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Zingaretti àncora il Pd al Pse, ma Renzi e Calenda guardano a Macron

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Servizio |I DEM E Le EUROPEE

Zingaretti àncora il Pd al Pse, ma Renzi e Calenda guardano a Macron

Il segretario del Pd Nicola Zingaretti (a sinistra) e l'ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda durante la presentazione del simbolo per le elezioni europee del Partito Democratico sulla terrazza del Nazareno (foto Ansa)
Il segretario del Pd Nicola Zingaretti (a sinistra) e l'ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda durante la presentazione del simbolo per le elezioni europee del Partito Democratico sulla terrazza del Nazareno (foto Ansa)

L’ancoraggio al Partito socialista europeo, famiglia in cui il Pd è stato traghettato nel 2014 dall’allora segretario Matteo Renzi, è saldo e simboleggiato dal simbolo del Pse che - anche se piccolo - è fissato a destra, quasi a dividere la parte alta del logo (il Pd) e quella bassa (Siamo europei su sfondo azzurro della bandiera Ue come voluto da Carlo Calenda). E nel nome del Pse, come chiesto dal candidato comune Frans Timmermans, gli scissionisti di Articolo 1 hanno rinunciato a presentare un loro simbolo per le delicate elezioni europee del 26 maggio accettando l’ospitalità di alcune candidature, ancora per altro da definire e fonte di polemica interna, nella lista del Pd.

La lista «ecumenica» del Pd nel nome del Pse
Alla fine il neo segretario Nicola Zingaretti sembra sia riuscito nel compito di tenere tutti dentro nel nome del Pse, con una lista che si presenta ecumenica già nella scelta dei 5 capilista: l’ex sindaco di Milano e uomo della sinistra Giuliano Pisapia nel Nord Ovest, il “liberal” Calenda nel Nord Est, la renziana doc Simona Bonafè al centro e due magistrati nel Sud (l’ex Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti) e nelle Isole (Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco assassinato dalla mafia nel 1983).

Zingaretti si porta avanti: alleanza da Tsipras a Macron
Eppure lo stesso Zingaretti, quasi a prevenire fughe in avanti dei vari dirigenti del suo Pd, ha più volte sottolineato che il Pse da solo non basta e che dopo le europee occorre costruire una larga alleanza progressista e antisovranista nel Parlamento di Strasburgo che vada dal greco Alexis Tsipras al francese Emmanuel Macron. Già, Macron. Il fascino attrattivo della formazione politica En Marche del presidente francese è molto forte in una parte del Pd. Tanto che uno dei dirigenti più vicini a Renzi e già suo sottosegretario con delega alle politiche europee durante il governo dei mille giorni, Sandro Gozi, ha deciso addirittura di candidarsi in Francia direttamente con En Marche pur restando nel Pd.

Il progetto di Macron: nuovo gruppo progressista
Nel 2014 En Marche ancora non esisteva, e il progetto di Macron, voti permettendo, è quello di formare un nuovo gruppo a Strasburgo (occorrono 25 deputati da almeno 7 Paesi europei) che faccia da trait d’union tra la famiglia socialista e quella liberale. Il nuovo gruppo mira ad attrarre una parte degli eletti dell’Alde e una parte degli eletti del Ppe, quelli più delusi dalla presenza dell’ungherese Victor Orban nella famiglia della Merkel (Orban è stato sospeso ma non espulso). Lo stesso Calenda, suscitando molte polemiche nel Pd, ha detto più di una volta che non è scontata la sua adesione al gruppo socialista una volta eletto: anche l’ex ministro dello Sviluppo economico guarda con interesse al progetto macroniano per allargare il fronte progressista, europeista e antisovranista oltre i confini del Pse.

Renzi e le alleanze oltre il Pse...
Che i socialisti siano in sofferenza in tutta Europa, al pari degli altri partiti “tradizionali”, è d’altra parte assodato. Il Pd paradossalmente, con il suo zoccolo del 20% dei consensi, è uno dei partiti più vitali della storica famiglia europea assieme ai socialdemocratici tedeschi e al partito socialista spagnolo di Pedro Sanchez. E lo stesso Renzi, che ha ottimi rapporti con il presidente francese Macron (l’ultima visita all’Eliseo assieme a Gozi è del 20 marzo scorso), è convinto da tempo che occorre allargare i confini del Pse ad altre tradizioni politiche nel nome dell’europeismo e dell’antisovranismo.

... e oltre il Pd
Oltre il Pse e in prospettiva oltre il Pd: in fondo i comitati civici lanciati da Renzi all’ultima Leopolda e gestiti dai renziani Ettore Rosato e Ivan Scalfarotto vanno proprio nella direzione di aggregare risorse fuori dal partito. Sono già operativi 400 comitati, e con quelli in formazione si arriverà presto a un migliaio. «È una rete che permette di fare politica a chi non si riconosce in un partito - spiega Rosato - e che dà una casa ai tanti amministratori locali delle liste civiche che non sono iscritti al Pd». Nelle prossime ore saranno depositate in Cassazione le firme per la prima proposta di legge popolare, sullo ius culturae. E altre seguiranno. Fuori taccuino si spiega che l’iniziativa renziana è anche un modo per far restare nell’alveo del centrosinistra, facendo politica sui temi di attualità, i molti elettori e simpatizzanti che non si riconoscono nel Pd zingarettiano. Come a dire: quando e se ci saranno le condizioni la En Marche italiana avrà una sua base di partenza.

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