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Siria, volontario italiano ucciso in un’imboscata a Baghuz

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combatteva contro l’isis

Siria, volontario italiano ucciso in un’imboscata a Baghuz

Sarebbe stato ucciso in un'imboscata Lorenzo Orsetti, il 32enne italiano che stava combattendo in Siria al fianco del Siryan democratic Force, l'alleanza delle milizie arabo e curde contro l'Isis. La notizia della morte - diffusa dall’Isis che ha pubblicato la fotografia dei documenti - è stata confermata da fonti di sicurezza italiane. Secondo quanto si apprende, Orsetti si trovava a Baghuz, dove è in corso la battaglia contro le ultime sacche di resistenza dell'Isis: assieme al suo battaglione sarebbe caduto in un'imboscata e sarebbe rimasto ucciso nello scontro a fuoco.

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«Heval Tekosher», il «lottatore»: era questo il nome di battaglia di Lorenzo Orsetti. L'uomo, nato a Firenze 32 anni fa, era tra i “sei italiani, comprese due donne”, al fianco delle “Unità di protezione del popolo (Ypg)”, come scriveva nel febbraio scorso Fausto Biloslavo nel sito 'Occhi della Guerra', dopo averlo
intervistato a Tell Tamer, in Siria. «Al momento non prevedo di rientrare, ma se dovessero accusarmi di qualcosa rispondo che sono fiero di quello che sto facendo in Siria. Sono pronto ad assumermi le eventuali conseguenze», diceva Orsetti rispetto alla possibilità di finire nel mirino degli inquirenti una volta tornato in Italia. Nell'intervista, Orsetti viene mostrato anche in foto, con indosso una tuta mimetica e con accanto un fucile automatico kalashnikov. Viene descritto come un “anarchico” che “combatte da un anno e mezzo contro i turchi e le bandiere nere” dell'Isis.

La lotta contro i jihadisti dello Stato islamico Orsetti la definiva “dura”, aggiungendo che «un paio di volte sono quasi riusciti ad accerchiarci. Nel deserto hanno contrattaccato e travolto le nostre postazioni. Quando iniziano a morirti i tuoi compagni accanto, soprattutto per le mine e i cecchini, non lo dimentichi. Adesso molti miliziani stranieri si arrendono, ma spesso si sono fatti saltare in aria quando non avevano vie di scampo». «Lo Stato islamico - affermava - è un male assoluto. Questa è una battaglia di civiltà».

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