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Privatizzazioni e tagli: incognite da almeno 12 miliardi per la prossima…

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CONTI PUBBLICI

Privatizzazioni e tagli: incognite da almeno 12 miliardi per la prossima manovra

Almeno 5-6 miliardi nel 2020 da recuperare con la spending review e il taglio delle tax expenditures. E altri 5,5 miliardi da incassare dalle privatizzazioni con l’obiettivo di favorire la riduzione del debito. Nel 2021, poi, anche la lotta all’evasione dovrà un contributo maggiore.

Sono obiettivi minimi (12 miliardi il prossimo anno) quelli che sono sui tavoli dei tecnici del Governo, e in parte già scritti nel Def varato nei giorni scorsi, in vista dell’avvio dei lavori preparatori per la composizione della prossima manovra autunnale che partirebbe da non meno di 25-30 miliardi. Ma la strada per centrarli è tutta in salita.

Anche perché nello stesso Def si certificano le difficoltà incontrate nella realizzazione dell’ultima revisione della spesa targata Gentiloni, dal valore di un miliardo a carico dei ministeri, mentre la potatura della giungla degli sconti fiscali è rimasta negli anni sistematicamente sulla carta. Una destino peraltro comune, quanto meno in parte, con quello delle privatizzazioni. E a soffermarsi sulle difficoltà del Governo a recuperare risorse con questi strumenti è lo stesso Ufficio parlamentare di Bilancio nell’ultima audizione alla camera su Def.

Il nodo spending review
Nella relazione sul monitoraggio degli obiettivi della revisione della spesa per il 2018 allegata al Def si fa notare che, come si sottolinea un dossier del servizio studi del Senato, in alcuni casi «sono emersi rischi per il completo conseguimento dell’obiettivo di risparmio, a fronte dei quali le amministrazioni hanno raramente proposto interventi correttivi». Guardando all’intenzione di far ripartire il prossimo anno la spending review l’Upb, nell’audizione sul Def afferma che, tenendo conto dell’andamento delle uscite primarie registrato dal 2010 in avanti in termini nominali e reali (la spesa primaria è aumentata complessivamente di 50,4 miliardi in termini nominali, mentre si è ridotta di 14,7 miliardi in termini reali), «il ricorso a risparmi di spesa può risultare complesso per vari fattori». Anzitutto perché nel pubblico impego misure di contenimento della spesa, come ad esempio nuovi blocchi del turn over, si scontrerebbero con il già avvenuto calo della dotazione di personale e con l’invecchiamento degli addetti, con le inevitabili conseguenze sull’efficienza complessiva dell’organizzazione e sull’utilizzo dell’innovazione tecnologica, «a meno di riforme sul funzionamento della Pa che tuttavia richiedono molto tempo per dispiegare i loro effetti». L’Upb individua poi il rischio che eventuali ulteriori tagli delle spesa sanitaria possano incidere sulla qualità dei servizi offerti oppure sul perimetro del coinvolgimento pubblico in questo settore.

Potatura degli sconti fiscali da calibrare
Annunciato quasi sistematicamente negli ultimi 5-6 anni, il riordino delle cosiddette tax expenditures è sempre rimasto al palo. E l’Upb mostra più di una perplessità anche sul nuovo progetto. A parere dell’Ufficio parlamentare di bilancio la loro eliminazione dovrebbe essere preceduta non solo dalla quantificazione dell’impatto finanziario complessivo e dei beneficiari coinvolti, «ma soprattutto da un’analisi ex-post degli effetti redistributivi che l’eliminazione di ciascuna agevolazione determinerebbe». Inoltre, alcune agevolazioni fiscali che coprono più anni (ad esempio, quelle sulle ristrutturazioni edilizie), anche nel caso di una loro cancellazione continuerebbero a determinare perdite di gettito negli anni futuri e non sarebbero perciò immediatamente disponibili come copertura per altre misure.

Obiettivi da lotta all’evasione troppo ambiziosi
Per ridurre il deficit il Def prevede un contributo in aggiuntivo in termini di maggiori entrate prevalentemente dalla lotta all’evasione pari 0,1 punti di Pil nel 2021 e a 0,4 punti di Pil nel 2022. Complessivamente, secondo l’Upb, «l’entità delle maggiori entrate attese dal contrasto dell’evasione nel 2022 sembrerebbe piuttosto ambiziosa a confronto con gli attuali risultati raggiunti dall’Agenzia delle entrate».

Privatizzaz0ioni con il punto interrogativo
Nel Def viene confermata l’ipotesi di incassi da privatizzazione per un punto percentuale di Pil nel 2019 e a 0,3 punti nel 2020, pari rispettivamente a circa 18 e 5,5 miliardi. L’Upb ricorda che l’unico anno nel quale i risultati coincidono con le aspettative è il 2015 (dismissioni attuate per 6,6 miliardi). Negli anni antecedenti il 2015 solo in tre occasioni si sono registrate dismissioni di importo superiore a 10 miliardi (1997, 1999 e 2003), mentre in quelli successivi al 2015 i risultati ottenuti sono stati largamente inferiori alle attese.

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