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LETTERA DI MASSIMO SCURA

Calabria, l’ex commissario alla Sanità scrive a Conte: «Decreto tutto sbagliato»

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«Il decreto Sanità per la Calabria? È tutto sbagliato, a cominciare dalle premesse». Massimo Scura, ex commissario ad acta al piano di rientro della sanità calabrese, smonta pezzo per pezzo il provvedimento approvato nel corso del consiglio dei ministri che si è svolto giovedì scorso a Reggio Calabria. Nelle intenzioni dichiarate del governo, misure urgenti «per assicurare il diritto alla salute dei cittadini calabresi». Un tentativo di riscatto di «una terra sovente dimenticata».

Scura scrive a Conte, «Il decreto è da ritirare»
Ma secondo Scura, l'ingegnere nominato commissario della sanità calabrese nel 2015 dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha gestito - tra addebiti e contestazioni da parte della Regione - fino a dicembre scorso il piano di rientro dal disavanzo, il decreto si basa su dati e affermazioni diverse dalla realtà. «Un provvedimento che andrebbe quindi ritirato», afferma. E lo mette per iscritto in una comunicazione indirizzata al premier Giuseppe Conte. Contestando già nell'incipit dichiarazioni e numeri. In particolare quelli sul disavanzo di gestione, ovvero 168 milioni di euro, e quelli sui Livelli essenziali di assistenza, fermi a 136, contro una sufficienza di 160 punti.

I numeri (veri) della sanità secondo l'ex commissario
Sono numeri ai quali si fa riferimento nella premessa del decreto: “Accertata la persistenza delle condizioni di disavanzo del settore sanitario, del raggiungimento del punteggio minimo previsto dalla griglia dei livelli essenziali di assistenza, nonché di rilevanti criticità connesse alla gestione amministrativa…” si legge nel documento. Scura dichiara che si tratta di cifre sbagliate. «Ho già contestato i dati sui Lea diffusi dalla ministra – scrive nella sua lettera - I livelli essenziali di assistenza della Calabria sono arrivati a 153,45 punti nel 2016, hanno raggiunto la sufficienza, 160, nel 2017, e circa 170 punti nel 2018. Semplicemente il flusso dei dati 2016 e 2017 non è stato inviato in modo completo dalla regione sui corretti canali, ma i servizi sono stati offerti ai cittadini, ed è la cosa più importante. Tutto è stato sempre documentato in forma cartacea, comunque ufficiale per Siveas (Sistema nazionale di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria, ndr) ai ministeri affiancanti. Che dunque conoscono perfettamente la realtà, ma tacciono colpevolmente». Un'accusa non da poco per il ministero della Sanità e il Mef.

Approfondimenti sulle risultanze contabili
L'ex commissario insiste sui numeri del disavanzo, a partire da quelli sulla mobilità sanitaria: «È stato verificato, solo ora per verità, che nel 2016 e 2017 le altre regioni hanno addebitato alla Calabria decine di milioni di euro per prestazioni non offerte a calabresi». Una situazione di cui ritiene responsabile la regione che, dal canto sua rimanda le accuse al mittente, dichiarando di aver provveduto ad approfondimenti e chiarimenti sulle risultanze contabili.

Dubbi sui superpoteri del commissario
«Sono stati anche effettuati investimenti urgenti, in conto esercizio, per oltre 20 milioni di euro, che andrebbero sottoposti a procedura di ammortamento», continua Scura a proposito dei dati sul disavanzo. E rispetto ai superpoteri assegnati dal decreto al commissario, che ora potrà nominare i direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere, esautorando il potere della Regione, aggiunge: «Come pensate di applicare il dettato dell'art.2 del decretone? “Il Commissario ad acta ogni sei mesi, è tenuto ad effettuare una verifica straordinaria sull'attività dei direttori generali. Il Commissario ad acta, nel caso di una valutazione negativa provvede a dichiararne la decadenza dall'incarico, nonché a risolverne il relativo contratto”. Non conosco nessuno in Calabria, neppure nella nuova struttura commissariale, che abbia maturato competenze per la valutazione dei direttori generali (oggi commissari). Occorrerebbe innanzitutto individuare obiettivi condivisi tra commissario e vertici aziendali, indicatori di valutazione, misurazione delle performance».

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«Direttori generali incentivati come mercenari»
E insiste Scura, sulla complessità delle procedure: «Il sottoscritto, valutatore secondo il modello europeo Efqm, “European Foundation for Quality Management, tra l'altro dell'Asp di Trento (2009 e 2013), dell'Ismett di Palermo (2011) e di altre aziende pubbliche e private, anche non sanitarie, ha impiegato sei mesi, per predisporre e far firmare ai direttori generali calabresi il piano degli obiettivi 2018. E supponiamo che subentri un nuovo direttore generale, come può essere a sua volta valutato dopo sei mesi, tempo che gli occorre sì e no per capire dove è finito? Siete proprio convinti di trovare direttori generali in grado di venire in Calabria? Qui i problemi sono prima di tutto di natura etica, poi culturale e solo dopo organizzativi. Incentivarli economicamente significa trasformarli in mercenari». Il riferimento è alle indennità superiori previste dal decreto: 50mila euro + 20mila per le spese, caricati sul capitolo della sanità del bilancio della regione.

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