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Perché la Jeep di Toninelli non è ecocompatibile anche se non paga…

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l’ultima gaffe del ministro

Perché la Jeep di Toninelli non è ecocompatibile anche se non paga l’ecotassa

Alla fine, forse, ha ragione lui: «Siamo oltre la follia. Stanno discutendo persino sul fatto che io abbia comprato una macchina». Danilo Toninelli, finito sulla graticola per le sue dichiarazioni al Tg2 Motori sulla nuova Jeep Compass della moglie, ha solo fatto come la maggioranza degli italiani. Quindi è caduto nella rete del marketing delle case auto. Ma adesso potrebbe riscattarsi: lui ha tutte le possibilità di farsi spiegare come stanno le cose e di trasferire queste conoscenze agli italiani, per farli diventare acquirenti finalmente consapevoli.

Per il momento, il ministro delle Infrastrutture ha solo spiegato che la Compass acquistata per sua moglie emette solo 117 grammi al chilometro di CO2, ben aldisotto dei 160 oltre i quali scatta l’ecotassa appena introdotta dal governo di cui fa parte. Ma questo, di per sé, vuol dire poco: quella soglia è frutto di una mediazione verso l’alto, spinta dalle polemiche sul fatto che il limite proposto in prima battuta (110 g/km) avrebbe colpito anche la Fiat Panda (ma non le sue dirette concorrenti). Polemiche che hanno oscurato un dato incontrovertibile: attualmente la Ue di g/km nel “tollera” solo 130.
GUARDA IL VIDEO/ Le gaffe di Toninelli: dal tunnel del Brennero all'inno all'auto elettrica (ma lui ha un Suv diesel)

L’errore sulle emissioni inquinanti
La spiegazione di Toninelli ha solo gettato luce sul primo dei due errori commessi dal ministro nell’acquisto: aver scelto una vettura Euro 6B. Infatti, 117 g/km è il valore della Compass 1.6 diesel a due ruote motrici, in regola solo con questo standard di emissioni, che è precedente al dieselgate. Dalla scorsa estate, le case automobilistiche hanno silenziosamente convertito la produzione all’Euro 6D-Temp (in qualche raro caso addirittura all’Euro 6D “pieno”, obbligatorio per tutti solo dal 2021), cioè la versione introdotta dalla Ue per limitare le possibilità di barare sulle emissioni (prevede tra l’altro anche test su strada per misurare il livello di NOx, ossidi di azoto).

Toninelli, ai microfoni del Tg2 si è difeso parlando genericamente di «Euro 6», come un italiano qualsiasi. Non devono averla presa benissimo i suoi colleghi pentastellati che al Parlamento europeo si sono battuti come leoni tre anni fa per rendere più severo possibile lo standard Euro 6D. È anche grazie al loro lavoro, molto criticato all’epoca dalle lobby più legate all’industria, che oggi l’industria stessa afferma - con una certa ragione - che le diesel in produzione da qualche mese sono auto davvero “pulite” e quindi non c’è ragione di penalizzarle con i blocchi del traffico decisi dai Comuni.

Il ministro ha aggiunto di aver acquistato quella Compass a chilometri zero. Cioè un esemplare che il concessionario doveva smaltire, proprio perché le case automobilistiche hanno prodotto le Euro 6B per oltre due anni dopo che era stato fissato lo standard Euro 6D-Temp (anche se va dato loro atto che potrebbero ancora legittimamente continuare a farlo, fino alla prossima estate). Ovviamente, lo smaltimento è avvenuto non spiegando ai clienti cosa stava accadendo: solo chi ha letto i pochi media che hanno seguito la vicenda senza reticenze poteva esserne consapevole. Purtroppo Toninelli non era fra questi consumatori e non ha fatto tesoro della sua posizione per chiedere agli esperti.

Da un lato, è apprezzabile che non abbia approfittato della sua posizione. Dall’altro, spiace che non abbia studiato questioni che comunque avrebbe dovuto padroneggiare in quanto ministro (per giunta di un governo che sulla materia ha preso decisioni importanti).

L’errore su consumi e CO2
L’altro errore del ministro è stato nella scelta del tipo di auto: un suv. Cioè una vettura che, rispetto a un altro modello di pari prestazioni e capacità di carico, consuma di più e quindi emette più CO2 (il cui livello è direttamente proporzionale ai consumi). Quest’ultimo è il gas responsabile di quei cambiamenti climatici contro i quali molte persone sono scese in piazza lo scorso weekend.

Presumibilmente, buona parte di esse ha votato o simpatizzato per i M5S, che nella campagna elettorale per le Politiche dello scorso anno si erano connotati anche come eredi dei movimenti ambientalisti.

Proprio ieri mattina, mentre la gaffe di Toninelli sulla Compass faceva il giro dei social, al Forum Automotive tenutosi a Milano l’istituto di ricerca Alix Partners dava le ultime cifre su quanto costa all’ambiente la diffusione di suv e simili.

Nel 2015, le emissioni medie delle auto vendute in Europa erano di 120 g/km di CO2, 10 in meno rispetto alla soglia fissata dalla Ue. Adesso che ci avviciniamo al 2021, quando la soglia scenderà a 95, siamo saliti a quota 137.

Perché ci allontaniamo dagli obiettivi? Secondo Alix Partners, i motivi sono tre:

- 10 g/km sono dovuti all’entrata in vigore del meno irrealistico ciclo di misurazione Wltp (del quale le case hanno anche “approfittato” per far salire le medie in modo tale da rendere meno gravoso il taglio del 37,5% delle emissioni che la Ue sta per imporre per la fine del prossimo decennio );

- altri 5 g/km si devono al fatto che la guerra delle città al diesel e la mancanza di alternative dissuse e abbordabili ha spinto molti a tornare al benzina, che consuma di più;

- ulteriori 2 g/km sono dovuti proprio alla diffusione di suv e simili, sulle cui controindicazioni (che comprendono anche una maneggevolezza inferiore in situazioni di emergenza rispetto ad auto più basse di pari prestazioni e capacità di carico) spesso si tace perché sono auto molto richieste, che le case riescono ancora a vendere a prezzi remunerativi.

Se Toninelli ora spiegasse tutto questo, verrebbe probabilmente ancora fulminato sui social, da qualcuno interessato a nascondere verità scomode. Ma certamente renderebbe un buon servigio ai consumatori e all’ambiente.

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