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El-Erian: «I tre motivi per cui l’Italia preoccupa i…

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Servizio |intervista al chief economic advisor di Allianz

El-Erian: «I tre motivi per cui l’Italia preoccupa i mercati»

«L’Italia è fonte di seria preoccupazione. Per tre motivi. Uno: la rete di protezione della Bce oggi è ridotta rispetto a un anno fa. Due: l’intera Europa rallenta. Tre: non si vede un’appropriata risposta di politica economica da parte del Governo. Per il Paese la sveglia sta suonando ora». Sorride, è molto gentile. Ma Mohamed El-Erian - oggi chief economic advisor di Allianz e in passato anche chief executive di Pimco oltre che ex presidente del Consiglio per lo sviluppo globale di Obama - pronuncia parole taglienti. Precise. Dure. Lo abbiamo incontrato a Cernobbio, nel corso dell'European House – Ambrosetti Forum.

L'Italia frena, è vero. Ma il mondo intero rallenta e le banche centrali stanno tornando in campo, facendo presagire nuove politiche espansive. La Bce può riaprire la rete di protezione. Non crede?
Certo, la Bce potrebbe. Dipende da come giudicherà la situazione economica in Europa. Però oggi ha una cassetta degli attrezzi con meno strumenti rispetto alla Fed.

Perché?
Per due motivi. Da un lato la Bce ha già ora i tassi a zero e quelli sui depositi in negativo. Dunque ha meno margine di manovra rispetto alla Fed, che invece ha tassi più alti. Dall'altro la Bce è in una fase di cambio del presidente. E la leadership conta davvero. Si faccia una domanda: Draghi quanta credibilità si è creato con la famosa frase “whatever it takes” nel 2012? Per questo ora la rete di protezione della Bce non è forte come in passato.

Ma i mercati sembrano non preoccuparsi. La Borsa di Milano è una delle migliori da inizio anno. E tutti i listini sono vicini ai massimi storici nonostante la frenata dell’economia globale. È vero che a dicembre erano crollati, ma non crede che questo rally sia esagerato?
Il mercato esagerava a dicembre nei ribassi, ed esagera ora nei rialzi. Ma il motivo è legato al cambio di atteggiamento delle banche centrali. Quando hanno visto a dicembre che i mercati crollavano, e che le Borse esasperavano le preoccupazioni per il loro tentativo di normalizzare la politica monetaria, hanno dovuto fare marcia indietro: le banche centrali non possono tollerare che i mercati superino al ribasso i fondamentali economici.

Sta dicendo dunque che sono i mercati a guidare le scelte di politica monetaria?
Il mercato ha certamente forzato la mano.

Però se le banche centrali non riescono a normalizzare la politica monetaria, il rischio è che si creino bolle speculative. Già ora si guardano i mercati dei bond aziendali, soprattutto in Usa, con forte apprensione.
Chi ritiene che su quel mercato non ci sia una bolla è perché sottovaluta il problema della liquidità. Oggi c’è un grande rischio di illiquidità sui mercati. Negli Usa c'è stata una grande proliferazione di Etf che investono in titoli illiquidi: dato che gli Etf garantiscono ai sottoscrittori la vendibilità quotidiana delle quote, ma investono a loro volta in titoli difficilmente rivendibili sul mercato per mancanza di liquidità, si crea una situazione pericolosa.

Quali crede siano i nuovi rischi sistemici, a dieci anni dalla crisi?
La cattiva notizia è che i rischi non sono spariti. Sono migrati dal settore bancario ai mercati finanziari. Ma la buona notizia è che in termini di magnitudine, se un giorno dovessero scoppiare, farebbero meno danni del crack di Lehman Brothers. Per vari motivi. Ne cito uno: non c'è un'assicurazione sui depositi dietro ai fondi.

Vero, ma i mercati finanziari hanno un impatto sull'economia reale. E, tornando all'Italia, questo potrebbe peggiorare la situazione.
Certo, come dicevo l'Italia ha tre fonti di debolezza.

Ma non crede che l'avvio da parte della Bce dei nuovi finanziamenti agevolati alle banche, cioè i Tltro, daranno una mano?
Sa cosa mi ha colpito della conferenza stampa di Draghi? Che un terzo del tempo l'ha dedicato a dire che la Bce non può risolvere i problemi strutturali dell'Europa.

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