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Bonino e Castellina, 40 anni dopo di nuovo in corsa per il Parlamento…

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ELEZIONI DEL 26 MAGGIO

Bonino e Castellina, 40 anni dopo di nuovo in corsa per il Parlamento europeo

«Siamo davanti allo spettacolo di un Parlamento europeo che assomiglia a una Camera vuota dalla quale non proviene nessuna eco», denunciò nell’estate del 1982 l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. L’aula di Strasburgo, la prima eletta a suffragio universale diretto tre anni prima, era però affollata di personalità di rilievo, da parte italiana e non solo: c’erano segretari di partito, ex e futuri presidenti del Consiglio e poche donne. Due di loro, quarant’anni dopo, sono di nuovo candidate alle elezioni del 26 maggio, uniche superstiti di un gruppo di 81 parlamentari europei eletti in Italia: Emma Bonino correrà con +Europa-Italia in Comune, Luciana Castellina in Grecia nelle liste di Syriza.

Al Quirinale. L'incontro tra il presidente della Repubblica Sandro Pertini e una delegazione di deputati europei eletti in Italia (1982): sulla sinistra si vede Enrico Berlinguer, sulla destra Giorgio Almirante

Il giudizio sferzante del capo dello Stato, pronunciato in un’intervista alla tv francese Tf1, provocò malumori e disappunto tra gli eurodeputati italiani, tanto che qualche mese dopo una loro delegazione venne ricevuta al Quirinale per un chiarimento. Nella Sala degli Arazzi di Lilla, il 7 ottobre 1982, si presentarono in sessanta, guidati da Altiero Spinelli, indipendente eletto nelle liste del Pci e vicepresidente del Parlamento europeo, padre del “Manifesto di Ventotene” e compagno di confino di Pertini sull’isola ponziana. Dalle foto dell’incontro spuntano molti volti noti: schierati a emiciclo, rispettando le posizioni di un’aula parlamentare, si vedono per esempio sulla sinistra il segretario del Pci Enrico Berlinguer e sulla destra (unico in abito chiaro) e il fondatore del Msi Giorgio Almirante. Tra gli eletti c’era anche il leader del Psi, Bettino Craxi, al quale Pertini avrebbe affidato nove mesi più tardi l’incarico di formare il governo, e l’ex segretario della Democrazia cristiana Flaminio Piccoli, insieme al suo predecessore Benigno Zaccagnini.

Questi ultimi tre (Craxi, Piccoli, Zaccagnini), tra l’altro, comparivano nel gruppo di quelli che al tempo si chiamavano gli “astensionisti”: europarlamentari che nei primi due anni di legislatura europea avevano partecipato a non più di due sessioni.

L’alto tasso di figure politiche nazionali di primo piano si spiega con la novità che le elezioni del 10 giugno 1979 rappresentarono: per la prima volta gli elettori degli allora nove Stati membri della Comunità europea poterono scegliere direttamente i loro rappresentanti al Parlamento europeo. Inoltre non era stata ancora introdotta l’incompatibilità tra deputato nazionale e deputato europeo (arriverà solo nel 2004) ed era quindi possibile cumulare i due incarichi. Non fu questa la scelta di Leonardo Sciascia: lo scrittore siciliano, eletto a Roma e a Strasburgo con il Partito radicale (dopo la rottura con il Pci che lo aveva fatto eleggere al consiglio comunale di Palermo insieme a Renato Guttuso), optò per la Camera dei deputati.

Voto diretto. Un manifesto per le elezioni europee del 1979: per la prima volta si votò per eleggere direttamente i membri del Parlamento di Strasburgo

Nel suo discorso, in quella mattina autunnale al Colle, Pertini spiegò che con la frase sul «Parlamento europeo vuoto» non voleva umiliare l’istituzione, semmai esaltarla denunciando la mancanza di poteri che invece doveva avere. Il capo dello Stato passò poi a parlare della necessità di superare i nazionalismi favorendo l’ingresso di Spagna e Portogallo nell’Unione europea. Qualcuno tra gli eurodeputati, però, lo interruppe e lui ribattè: «Non sei d’accordo? Cosa vuoi che ti dica?». La “contestatrice”, come risulta dalla trascrizione del discorso presidenziale, era Luciana Castellina, ex “eretica” del «Manifesto» radiata dal Pci insieme agli altri fondatori del quotidiano ed eletta nel 1979 con il Partito di unità proletaria per il comunismo (verrà confermata nelle tre elezioni successiva e rimarrà in carica fino al 1994). Ne scaturì un siparietto: «Non devi chiacchierare - la rimprovera scherzosamente Pertini -, io ti richiamo all’ordine. Perché devi chiacchierare con Pajetta (il dirigente comunista anche lui tra gli eletti in quel primo parlamento europeo, ndr), scusa? Spostati, vai vicino ad Almirante, così non chiacchieri con Almirante».

Castellina, che ad agosto compirà 90 anni, sarà di nuovo candidata al Parlamento europeo, stavolta però in Grecia con Syriza, il partito di Alexis Tsipras come «personalità di eccellenza della sinistra continentale». Nella sua prima legislatura a Strasburgo era iscritta nel Gruppo tecnico degli indipendenti, la componente che riuniva partiti eterogenei di ispirazione liberale, socialdemocratica e regionalista alla quale aderivano anche i Radicali. Tra i quali Emma Bonino, poco più che trentenne all’epoca dell’esordio nel 1979 e ora, a quarant’anni di distanza, unica superstite del primo gruppo di deputati europei eletti in Italia, insieme alla Castellina, di nuovo ai nastri di partenza per un’altra legislatura (per la Bonino sarebbe la quinta).

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