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Revenge porn, sul nuovo reato sì unanime della Camera

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violenza sulle donne

Revenge porn, sul nuovo reato sì unanime della Camera

Accordo trasversale tra i partiti sul revenge porn. C'è stato infatti il sì unanime dell'Aula della Camera all'istituzione del reato attraverso l'emendamento della commissione Giustizia al ddl sul "codice rosso", passato con 461 voti a favore e nessun contrario. «Nei giorni scorsi avevo auspicato che tutti i parlamentari - donne e uomini, di maggioranza e di opposizione - potessero ritrovarsi uniti nel votare a favore di un testo che punisce il revenge porn» commenta il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che plaude alla «bella testimonianza da parte di una nostra fondamentale istituzione».

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Il testo prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 a 15mila euro.

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La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.
La pena viene poi aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Il delitto viene punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela e di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale.

Di «una vittoria delle opposizioni» parla Laura Boldrini, mentre Federica Zanella di Forza Italia puntualizza che il testo riprende quello a sua firma «aggiungendo il reato di divulgazione e l'aumento di pena per le condotte realizzate ai danni di disabili». L'esito del voto è stato accolto da un applauso, con i deputati azzurri e democratici tutti in piedi a battere le mani. Allo stesso tempo anche dalle fila della stessa maggioranza viene rivendicata l'importanza del passo in avanti fatto oggi dopo le veementi polemiche dei giorni scorsi. Luigi Di Maio saluta la novità come un tribuito doveroso «alle vittime e alle loro famiglie». Per Giulia Bongiorno la Lega «da molti giorni rileva una lacuna normativa quando si fanno girare immagini intime senza il consenso della persona interessata che viene distrutta da un punto di vista morale», a sottolineare il contributo essenziale del Carroccio nel raggiungimento dell'intesa.

Marcia indietro invece da parte della Lega sull'emendamento alla legge contro la violenza sulle donne che avrebbe introdotto la castrazione chimica. «Siamo consapevoli - spiega Bongiorno - che l'emendamento non è condiviso dal M5S. Abbiamo una priorità, in questo momento, che è quella di fare andare avanti in maniera compatta il governo e questo provvedimento».

È «grande» la soddisfazione «degli oltre 120mila sostenitori della petizione di Insieme in Rete con i Sentinelli e Bossy su Change.org, che ha dato origine alla proposta normativa sulla pornografia non consensuale». Secondo i promotori di Change.org «grazie al sostegno degli utenti ha preso quota in questi mesi una mobilitazione civica trasversale che ha consentito al dibattito sul revenge porn di inserirsi al centro dell'agenda politica e mediatica. Un vero esempio di quanto l'attivismo online possa generare risultati importanti, capaci di incidere sulla vita delle persone». Per la direttrice di Change.org in Italia Stephanie Brancaforte si tratta di «un primo grande risultato per i firmatari della petizione e per tutti i nostri utenti. Il movimento per i diritti delle donne è il più grande sulla nostra piattaforma in Italia, con oltre 770mila sostenitori».

Plaude all'introduzione del reato il giudice Fabio Roia, presidente delle misure di prevenzione al tribunale di Milano, ma soprattutto uno dei massimi esperti nel
contrasto alla violenza sulle donne. «È una norma che mancava nel nostro ordinamento e di cui si sentiva la necessità per fronteggiare un fenomeno molto subdolo e in grande espansione e a cui sinora si potevano applicare disposizioni di scarsa efficacia, come la diffamazione».

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