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Assegni digitali, addio alle Stanze di compensazione. Bankitalia…

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DA APRILE

Assegni digitali, addio alle Stanze di compensazione. Bankitalia chiude le ultime due a Roma e Milano

In un sistema di pagamenti sempre più orientato all’utilizzo del digitale e degli strumenti elettronici, la notizia che dal 1° aprile la Banca d’Italia chiuderà le Stanze di compensazione, luogo deputato allo scambio materiale di assegni tra le banche, ha un po’ il sapore dell’amarcord. Ci ricorda quell’Italia novecentesca nella quale i pagamenti con gli assegni circolari e bancari, parenti stretti dei vaglia postali, venivano regolati giornalmente nelle sedi territoriali della Banca d’Italia. Dal 2011, con il “decreto Sviluppo” che ha aggiornato la legge sugli assegni del 1933, anche per questi strumenti di pagamento s’è aperta la strada dello scambio elettronico: al posto della carta – a partire dal 2018 - a viaggiare tra un intermediario e l’altro sono le informazioni fissate su supporto informatico e accompagnate da una firma digitale.

Addio alla carta circola l'immagine digitale
Per consolidare e implementare il quadro giuridico che ha traghettato gli assegni al nuovo mondo sono serviti alcuni anni e notevoli investimenti da parte delle banche, che hanno dovuto dotarsi dei dispositivi informatici per la trasmissione delle immagini digitali degli assegni nonché adattare le proprie procedure interne e realizzare una nuova procedura elettronica interbancaria, la Check Image Truncation. Ora il progetto è arrivato al traguardo e il sistema di compensazione gestito dalla nostra banca centrale tratta assegni solo se scambiati dalle banche nella nuova procedura elettronica. La Banca d’Italia, su richiesta delle banche, rilascia anche dichiarazioni sostitutive del protesto in caso di assegni “dematerializzati” impagati; il servizio si affianca a quello di “levata del protesto” svolto, tra gli altri, dai notai.

Chiudono le ultime sedi di Roma e Milano
Le ultime due Stanze di compensazione avevano sede a Roma e a Milano: chiuderanno le attività a fine marzo. La realizzazione del progetto di trasmissione digitale degli assegni - si legge nella breve nota pubblicata sul sito della Banca d’Italia - ha promosso l’efficienza e l’economicità nel sistema dei pagamenti al dettaglio riducendo i costi per gli intermediari. Il primo risparmio tangibile è la scomparsa della tariffa sugli assegni scambiati in Stanza, del valore di poco superiore al milione di euro annui per il sistema bancario. Ma l’addio alla carta in prospettiva assicura per le banche spese di gestione in netto calo. Basta un dato: ora gli assegni raccolti dovranno essere conservati solo per sei mesi e poi potranno essere eliminati, visto che è l’immagine digitale ad assumere valore legale.

Assegni sul viale del tramonto
L’uso degli assegni è sul viale del tramonto ormai da anni in Italia come nel resto dell’Eurozona. Nel 2017, ultimo anno per il quale sono disponibile le statistiche di Bankitalia, si scambiavano assegni per un controvalore mensile di 13,9 milioni, circa il 5% del valore totale dei pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante. Il calo è di circa il 9% annuo, ed è più o meno lo stesso da diversi anni. Gli operatori sostengono che si scenderà ancora, fino a toccare una sorta di zoccolo minimo - impossibile dire ora a che livello - che segna l’utilizzo di assegni per pagamenti difficili da fare con strumenti diversi (il più classico è l’anticipo di una caparra per un atto notarile).

E l’ultima banconota? In Svezia entro il 2030
Insomma, anche dopo la “dematerializzazione” gli assegni non sono destinati a scomparire del tutto. E del resto il nostro è un paese ancora molto cartaceo: nel 2017 a fronte di circa 100 operazioni di pagamento pro capite effettuate con strumenti diversi dal contante, la media dell’Eurozona nel 2016 è stata di 231, quella del Regno Unito 384, per non parlare dei livelli record del Lussemburgo (oltre 4mila pagamenti senza contanti pro capite l’anno) o dei paesi del nord Europa. Un altro mondo, come ricordava qualche tempo fa sul Financial Times la deputy governor della banca centrale, Cecilia Skinsgley, secondo la quale Riksbank ritirerà dalla circolazione la sua ultima banconota entro il 2030. In Svezia lo sviluppo dei pagamenti digitali ha garantito negli ultimi cinque anni un maggior gettito Iva del 30%. Solo la Corea del sud - stando alle più recenti statistiche BRI - starebbe vivendo in questi anni un’uscita dall’uso di banconote e monete per i pagamenti alla stessa velocità della Svezia. Chissà quanti assegni si staccano nel paese dei Nobel.

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