Italia

Il Papa alle cooperative: «Fate utili, ma sempre attenti alla…

  • Abbonati
  • Accedi
i 100 anni della Confederazione Italiana

Il Papa alle cooperative: «Fate utili, ma sempre attenti alla solidarietà»

Papa Francesco durante l'udienza con i rappresentanti della Confederazione Italiana delle cooperative (Ansa)
Papa Francesco durante l'udienza con i rappresentanti della Confederazione Italiana delle cooperative (Ansa)

L'attività economica deve, naturalmente, mirare a produrre utile ed essere quindi efficace ed efficiente, «ma tutto questo senza perdere di vista la reciproca solidarietà». Papa Francesco parla nell'aula Paolo VI a circa settemila soci e famiglie della Confederazione Italiana delle Cooperative, ricevuti in udienza per celebrare i cento anni dell'organizzazione. Bergoglio è sempre stato vicino al mondo della cooperazione (li avevi ricevuti quattro anni fa) e anche oggi torna a parlare della forza del modello economico cooperativo: «Proprio perché ispirato alla dottrina sociale della Chiesa, corregge certe tendenze proprie del collettivismo e dello statalismo, che a volte sono letali nei confronti dell'iniziativa dei privati; e allo stesso tempo, frena le tentazioni dell'individualismo e dell'egoismo proprie del liberalismo. Infatti, mentre l'impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l'impresa cooperativa ha come scopo primario l'equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali». La sostanza del messaggio di Bergogio è la ripresa costante della Dottrina Sociale della Chiesa, che mette sempre al centro l'uomo rispetto nei processi economici. Il messaggio nato con la Rerum Novarum del 1891 e ripreso da molte encicliche e oggi tra l'alto riproposto anche nel mondo della finanza dalla neonata Fondazione Quadragesimo Anno.

GUARDA IL VIDEO - Ceneri, il Papa: «Basta inseguire soldi e potere»

La nuova frontiera è la cooperazione sociale
«Il modello di cooperativa sociale – aggiunge il Papa - è uno dei nuovi settori sui quali oggi si sta concentrando la cooperazione, perché esso riesce a coniugare, da una parte, la logica dell'impresa e, dall'altra, quella della solidarietà: solidarietà interna verso i propri soci e solidarietà esterna verso le persone destinatarie. Questo modo di vivere il modello cooperativo esercita già una significativa influenza sulle imprese troppo legate alla logica del profitto, perché le spinge a scoprire e a valutare l'impatto di una responsabilità sociale». In questo modo le imprese, osserva Bergoglio, vengono invitate a considerare «non solo il bilancio economico, ma anche quello sociale, rendendosi conto che bisogna concorrere a rispondere tanto ai bisogni di quanti sono coinvolti nell'impresa quanto a quelli del territorio e della collettività». Inoltre non va dimenticato che questa visione della cooperazione, basata sulle relazioni e non sul profitto, «va controcorrente rispetto alla mentalità del mondo. Solo se scopriamo che la nostra vera ricchezza sono le relazioni e non i meri beni materiali, allora troviamo modi alternativi per vivere e abitare in una società che non sia governata dal dio denaro, un idolo che la illude e poi la lascia sempre più disumana e ingiusta», e anche più «povera .

«Il pensiero della donna come punto di vista privilegiato»
In questo senso – sottolinea Francesco - possiamo dire che la cooperazione è un modo per «scoperchiare il tetto» di un'economia che rischia di produrre beni ma a costo dell'ingiustizia sociale. «È sconfiggere l'inerzia dell'indifferenza e dell'individualismo facendo qualcosa di alternativo e non soltanto lamentandosi. Chi fonda una cooperativa crede in un modo diverso di produrre, di lavorare, di stare nella società. Chi fonda una cooperativa ha un po' della creatività e del coraggio di questi quattro amici del paralitico. Il miracolo della cooperazione è una strategia di squadra che apre un varco nel muro della folla indifferente che esclude chi è più debole». In questo senso, ha aggiunto a braccio, «grazie per la vostra ostinazione, questo non è peccato!». Inoltre quindi compresa «l'importanza di far acquisire abilità professionali e offrire percorsi di formazione permanente, specialmente a quelle persone che vivono ai margini della società e alle categorie più svantaggiate. A questo riguardo, sono soprattutto le donne che, nel mondo globale, portano il peso della povertà materiale, dell'esclusione sociale e dell'emarginazione culturale. Il tema della donna dovrebbe tornare a essere tra le priorità dei progetti futuri in ambito cooperativo. Non è un discorso ideologico. Si tratta invece di assumere il pensiero della donna come punto di vista privilegiato per imparare a rendere la cooperazione non solo strategica ma anche umana. La donna vede meglio che cos'è l'amore per il volto di ognuno. La donna sa meglio concretizzare ciò che noi uomini a volte trattiamo come "massimi sistemi"».

© Riproduzione riservata