Italia

Diciotti, respinta dal Senato l’autorizzazione a procedere per Salvini

  • Abbonati
  • Accedi
palazzo madama

Diciotti, respinta dal Senato l’autorizzazione a procedere per Salvini

L'Aula del Senato nega l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il tabellone elettronico evidenzia una prevalenza di voti in verde con il raggiungimento del quorum necessario. Che significa voto a favore della relazione della Giunta la quale chiedeva di non rinviare a giudizio il ministro Salvini. La conferma ufficiale del "salvataggio" di Salvini arriva nel tardo pomeriggio, dopo la chiusura delle votazioni: sono 237 i voti ottenuti dalla relazione della giunta delle immunità che nega il processo nei confronti del ministro dell'Interno, 61 i contrari e nessun astenuto.

«È stata un'iniziativa del Governo coerente con gli interessi pubblici del Paese, con la quale abbiamo salvato migliaia di vite», così spiegava i fatti in precedenza il leader della Lega nel suo intervento in Aula. Escludendo qualunque ipotesi di sequestro di persona.

«Venuto a conoscenza dell'esistenza di indagine ho atteso le valutazioni del tribunale restando a disposizione dell'autorità giudiziaria e astenendomi dal depositare atti e memorie volte a ottenere il riconoscimento della natura ministeriale del reato che mi si contesta. Cinque diversi uffici giudiziaria, cinque, hanno autonomamente ravvisato la natura ministeriale delle condotte attribuitemi». Salvini, a tratti commosso, ha chiuso ringraziando «il buon Dio e gli italiani per l'onore di poter difendere con il mio lavoro che penso di svolgere con onestà, buon senso, coraggio. Comunque votiate vi ringrazio, siate certi che continuerò il lavoro senza nessuna paura, sennò farei un altro mestiere».

Il regolamento del voto assembleare a Palazzo Madama prevede che i "seggi" rimangano aperti per consentire ai senatori di esprimere la propria posizione. Subito dopo la chiusura si procederà allo scrutinio e alla proclamazione del risultato (era necessaria la maggioranza assoluta, pari a 161 sì per acconsentire alla non autorizzazione a procedere proposta dalla Giunta). In dichiarazione di voto Forza Italia e FdI hanno annunciato la loro contrarietà a procedere nei confronti del ministro dell'Interno. Dai banchi della maggioranza le senatrici M5S Paola Nugnes ed Elena Fattori si sono tuttavia espresse in dissenso con il proprio gruppo.

Sono stati intanto tutti identificati i migranti a bordo della Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Human approdata ieri a Lampedusa. A bordo erano complessivamente 50 persone, 35 uomini e 15 minori non accompagnati. La maggior parte dei migranti, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, proviene dalla Guinea (17, di cui 9 minori) seguita da Senegal (14, di cui due minori), Nigeria (9), Gambia, (7, di cui due minori), Camerun (2, di cui un minore), Benin (1).

Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e rifiuto di obbedienza a nave da guerra previsto dall'articolo 1099 del codice della navigazione. Sono questi i reati contestati al comandante Pietro Marrone della nave Mare Jonio, della Ong Mediterranea da parte del procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella e dal pubblico ministero Cecilia Baravelli. La Procura ha anche convalidato il sequestro della barca fatto nella tarda serata di ieri dalla
Guardia di finanza, atto contro il quale i legali di Mediterranea faranno ricorso nei prossimi giorni. «La nostra azione di obbedienza civile - si legge in una nota della Ong - si è sempre mossa nel quadro giuridico delle norme vigenti, rispettando anche la loro gerarchia, avendo come bussola il diritto e i diritti che tutelano la vita e la dignità delle persone. Ancora una volta si potrà dimostrare che le navi della società civile sono gli unici soggetti del Mediterraneo centrale
che agiscono con queste priorità».

GUARDA IL VIDEO - Casarini capo missione Mediterranea, Salvini: nave centri sociali

«In Italia c'è un governo che difende i confini e fa rispettare le leggi, soprattutto ai trafficanti di uomini. Chi sbaglia paga». Le parole di Salvini chiudevano così la giornata di martedì che ha riportato al centro il dossier immigrazione con l'ombra alle spalle del caso Diciotti. Una situazione tuttavia diversa dalle precedenti dal momento che la nave batte bandiera italiana e non più straniera.

Al ministero dell'Interno è stato convocato un tavolo permanente costituito da esperti e forze di polizia per valutare la situazione sbarchi anche alla luce di una direttiva in materia contro i soccorritori che ledono la «sicurezza dello Stato italiano» favorendo «l'ingresso illegale di immigrati sul territorio nazionale». Ma non pochi dubbi sono stati sollevati circa la legittimità di tale provvedimento che violerebbe secondo alcuni anche una delle Convenzioni internazionali in tema di salvataggi in mare, quella dell'Onu sui diritti del Mare (Unclos) approvata a Montego Bay nel 1982 e ratificata dall'Italia nel 1994.

GUARDA IL VIDEO - Sequestrata la Mare Jonio dopo lo sbarco dei migranti a Lampedusa

Tra le irregolarità imputate ai responsabili della Mare Jonio da Salvini l'assenza del pericolo di affondamento né di rischio di vita per persone a bordo mentre al contrario sono state «ignorate le indicazioni della Guardia costiera libica che stava per intervenire». La Mare Jonio «è sotto sequestro probatorio della polizia giudiziaria, ma noi siamo molto sereni perché abbiamo agito in una cornice di legalità» dice la portavoce di Mediterranea Alessandra Sciurba.

© Riproduzione riservata