozzano per una gravissima disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. I medici nel cercare le cause di questa grave aplasia midollare avevano anche pensato a un tumore, poi escluso. Ora l'autopsia dovrebbe chiarire cosa abbia aggredito il midollo e poi gli organi vitali, portandola, nel giro di un mese, alla morte.

Indagini su presenza metalli in sangue
Le indagini della Procura di Milano sulla morte di Imane Fadil si stanno concentrando sulla presenza di alcuni metalli nei campioni di sangue prelevati alla 34enne e analizzati nel Centro Antiveleni Maugeri di Pavia. Per stabilire le cause della morte bisognerà attendere gli esiti dell'autopsia in programma per mercoledì o giovedì. Comunque, i sintomi, come l'assenza di globuli bianchi che ha richiesto molte trasfusioni e il fegato compromesso, per i pm sono «compatibili con un avvelenamento».

Centro antiveleni di Pavia: «Non misurata radioattività»
Intanto il Centro Antiveleni dell'Irccs Maugeri di Pavia, che si è occupato del caso di Imane Fadil ha precisato che l’istituto «non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività». E che la consulenza tossicologia richiesta dalla clinica dove era ricoverata Fadil riguardava «il dosaggio dei metalli». Lo ha precisato Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’Istituto.

Il legale di Ambra e Chiara: «Caso preoccupante»
«Quello che è successo mi sembra preoccupante, in questa situazione stare tranquilli è pretendere un po' troppo», ha dichiarato l'avvocato Mauro Rufini, legale di Ambra Battilana e Chiara Danese, anche loro testimoni 'chiave' dell'inchiesta Ruby, commentando la morte di Imane Fadil. Il legale ha poi attaccato l'ordinanza con cui i giudici della settima penale hanno estromesso, a metà gennaio, le tre ragazze da parti civili nel processo sul caso 'Ruby ter'. Le giovani, ha detto, «sono state danneggiate completamente, con una decisione più che discutibile del Tribunale di Milano, quasi un'anticipazione di assoluzione degli imputati».

Souad Sbai: «Berlusconi non c'entra. Si indaghi nell’alta di0plomazia»
«Le responsabilità vanno ricercate altrove, in una certa alta “diplomazia” con cui la ragazza uccisa aveva lavorato e che gli ha chiuso la bocca per paura denunciasse la verità», ha scritto su Twitter Souad Sbai, ex deputata del Pdl, giornalista e saggista italiana originaria del Marocco. Stando a quanto riferito all'Ansa da chi ha avuto modo di parlare alla giovane a lungo negli ultimi mesi, Imane Fadil temeva anche di essere “controllata” e andava ripetendo che aveva ancora «molte cose da dire» sul caso con al centro le serate ad Arcore.

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