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Decretone, con il no alla colf tax regalo da 500 milioni agli evasori

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respinto l’emendamento

Decretone, con il no alla colf tax regalo da 500 milioni agli evasori

Un regalo da circa 500 milioni a colf e badanti che evadono le tasse. É quello confezionato venerdì notte dalle commissioni Lavori e Affari costituzionali della Camera nel respingere sul nascere un emendamento al decretone su reddito di cittadinanza e quota 100 con cui si voleva ridurre al 15% il prelievo Irpef su collaboratori domestici e badanti che pagano le tasse. Eh sì, basta leggere i reseconti della seduta per accorgersi come una misura voluta per far emergere un'evasione stimata in quasi 500 milioni l'anno, nel dibattito tra maggioranza, governo e opposizioni, si sia trasformata in una nuova tassa già ribattezzata nella “colf-tax”. Purtroppo però colf e badanti se percepiscono più di 8.100 euro l'anno e dunque sono fuori dalla no tax area l'Irpef la devono versare come tutti i contribuenti italiani. A oggi, infatti, non esiste alcuna deroga che preveda una loro esenzione se non quella di rientrare nella grande famiglia degli evasori fiscali. Ma non è tutto.

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Oltre al danno per l'Erario che deve rinunciare a un recupero di evasione con il no alla colf tax al 15% il Parlamento ha beffato migliaia di collaboratori domestici e loro datori di lavoro che le tasse regolarmente le pagano. Con l’emendamento, infatti, colf e badanti che regolarmente si dichiarazione al Fisco si sarebbero visti ridurre la tassazione dal 23/27% al 15% sulla parte di reddito superiore alla no tax area (8.100 euro). Una spinta non da poco alla compliance e all'emersione un po' sulla stessa falsa riga di quanto prevede la legge di bilancio con la flat tax al 15% per le ripetizioni scolastiche degli insegnati. Inoltre, leggendo l'emendamento, la tassazione sarebbe stata senza aggravi aggiuntivi in termini di adempimenti per datori di lavoro e lavoratori domestici. Infatti il prelievo al 15% si sarebbe applicato con una ritenuta d'acconto delle imposte su redditi sulle retribuzioni erogate ai lavoratori domestici effettuata dal datore di lavoro, che così come oggi avviene per i il versamento trimestrali dei contributi previdenziali, avrebbe versato direttamente all'Inps anche la quota di Irpef agendo da sostituto d'imposta pagando con il bollettino precompilato inviato dallo stesso istituto di previdenza.

Con il no alla tassazione agevolata per i collaboratori domestici ci perdono anche i datori di lavoro i quali avrebbero potuto recuperare qualche euro sul calcolo delle tariffe orarie. Oggi queste ultime vengono calcolate anche sulla base del carico fiscale dei collaboratori che le tasse le pagano. Con l’ampliamento delle base imponibile spinta dalla flat tax al 15% e al recupero di evasione certificata dalle ritenute operate alla fonte dalle famiglie l'effetto di riduzione delle tariffe orarie sarebbe potuto avvenire anche in tempi rapidi magari in sede di contrattazione collettiva. Una nuova occasione persa dal Parlamento per redistribuire equità fiscale con tanto di regalo agli evasori.

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