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RELAZIONE DEL GOVERNO AL PARLAMENTO

Tlc, spazio, aerei, radio militari: ecco dove il governo ha applicato il «golden power»

Pochi interventi, 11 nell’ultimo anno e mezzo, per altro quasi tutti diretti a proteggere le aziende italiane da altri investitori nazionali oppure europei. La relazione annuale sull’attività svolta dal governo in materia di “golden power” - cioè l’esercizio dei poteri speciali sugli assetti societari nei settori strategici - sembra fornire due chiavi di lettura: il più volte paventato “pericolo cinese” non ha ancora raggiunto livelli di guardia oppure la normativa non copre a sufficienza i settori tecnologici più interessati dalle mire di aziende e paesi di altri continenti.
Si potrebbe optare per questa seconda interpretazione considerando che, a distanza di 16 mesi, è ancora ferma la riforma varata con il decreto fiscale del 2017 che per operazioni effettuate con acquirenti extra Ue, ed in caso di un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico, estende l’ambito di applicazione del golden power al settore della cosiddetta «alta intensità tecnologica». Perché questa estensione studiata dal precedente governo divenga operativa manca ancora il provvedimento attuativo. Nonostante le preoccupazioni emerse già da diversi mesi, quando è iniziato il dialogo con Pechino per arrivare alla fine dello scorso marzo alla firma del documento d’intesa sulla Nuova Via della Seta, l’attuale esecutivo finora ha preso tempo.

I dati della relazione del governo

La relazione, trasmessa alle Camere dalla presidenza del Consiglio il 1° aprile, fa il punto sull’attività svolta tra il 1° luglio 2016 e il 31 dicembre 2018. Si mette in evidenza l’incremento delle notifiche inviate al governo dalle società sottoposte agli obblighi della normativa sul golden power del 2012. Rispetto al precedente periodo di monitoraggio (3 ottobre-2014-30 giugno 2016), si è passati da 14 a 50 notifiche nei settori della Difesa e sicurezza nazionale e da 16 a 36 nei comparti energia, trasporti e comunicazioni.
Nel periodo più recente, comunque, solo una delle 86 operazioni notificate ha portato la presidenza del consiglio a esercitare il veto. Si trattava dell’acquisto da parte di Altran Italia (società della francese Altran) delle quote della Next Ast srl attiva nell’information technology in settori sensibili come la sicurezza aeroportuale ed il controllo di porti e basi navali.

Sono 10 invece i decreti della presidenza del consiglio che hanno chiuso l’istruttoria con delle prescrizioni senza tuttavia bloccare tout court l’operazione.
Due diversi procedimenti hanno riguardato la partecipazione dei francesi di Vivendi nella società telefonica Tim spa (di fatto il caso che ha reso noto al grande pubblico lo strumento del “golden power”). Ecco gli altri casi: acquisizione da parte di Space2, di Leonardo Finmeccanica e di In Orbit spa dell’intera partecipazione in Avio spa (sistemi di propulsione spaziale) con successiva fusione Avio-Sapce2 e quotazione;  la concessione da parte di Leonardo di una licenza tecnologica alla società tedesca Rohde; l’accordo di Avio spa e Ge Avio srl nel settore aerospaziale per concedere alla tedesca ArianeGroup una licenza d’uso per know how relativo a turbopompe per motori criogenici; la delibera della società della fibra ottica Retelit sulla nomina dei nuovi amministratori; la cessione agli italiani di Defence Tech della Next (la stessa società di cui nel 2017 era stato bloccato il passaggio ai francesi di Altran).

Solo tre i casi che hanno riguardato investitori extra Ue: il trasferimento della produzione di componenti destinati alle forze armate italiane dagli stabilimenti italiani della Ge Avio srl a quelli americani della medesima società; il trasferimento del ramo d’azienda StarMille (radio militari) di Thales Italia alla malese Sapura Thales Electronics; il passaggio da parte di Piaggio Aero del ramo di azienda aeromobili Evo alla Pac Investment (società registrata in Lussemburgo con la presenza di investitori cinesi).
In totale, come detto, tra veto e prescrizioni le operazioni critiche sono state 11 su 86. In 75 casi invece la presidenza del consiglio ha deciso per il non esercizio, per la procedura semplificata prevista per operazioni infragruppo o ha evidenziato la natura incompleta o irregolare delle notifiche.

Il regolamento per le acquisizioni extra Ue nell’hi tech

Il peso specifico delle operazioni extra Ue sull’utilizzo del “golden power” si è rivelato dunque molto basso. C’è potenzialmente una corsia dedicata per intervenire su questo fronte, ovvero il nuovo regolamento atteso ormai da quasi un anno e mezzo. Nella relazione del governo, questo dossier viene comunque considerato ancora attuale: «È in corso di predisposizione - si legge - il relativo regolamento attuativo diretto ad individuare i settori ad alta intensità tecnologica, nonché la tipologia di atti o operazioni oggetto dell’esercizio dei poteri speciali». Lo schema di regolamento che era stato approntato dal governo Renzi, poi arenatosi nel labirinto dei pareri dei vari ministeri competenti, prevedeva di applicare il golden power ad automazione industriale, robotica, realtà virtuale, nanotecnologie, manifattura avanzata, intelligenza artificiale, microelettronica, sensoristica, industria nucleare, tecnologie che a vario titolo consentono l’accesso a informazioni sensibili. Bisognerà vedere se il governo in carica vorrà procedere lungo questa direzione.

Bloccato anche il Centro di certificazione per le tlc
Ma, se dal quadro generale si passa al settore delle telecomunicazioni, si può dire che il regolamento sugli investimenti extra Ue non è l’unico provvedimento ancora bloccato. Infatti non è ancora operativo il Cvcn, il centro di valutazione e certificazione nazionale che presso il ministero dello Sviluppo economico dovrà garantire l’affidabilità in termini di cybersecurity di tutti gli apparati Ict che viaggiano sulle reti italiane. Il collegamento con il “golden power” è solo indiretto, ma comunque evidente. Proprio l’attività del Cvcn sarà necessaria per stabilire se determinate apparecchiature per la rete 5G presentano criticità tali da richiedere l’esercizio dei poteri speciali del governo. Va ricordato che, proprio per rispondere ai timori connessi all’impiego di tecnologie cinesi per obiettivi di spionaggio industriale, preoccupazioni espresse in primo luogo dagli Stati Uniti, il governo con una norma ad hoc inserita nel decreto Brexit ha esteso l’ambito di applicazione del “golden power” anche all’acquisto di materiali e servizi relativi alla tecnologia 5G.
Il Cvcn, la cui istituzione è prevista da un decreto ministeriale firmato a febbraio dal ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio, sarà operativo solo dopo la pubblicazione di un ulteriore decreto, stavolta a firma del direttore dell’Iscti (Istituto superiore della comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione) che deve definirne i dettagli tecnici. Il testo però non è stato ancora pubblicato. Stando a quanto trapela, occorrerà prima uno stanziamento di un paio di milioni di euro per garantire il funzionamento del nuovo Centro e solo dopo arriverà il decreto.

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